Adélia Prado
Poesie

 
a cura di Giampietro Stocco
 

Alcune poesie dal libro


Siesta

Il poeta ha un cappello,
una cintura di cuoio,
una camicia di maglia.
Il poeta è un uomo comune.
Ma, quando dice:
la sera non poteva far musica
con “i mandolini e le loro dolci natiche”,
io mi prostro invocando:
spiegami, o decifratore, il mistero della vita,
amami, uomo non comune.
A ovest di Minas c’è un canneto,
dove le foglie si sfiorano ruvide,
ruvide le foglie della canna da zucchero si sfiorano.
Come aghi che battono su un vetro liscio,
il pigolio delle rondini dentro la chiesa deserta.
I gorgheggi e le foglie tagliano,
tra le canne è dolce, dolce e fresco,
tra i banchi della chiesa.
Riposo là e qui,
un potere in cerchi mi dilata,
danzo nella mano di Dio.
Nell’ora dell’incantamento,
il rovescio del verso dà la sua luce:
“i mandolini e le loro dolci natiche”,
un mistero santissimo e intelligibile.

 

Orfana alla finestra

Ho nostalgia di Dio,
una nostalgia tanto profonda che m’inaridisce.
Sono come paglia e niente mi conforta.
L’amore oggi è molto povero, ha l’influenza,
il mio alito non è adatto ai salotti.
Resto in casa aspettando Dio,
tormentandomi le unghie, tirando su col naso piagnucoloso,
desiderando un suo poster, nella mia camera,
godendo come un tempo
della parola crepuscolo.
Che il mondo è esilio lo so da tutta la vita.
Quando il sole va via, va alla casa di Dio,
alla casa dov’è mio padre.

 

Colloquio

Un uomo qualunque mi domandò:
che cosa pensi del sesso?
Una delle meraviglie della creazione, risposi.
Restò disorientato, poiché confonde le cose
e s’aspettava che io dicessi maledizione,
solo perché prima gli avevo confidato: il destino dell’uomo è la santità.
La donna che mi domandò piena d’odio:
lei si depila là in basso? lo domandò sorridendo,
pensando che così mi poteva meglio assassinare.
Magnifici sono il calice e la verga che contiene,
peloso o no.
Santo, santo, santo è l’amore, poiché viene da Dio,
non poiché uso guanto o rasoio.
Che cosa può contro di lui l’escremento?
Anche la rosa, che cosa può in suo favore?
Se “copre la moltitudine dei peccati ed è benigno,
come la morte duro, come l’inferno tenace”,
riposa nel tuo amore, che starai bene.

 

Pianto a cappella

Il potere che io vorrei è di dominare la mia paura.
Per questo grande dono darei in cambio il mio verso, il mio dito,
i miei anelli e la mia collana.
Solo il mio collo non metterei sotto la scure,
poiché la vita non è mia.
Con un braccio solo, una gamba sola,
o senza nessuno dei due, vivo e canto.
Ma con tutti gli arti e la paura, piango tanto
che temo di dare scandalo ai miei fratelli.
Ma vado e vengo,
“i lupi tristi” a modo loro lodano.
Sono nata bovino, il mio grido
era solo per montare, partorire, saziare la fame,
i giubili feroci.
Le vacche vecchie hanno gli occhi tristi?
Tristezza è il nome del castigo di Dio
e diventare santo è trattenere l’allegria.
Questo io voglio.

 

La poesia, la salvezza e la vita

Il signor Raul porta calzoni azzurro pavone
e attraversa la strada di mattina
per farsi una risata con il vicino.
È un buon negro.
L’azzurro dei calzoni del signor Raul
sembra dipinto da un pittore;
è più un colore che un paio di calzoni.
Io penso:
i calzoni azzurri del signor Raul
che c’entrano con il momento
in cui Pilato decide l’iscrizione
JESUS NAZARENUS REX JUDEORUM?
Non lo so,
ma so che esiste un granello di salvezza
nascosto nelle cose di questo mondo.
Altrimenti come spiegare:
il volto di Gesù ha macchie viola,
luccica il fermaglio di bronzo
che assicura i mantelli sulle spalle dei soldati romani.
Il fulmine fende il cielo: giallo-azzurro profondo.
I volti diventano pallidi, colore della terra,
colore del sangue calpestato.
Di che colore erano gli occhi del centurione convertito?
I calzoni azzurri del signor Raul,
per me,
fanno parte della Bibbia.

