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Call center
Gli schiavi
elettronici della new economy
di Claudio Cugusi
Capitolo 1
Storia e cronaca del fenomeno call center nel mondo
Dal caso Ford ai
primi numeri verdi
Il primo call center è nato trentacinque anni fa negli Stati Uniti. Nel
1968, pronunciandosi nel merito di un ricorso presentato da un’associazione di
consumatori che denunciava i vizi di un modello di auto Ford immesso sul
mercato, un giudice federale ordinò alla casa automobilistica di istituire una
linea telefonica gratuita per i reclami. La Ford fu per questo costretta a
ricercare una soluzione che le permettesse di dare risposte a tutti i clienti
senza caricarsi di un onere per i costi telefonici eccessivamente alto.
Grazie a un accordo con la compagnia telefonica AT&T, la casa automobilistica
qualche mese dopo l’ingiunzione federale attivò il primo numero verde della
storia, contrassegnato dal prefisso 800 che poi è diventato il prefisso mondiale
di tutti i numeri verdi. Il successo dell’iniziativa fu immediato: tutti i
clienti Ford che contattavano il numero rivolgevano domande dello stesso tipo in
ordine ai guasti dell’auto e alle modalità di riparazione. Per questo ebbero
risposte rapide e standardizzate, che non fecero impazzire i costi telefonici,
come invece la Ford temeva.
Il caso Ford aprì la strada a tutte le grandi e medie aziende mondiali, chiamate
a confrontarsi con i reclami dei clienti dopo la vendita dei prodotti o dei
servizi. Ben presto tutti i gruppi compresero che rispondere alle segnalazioni
dei consumatori non rappresentava soltanto un efficace sistema per testare
ulteriormente i prodotti immessi nel mercato e migliorare dunque la produzione,
ma anche un meccanismo indiretto per fidelizzare la clientela e arginare la
concorrenza. In realtà, negli anni Settanta, la tecnologia delle comunicazioni
non consentiva un’efficace gestione dei flussi telefonici tale da garantire
l’assistenza al cliente durante tutto il ciclo di vita del prodotto: i call
center e i loro operatori (definiti rep, ossia Representatives Customer Care)
potevano assicurare soltanto risposte standard ai quesiti posti ripetitivamente
dalla clientela. L’eccessiva promozione mediatica dei numeri verdi a fronte
della debolezza tecnologica dei centralini provocò il risultato di un servizio
inefficiente e incapace di soddisfare i destinatari.
Anni Ottanta: nasce il distributore di chiamate
Il concetto attuale di call center ha iniziato a delinearsi verso la fine degli
anni ’80, quando la tecnologica telefonica applicata alle esigenze delle grandi
imprese ha immesso nel mercato una nuova soluzione: il distributore automatico
di chiamate ideato negli usa e contrassegnato dall’acronimo acd (Automatic Call
Distributor). Il sistema è semplice: un centralino riceve un numero infinito di
chiamate e le smista in automatico al primo operatore libero. Se nessuno può
rispondere, il distributore lascia l’utente in attesa assegnandogli un ordine di
priorità rispetto agli altri utenti. Con l’introduzione dell’acd sono sorti
anche i primi problemi sulle condizioni di lavoro per gli operatori, che hanno
denunciato le interferenze dovute al rumore e lo stress. Gli accorgimenti
adottati per eliminare il rumore hanno provocato, invece, ulteriori
complicazioni: l’isolamento definitivo dell’operatore dietro i pannelli
fonoassorbenti. In solitudine per ore, con il suo sistema di computer e telefono
integrati e le cuffie in testa.
La terza fase: call center ed elaborazione di dati
Dopo il numero verde e il distributore di chiamate, sistemi che hanno
rappresentato per vent’anni la base tecnologica di questo nuovo processo di
fabbrica, all’inizio degli anni ’90 la crescita della produzione informatica ha
assunto negli usa la configurazione di un fenomeno così vasto da avere immediate
ricadute di massa. Il passaggio dal calcolatore elettronico ad uso quasi
esclusivo delle facoltà di ingegneria al personal computer in ogni casa ha
provocato un’autentica rivoluzione che ha toccato prima di tutto il sistema
industriale. In particolare, la distribuzione su scala di software cti (ovvero
Computer Telephony Integration) ha consentito e consente oggi di integrare le
informazioni che l’operatore del call center riceve dal cliente con l’archivio
collettivo su base elettronica delle informazioni che gli altri operatori hanno
già immesso nel sistema comune. In questo sistema di produzione, gli operatori
sono del tutto isolati gli uni dagli altri, ma dialogano virtualmente tra loro
caricando di dati gli archivi. Dunque, il processo di elaborazione dei dati non
necessità dell’apporto della persona-operatore di call center ma si alimenta
invece se l’operatore, chiunque egli sia, attinge informazioni dal sistema
elettronico condiviso o se ne carica di nuove a sua volta.
