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Curarsi con l'Ayurveda
Conoscenza pratica per il benessere
di Swami Joythimayananda

International college of Ayurveda
Prefazione
L’Ayurveda, il sistema di medicina
indiano, fa parte della mia vita fin dall’infanzia. Negli ultimi anni la mia
attenzione è stata attirata in particolare dalle tematiche del mantenimento del
benessere.
L’Ayurveda offre una visione completa dell’Esistenza e dei suoi molteplici
aspetti. L’Uomo, il Mondo, il Creato sono considerati universi a sé stanti che
s’intersecano mutualmente e ciascuno di essi contiene in sé gli aspetti del
Tutto. L’individuo rispecchia l’universo intero.
Lo stile di vita quotidiano, l’adattamento ai cambiamenti stagionali, la dieta e
i contatti naturali sono molto importanti. Ora viviamo in un’era dalla “mente
ecologica” e l’uomo deve proteggere e conservare la migliore qualità di sé e del
suo ambiente.
Il mondo d’oggi è caratterizzato dalla corsa al consumismo. La maggiore
richiesta di beni di consumo (alimenti, servizi, oggetti) è soddisfatta
attraverso l’utilizzazione di sostanze chimiche e sintetiche che interrompono il
flusso naturale della Vita. L’inquinamento dell’ambiente che ci circonda provoca
inevitabilmente uno squilibrio nei processi vitali e quindi una disarmonia che
si riflette inevitabilmente anche nello stato psicofisico dell’uomo.
Il malessere generale che ci circonda è un campanello d’allarme. L’uomo deve
imparare a ritrovare il piacere vivendo naturalmente, in contatto con la buona
qualità dei beni naturali e spirituali.
L’Ayurveda ci insegna a mantenere l’equilibrio fra l’uomo e l’universo. L’uso
dei cinque sensi è fondamentale per mantenere l’equilibrio vitale. È importante
usare i sensi per pensare, comprendere e vivere in maniera armoniosa. L’uso
errato, l’abuso e il non-uso dei sensi a poco a poco fa perdere all’uomo il
proprio equilibrio. La rottura di quest’equilibrio comporta una reazione a
catena che si ripercuote sull’intero equilibrio universale.
Lo scopo reale della vita non è la mera esistenza, ma il raggiungimento di
qualcosa di più alto, un obiettivo che dovrebbe dare un senso a tutte le nostre
azioni quotidiane. L’Ayurveda ci aiuta a scoprire la nostra natura e il nostro
ambiente e a mantenere l’equilibrio tra noi e l’universo. Ci fornisce la
conoscenza adatta su come vivere in modo naturale e ci descrive come usare le
disponibilità energetiche che abbiamo intorno come la luce del sole, l’aria,
l’acqua, i minerali, i vegetali, gli animali e soprattutto il potere
dell’umanità per stabilire una vita in armonia.
Una visione
L’Ayurveda è una scienza olistica; si basa, in altre parole, sui principi
che studiano l’uomo in quanto totalità organizzata e non come semplice somma di
parti. La visione ayurvedica è onnicomprensiva poiché, allo stesso tempo,
considera l’essere umano nella sua dimensione fisica, psichica e spirituale.
L’universo (macrocosmo) e l’uomo (microcosmo) funzionano secondo gli stessi
principi.
Movimento, nutrizione e riposo sono i tre aspetti basilari della vita. Si tratta
di prendere in considerazione questi tre stadi del ciclo naturale per riportare
l’equilibrio in ciascuno di loro e nella reciproca integrazione. Attraverso le
successive fasi della purificazione, del rilassamento e della
fortificazione l’uomo può arrivare alla “cura totale” (fisica, psichica,
spirituale). Obiettivo principale deve essere la cura dell’anima, poiché essa
sostiene tutto: curando l’anima si possono curare anche gli altri livelli. Ecco
perché, secondo l’Ayurveda, per raggiungere il benessere totale l’uomo deve
essere disposto ad una totale trasformazione, ad un cambiamento radicale delle
proprie abitudini.
Concetto chiave per il raggiungimento del benessere è l’esigenza di abbandonare
le preoccupazioni inutili. Il solo sognare non porta a niente, per
raggiungere il benessere si deve agire! La preoccupazione può essere invece
utile quando la consideriamo un campanello d’allarme che ci spinge a occuparci
in anticipo dell’equilibrio generale del nostro essere per prevenire la
malattia.
L’approccio dell’Ayurveda verso il mondo, l’individuo, la famiglia, può essere
spirituale, filosofico o scientifico. Se vogliamo capire e
curare l’individuo, dobbiamo sviluppare una visione globale: com’è nato
l’universo, allo stesso modo è nato l’uomo; come finisce l’universo, così
finisce l’uomo. L’universo si espande con un’armonia perfetta, così anche l’uomo
è organizzato secondo un’intelligenza perfetta, ma questa può funzionare in modo
errato, e da quest’errore nascono la malattia dell’universo e quella dell’uomo.
Come l’uomo tende ad elevarsi alla sua dimensione spirituale, così anche
l’universo tende a ritornare alla sua origine.