 

La poesia, la salvezza e la vita II

Io vivo sotto un potere
che a volte è nel sogno,
nel suono di certe parole riunite,
in cose che dentro di me
rifulgono come oro:
la bacinella di latta dove mio padre
faceva la schiuma con il pennello da barba.
Di tutto una veste tesso e mi copro.
Ma, se dimentico la pazienza,
mi sfuggono il cielo
e la margherita campestre.

 

Fraternità

Un giorno,
un prete che faceva miracoli
ha dato la sua benedizione al popolo:
donne con cerchietti d’oro alle orecchie,
uomini con la camicia rosa,
un bambino ben curato e con il completino.
Rametti di finocchio, ruta, basilico,
odoravano insieme con il popolo stretto nel patio.
Tutto ottico, olfattivo, escatologico.
La pazienza di Dio s’è seduta a gambe incrociate
sulla piattabanda della chiesa. Con una mano fumava,
con l’altra stringeva il ginocchio,
strizzando l’occhio in codice a Murilo Mendes
che si rotolava dal ridere.

 

Orazione

Horizontina è grassa
ma i suoi genitori l’amano di tutto cuore,
loro che comprano solo libri didattici:
“hai già bevuto il tuo latte, mia cara?”
A che serve pagare la decima della menta e della ruta,
se il mio cuore non s’apre?
Ho visto un uomo che ha molto sofferto diventare felice
[all’improvviso
e tirare una boccata di fumo,
come se vedesse nel cielo le trombe della parusia,
lui che nulla sa dei mistici:
“non chi dice Signore, Signore,
entrerà nel Regno”.
Io Ti chiedo perdono
per aver amato male.

 

La carne semplice

Sul letto ampio e fresco
un desiderio di disperazione nel mio corpo.
Ululo tra due macine.
Ululo per che cosa?
La mano di Dio che mi macina e mi abbandona nella tenebra.
Nella bocca di argilla, argilla.
Quando ero giovane
chiedevo croce e ladroni per adornare i miei fianchi.
Dio era fuori di me.
Oggi chiedo all’uomo sdraiato accanto a me:
lascia che mi accosti a te
per vedere se dormo
.

 

L’Antico e il Nuovo Testamento

Le figlie del signor João Lobo
sono state uccise da un fulmine tutte e due.
Scilaft! fece cadendo dal cielo,
rischiarando e spaventando me e mia madre
nonché mio nonno sul piazzale.
È successo qualcosa, ha detto.
Solo allora la rabbia di Dio è esplosa:
Signor mio Gesù Cristo Dio e uomo
vero, il mio intestino si scioglie,
mi pento di averti offeso, il mio
cuore viene meno, mi pento anche
di aver perso il cielo e meritato l’inferno.
Rosa è morta mentre cuciva,
Maria con un panno bianco intorno al collo,
il pettine fine nella mano.
Oggi c’è il parafulmini a Vila Belo-Horizonte
e questa è la preghiera che faccio, quando la scintilla naviga
azzurrando il filo spinato:
lodato tu sia, mio Signore, per il fragore e la luce,
benedetto ciò che viene dalla Tua mano, morte o vita.
Mi sorprende più il Tuo amore che la forza della tempesta.
Gli elementi Ti lodino nella furia o nella calma.
Possa io dire sì alla tua chiamata,
venga la Tua voce dal tuono
o da dentro i fiori del prato.

 

Gregoriano

Che cosa c’è di più sensuale?
I monaci nel canto fermo.
Mi schiudo come solo può farlo
un fiore spalancato,
si desta il fiore rosa
contro il malinconico e il cinereo.
“Un giorno vedremo Dio con la nostra carne”.
Non è lo spirito che sa,
è proprio il corpo
l’orecchio,
il canale lacrimale,
il petto che impara:
respirare è difficile.


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