La possibilità concreta di conoscere in tempo reale la storia dei desideri o dei
reclami di ogni cliente, e non soltanto il sesso, l’età e altre informazioni
base, rappresenta un patrimonio che le grandi aziende imparano da subito ad
apprezzare con lo scopo di orientare le azioni di marketing.
Così, con l’avvento dei software di cti, il call center perde irrimediabilmente
la funzione esclusiva di centro destinato ai reclami, ma diventa anche centro di
prevendita e, più in generale, centro di assistenza e cura del cliente
finalizzato alla sua fidelizzazione totale e all’orientamento dei futuri
acquisti e consumi. Anche i profili degli operatori mutano rapidamente: più che
risponditori umani a domande standard, a questa fabbrica di consenso, sono utili
lavoratori che sanno tenere la relazione con il cliente usando soltanto la loro
voce.
La rivoluzione spiega i suoi favori soprattutto verso le multinazionali, che
possono permettersi di far elaborare e analizzare i dati raccolti dai contact
center, tanto da orientare la produzione dei beni e dei servizi sulla base di
quelle conoscenze. Dunque, il vecchio numero verde che la Ford aveva dovuto
aprire per gestire i reclami è diventato una centrale tecnologica di produzione
e di profitto. Non è più importante sapere quanto costa, ma quanto valore
aggiunge alla produzione e soprattutto al profitto finale. Per questo, i numeri
crescono a ritmo esponenziale: se negli anni ’80 i call center nel mondo non
superavano il migliaio, già nel 1996 sono 60000 e di questi 12000 sono collocati
fisicamente in Europa.
Ma c’è anche un altro aspetto. In Italia il call center diventa determinante per
l’affermazione di Internet nelle famiglie, nelle piccole aziende e nella
pubblica amministrazione. La nascita di Video on line, il primo Internet
provider europeo di Nicola Grauso fondato a Cagliari nel 1995, ha comportato la
necessità di un’azione costante di assistenza del cliente, catturato dalla
possibilità di girare il mondo con il suo computer, ma ancora poco
alfabetizzato, in media, sotto il profilo tecnologico. Così, dentro Video on
line è nata da subito una categoria di lavoratori con buona preparazione
tecnica, impegnata a tenere i rapporti, in forma di call center, con gli
abbonati. La vendita di Video on line a Telecom, qualche anno dopo, non ha
arrestato il processo tanto che oggi tutte le compagnie di Internet (Tiscali,
Libero etc.) continuano a mantenere un help desk in forma di call center tecnico
migliorato e avanzato.
L’ultima evoluzione: il call center virtuale su Internet
L’affermazione su scala vasta di Internet, almeno nelle aree più ricche del
mondo, ha obbligato prima le grandi aziende – già sul finire degli anni ’90 – e
oggi tutte le aziende, anche le più piccole, ad essere presenti su Internet con
un proprio sito web. Nello stesso momento, l’enorme diffusione dello strumento
della posta elettronica ha rappresentato un’opportunità in più di contatto nel
rapporto tra le aziende e i consumatori, attuali o potenziali. L’interazione tra
telefono, computer e Internet è ormai totale, al punto che ogni giorno milioni
di clienti nel mondo compilano dei questionari (form) con i quali richiedono
servizi alle ditte. Oppure, attraverso una e-mail inviano un reclamo o un
sollecito. Tutto questo flusso di informazioni è gestito dai call center di
ultima generazione, dove le persone sono assolutamente secondarie ai mezzi di
produzione e alle tecnologie. Davanti a un reclamo, l’operatore esegue in tempo
reale un’operazione di “copia e incolla” della risposta standard appropriata,
pescata da un archivio collettivo delle risposte possibili.
Ma non solo: beni e servizi, sempre più servizi, possono essere condivisi
dall’operatore e dal cliente nel senso che entrambi, aprendo la stessa pagina
web, possono dialogare e comprendere in tempo reale il significato di ogni
operazione. Tale funzione è in crescita nei call center, anche alla luce della
mole sterminata di informazioni presenti sulla Rete: i navigatori hanno molta
scelta ma spesso chiedono al call center di essere aiutati a scegliere o a
capire. Questa nuova forma di call center è definita negli usa “Web enabled
contact center”, cioè call center integrato a Internet. Si avvale di un software
per le comunicazioni telefoniche chiamato voip (Voice Over ip). In pratica,
sulla stessa rete transitano i dati elettronici scaricati dal pc e le voci
dell’operatore di call center e del cliente. Si tratta di un’evoluzione
importante nella comunicazione che consente navigazione e dialogo nello stesso
istante. La sua applicazione nei call center è già in atto negli usa e si sta
affermando anche tra le aziende italiane nonostante le compagnie telefoniche ne
subiscano un danno: la massiccia diffusione nelle case e nelle aziende del
software voip rischia, infatti, di contrarre i volumi di traffico telefonico
tradizionale e dunque di incidere negativamente sui ricavi. Chi paga di più,
alla fine, è sempre il consumatore finale. Che potrebbe telefonare gratis via
Internet ma ancora non lo sa. O non lo sa fare, perché le compagnie telefoniche
non hanno interesse a spiegarglielo.
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