A proposito di antica viabilità genovese
 
di Corinna Praga


Presentazione

“Il fascino della strada” ha scritto Tiziano Mannoni “è probabilmente dovuto, in prima istanza, alla curiosità che l’uomo ha, come ogni altro essere vivente, di conoscere l’ambiente in cui vive e si muove”; si può aggiungere, alla spinta ad andare oltre, sempre più lontano.
La forza, per così dire, di persuasione che l’immagine della strada esercita è anche dimostrata dal grande valore simbolico che le è sempre stato attribuito, dalle numerosissime metafore che l’utilizzano. La ricognizione, sui libri e sul campo, che Corinna Praga ha da tempo avviato, i cui frutti vengono qui pubblicati, non risponde soltanto al richiamo di questi valori e di questi significati. La strada è stato il primo strumento per conoscere il territorio, almeno fino a quando la sopraffazione tecnologica sul lavoro artigianale non ha prodotto strade che attraversano il territorio senza adeguarsi, con il rispetto dovuto, alle sue caratteristiche.
Lo studio della viabilità storica consente di conoscere nel loro processo dinamico storia e cultura ad ampio raggio. Perché lungo le strade sono sorti insediamenti religiosi, civili, commerciali, sono nate leggende, sono transitate notizie, culture, passioni. Lungo le strade si sono mossi popoli non solo per farsi guerra, ma anche pacificamente per scambiarsi merci, conoscenze, modi di vita.
Con molteplici motivazioni negli ultimi anni si è sviluppato un interesse vivace per i grandi itinerari medievali, il cammino di Santiago, la Via Francigena, indubbiamente interesse culturale, suscitato e sostenuto da progetti di collaborazione europei, che anche l’industria turistica si è affrettata ad utilizzare.
Non temendo l’accusa di minimalisti, noi di Italia nostra abbiamo sempre prestato molta attenzione anche alla viabilità minore, secondaria, che ha tracciato nei secoli, anzi nei millenni, una ragnatela di percorsi all’interno delle grandi direttrici. Corinna Praga in precedenti studi ha puntualmente descritto le pittoresche strade, le salite che dal porto di Genova risalgono verso le alture, e i percorsi che raggiungono piccoli nuclei storici, dimenticate borgate. Questo studio è più impegnativo, perché nell’area delimitata dai possibili e probabili percorsi romani ha cercato, valutato, discusso i documenti e i monumenti, le reliquie di quei tracciati di collegamento dal litorale all’entroterra, da vallata a vallata, da insediamento a insediamento, guidata dai dati oggettivi, dalla logica che emerge da certe ipotesi e le rende plausibili, dal confronto dei risultati delle più recenti e attendibili ricerche specialistiche.
Tracce sbiadite, un toponimo, o un’edicola sbrecciata, una fontanella, un abbeveratoio,; percorsi in alcuni casi cancellati, altre volte trascurati e dimenticati non più rispondenti a nuove esigenze, oppure trasformati, ingranditi, adeguati a nuovi mezzi di trasporto.
Non più dunque un invito a percorrere piccole, tranquille, stradine urbane, per brevi passeggiate, ma l’impegno a ricostruire la mappa della grande viabilità dei secoli passati, nella convinzione che la storia delle strade riveli la grande storia degli uomini che le hanno costruite, riveli le loro capacità tecniche, i loro interessi culturali e commerciali, le loro ambizioni politiche. Non detto esplicitamente, ma sotteso a tutto il lavoro, la speranza che le nuove “infrastrutture” non stravolgano il territorio, non mortifichino le reliquie del passato, ma facciano tesoro di informazioni e di insegnamenti che ci vengono da lontano.

Franca Guelfi
Italia Nostra


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