Il caso Mauriziano
Come allungare le mani su ospedali, terre, palazzi
Nuova edizione aggiornata e corretta

 
di Lorenzo Gigli e Michele Ruggiero


Premessa


Avremmo voluto essere smentiti. E non è uno stereotipo. Purtroppo, gli avvenimenti successivi all’uscita del libro hanno confermato i nostri presentimenti, le nostre preoccupazioni: l’Ordine Mauriziano è stato sciolto. Al suo posto, ora c’è la Fondazione Ordine Mauriziano. Ma è cosa diversa. Gli ospedali, dall’Umberto I di Torino a quelli di Lanzo e Valenza, sono stati incamerati a costo irrisorio dalla struttura sanitaria regionale. Il destino – davvero cinico e baro – paventato dai vecchi consiglieri dell’Ente si è materializzato: l’Umberto I non chiuderà i battenti, ma neppure conserverà quel primato di specializzazione che in un recente passato l’aveva portato ai vertici della sanità nazionale. Fatte le debite proporzioni, nella stessa parabola discendente sono accomunati i nosocomi di Lanzo e Valenza, declassati oggi a poliambulatori, in assenza di un piano regionale che stabilisca compiti e competenze area per area. All’osservatore, anche neutrale, rimane il disagio nel constatare che i fondi negati all’attività ospedaliera, all’epoca della presidenza Bergoglio e della direzione generale dell’avvocato Zanetta, sono ora riconosciuti. Intanto, si comincia a pianificare l’alienazione dei beni immobili. Cascine e terreni rischiano (e speriamo che la situazione non debba superare il limite di guardia) di diventare appetito di speculazioni a danno delle famiglie contadine che da decenni lì vivono e lavorano. A Montecitorio il confronto su questi temi è stato davvero aspro. L’Ulivo si è battuto con coraggio per conservare l’Ordine Mauriziano e farne riconoscere le ragioni. Inutilmente. Il ritardo con cui la vicenda è stata affrontata dall’opposizione, sia a livello nazionale, sia sul piano locale, si è rivelato purtroppo una pesante zavorra per ribaltare la situazione. E si è rivelata anche esiziale, la colpevole indifferenza con cui in Piemonte si è accettato che l’assessore regionale alla Sanità non onorasse i crediti dovuti all’Ordine Mauriziano. Nelle aule parlamentari di Camera e Senato, parte degli emendamenti presentati dal centro sinistra alla legge entrata in vigore il 21 gennaio 2005, sono stati battuti in sede di votazione. E nel dibattito, la maggioranza di centro destra ha scaricato i suoi strali contro la passata gestione con una durezza obiettivamente incomprensibile, approfittando anche del rinvio a giudizio della Procura della Corte dei Conti per Bergoglio e Zanetta, cui i magistrati chiedono 35 milioni di euro. Una somma derivata dagli interessi passivi maturati dall’Ente fino al 2002. A questo punto, per una sorta di par condicio, sarebbe importante fare luce su ciò che è accaduto anche dopo…


Torna indietro