La visione spirituale
A livello spirituale possiamo trasformare la personalità in
impersonalità, ovvero possiamo far sì che l’individualità ritorni ad essere uno
col tutto da cui proviene.
Ogni individuo ha la propria personalità, che è definita dall’esperienza
accumulata nel corso delle sue vite. L’esperienza è “registrata” nella memoria
individuale (Karma / DNA). Ogni personalità contiene – come tutto ciò che esiste
– aspetti positivi e negativi. Dalla personalità ha origine il carattere. Dal
carattere deriva il comportamento di ciascun uomo, il suo modo di agire e la sua
attitudine verso la Vita. Col tempo il comportamento diventa abitudine. Le
abitudini dominano l’uomo rendendolo schiavo di sé stesso.
La malattia è una componente della personalità. Ogni personalità porta in sé la
potenzialità di determinate malattie. Per questo motivo una determinata
personalità può essere predisposta a soffrire di disturbi cardiaci, mentre
un’altra sarà più suscettibile verso i disturbi renali, e così via. Di
conseguenza, per guarire totalmente dalla malattia bisogna agire direttamente
sulla personalità. Come? Cominciando a cambiare le abitudini, si arriva a poco a
poco a modificare il comportamento, che a sua volta influenzerà il carattere,
sino a cambiare la personalità intera.
La spiritualità è la via per arrivare a cambiare radicalmente. Attraverso la
pratica interiore ritorniamo alla nostra pura origine, in quel centro silenzioso
che rappresenta la nostra vera casa, dove non esiste alcuna malattia. Nel
momento in cui ci tuffiamo per immergerci in questo nostro centro silenzioso,
tutte le malattie spariscono. Bisogna dunque decidersi a fare il tuffo, senza
preoccuparsi!
La visione filosofica
Come l’onda ritorna al mare, così destino e dovere dell’uomo è ritornare
a quell’Assoluto da cui proviene.
Ma l’onda è sempre mare, come l’uomo è sempre Assoluto. La separazione è
un’illusione.
L’anima universale (Purusha o Brahma) è paragonabile al mare;
l’anima individuale (Jivan, letteralmente “che vive la vita”) ad un’onda.
L’onda si stacca dalla massa d’acqua per un certo tempo per poi rifondersi in
essa, spontaneamente e senza interruzione. Allo stesso modo, l’anima individuale
si stacca per un certo tempo dall’anima universale per poi tornare ad unirvisi.
L’illusione nasce quando l’onda, ovvero l’uomo, staccandosi dal tutto a cui
appartiene crede di essere un’individualità, autonoma e indipendente dal suo
“tutto”. Questo è l’ego.
Ci illudiamo quando pensiamo alla vita come a un qualcosa di “limitato”. In
realtà la vita dev’essere considerata un aspetto della Totalità e come tale va
vissuta fino in fondo, in ogni attimo. È un’illusione, ma quando ne siamo
coscienti, è un’illusione bellissima, che vale la pena vivere. Quando mi sento
parte di questa meravigliosa vita eterna, voglio vivere eternamente.
L’Ayurveda spiega l’origine del Creato attraverso il concetto di “ciclo”: tutto
ciò che esiste segue un ciclo di nascita, crescita, massima
espansione, declino e dissolvimento. La vita nacque nel
momento in cui ebbe origine il ciclo. Infatti, l’Assoluto, trovandosi all’apice
della sua potenzialità e totalità, cominciò “naturalmente” a “discendere” dando
vita al (ed al contempo entrando nel) flusso caratterizzato dal concetto di
dualismo. Il Bene assoluto, dallo stato di totale purezza in cui si trovava,
decadde ad un livello più basso e scindendosi creò il suo opposto.
“Cadendo”, l’Assoluto, da uno che era, cominciò a dividersi creando la
molteplicità. L’anima universale si suddivise così in più anime individuali.
Jivan, l’anima individuale, è dunque una parte dell’anima cosmica. L’anima
sostiene l’intera persona (nel suo insieme di intelligenza, emozioni, energia e
corpo), come lo spazio sostiene l’intero universo. Entrambi sono invisibili, ma
alla base di tutto.
Ogni anima personale (Jivan) procede nella sua vita con la sua memoria (Karma).
Liberandosi da questa memoria, l’anima-Jivan percepisce la sua purezza.
Per liberare il Karma si deve ri-unire il molteplice.
Tre sono le possibili vie da percorrere per tornare:
I) seguire il flusso naturale, cioè il proprio Karma;
II) risalire la “scala” del flusso, seguendo il proprio dovere (Dharma);
III) seguire la via della spiritualità: è la via più breve perché
ci permette di “bruciare” il destino.
Dalla pace nasce la liberazione, che ci fa superare l’ego: così acquistiamo la
saggezza, che ferma il flusso dell’azione. Arrivati a questo livello, sorge
spontaneamente il Silenzio Assoluto: ecco che l’anima personale Jivan si
riconosce come Purusha nella sua casa-origine.
La visione come scienza
La visione scientifica comprende cinque fasi: ascoltare, comprendere,
percepire, concepire e realizzare. Queste fasi si basano su dei principi, delle
regole.
Scienza significa conoscenza. La conoscenza implica una disciplina, un
ordine logico e metodico. Poiché s’appoggia su un sistema complesso e
logicamente ordinato, l’Ayurveda, oltre ad essere una forma di pensiero ed un
modo di vita, è altresì una scienza a tutti gli effetti.
La scienza ayurvedica procede per sintesi, sostiene in altre parole che
l’armonia e la salute dell’uomo saranno raggiungibili soltanto mediante
l’unificazione delle diversità. L’Ayurveda segue dunque il procedimento opposto
a quello della scienza moderna, il cui metodo è quello di dividere l’unità in
parti sempre più piccole. Entrambe, in ogni modo, s’espandono verso l’infinito.
Secondo i principi dell’Ayurveda, la vita dell’uomo è riconducibile a tre
aspetti fondamentali: il movimento (Vata), il nutrimento (Pita) ed
il riposo (Kapa). Dall’equilibrio di questi aspetti dipende la salute.
Gli antichi testi ayurvedici parlano di innumerevoli patologie e terapie,
indicano numerosissime erbe, descrivono le proprietà delle sostanze e gli usi
dei medicamenti. La sapienza dell’Ayurveda è dedicata ad offrire all’individuo
le indicazioni per un corretto regime di vita, affinché si mantenga in buona
salute e sia in grado di prevenire le malattie. Il metodo di cura dell’Ayurveda
si basa sullo studio in profondità della persona e del suo ambiente, sulla
conoscenza delle proprietà delle sostanze e del corretto modo di usarle:
attraverso accurata analisi l’Ayurveda arriva a prescrivere a ciascuno la sua
cura specifica.
Perciò, diciamo che Ayurveda è una disciplina “olistica”, che si prende cura
dell’uomo nella sua globalità. Qui sta la grossa differenza con la scienza
medica occidentale che, per urgenza di praticità, è mirata ad intervenire
terapeuticamente quasi esclusivamente sulla singola porzione di corpo malata,
come se si trattasse della “riparazione” di una macchina e non della “cura”
(globale) di una persona.
L’Ayurveda è tesa a curare la causa della malattia, non soltanto il suo effetto.
È necessario capire il meccanismo su cui si basa il processo
vitale, per poter poi adeguatamente mantenere o ristabilire l’armonia e la
salute.
Migliaia d’anni fa l’Ayurveda ha spiegato in una maniera facilmente
comprensibile il principio di relatività, formulato in Occidente da Albert
Einstein millenni più tardi. Lo ha fatto in termini di Vata, Pita, Kapa: le tre
parti che compongono Tri Dosha, l’energia.
Vata = movimento = velocità
Pita = energia = calore
Kapa = struttura = coesione
V+P = K (Kapa)
V+K = P (Pita)
P+K = V (Vata)
Pita, l’energia, procede attraverso Vata –
il movimento – e comincia a strutturarsi tramite la presenza di Kapa. Così Vata
origina Pita, e Pita crea Kapa: dalla forma sottile nasce la struttura.
La struttura fisica di un individuo è determinata da un costante e continuo
processo a catena basato su nove fasi: dal Prana (l’energia originaria),
che rappresenta lo stato di purezza, si sviluppano i tessuti (Dhatu). I
primi tessuti in cui si trasforma il Prana sono i Rasa Dhatu: i tessuti
liquidi, che rappresentano il 70% circa dell’organismo umano.
Dai tessuti liquidi (Rasa Dhatu) nascono quelli sanguigni o Rakta
Dhatu, che a loro volta si trasformano nei tessuti muscolari (Mamsa Dhatu),
che danno vita ai tessuti grassi (Meda Dhatu), i quali poi passano nei
tessuti ossei (Ashti Dhatu). Agli ultimi due stadi di questa
trasformazione troviamo i tessuti nervosi, Majja Dhatu, e infine i
tessuti riproduttivi o Shukra Dhatu.
A questo punto della catena troviamo l’individuo che può scegliere tra tre
possibilità per canalizzare l’energia contenuta nel tessuto Shukra:
I) utilizzare la sostanza riproduttiva per creare un altro essere umano;
II) lasciare che il Shukra Dhatu prosegua naturalmente il suo corso a
ritroso sino a riunirsi al Prana;
III) prendere una “scorciatoia” e arrivare a trascendere il processo
biologico, trasformandosi in energie sempre più sottili (Ojas e Tejas) fino a
riunirsi al Prana.
Non c’è una via privilegiata, poiché tutte conducono alla fine al Prana
originario. Tutte e tre le strade sono dunque degne d’essere apprezzate.
Il concetto di malattia nasce nel momento stesso in cui comincia il flusso della
vita, in altre parole quando l’anima universale decadendo crea l’anima
individuale. La malattia non è dunque da sconfiggere come una condizione
negativa, ma è da comprendere per cogliere il messaggio che essa contiene, e che
ricorda all’anima che deve ritornare alla sua origine, dove non esiste né
malattia, né sofferenza.
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