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Centomilano
La città raccontata dai suoi libri
di Mauro Raimondi
Prefazione
di
Franco Loi
Di solito si dice
che si ama una città. Certo si possono amare anche le case, le cose, l’arte. Ma
siamo sicuri di amare una città? Si appartiene forse a qualcosa o a qualcuno?
Nemmeno a una persona si appartiene. Di solito, chi appartiene è uomo di potere,
proietta fuori di sé la scarsa conoscenza del proprio essere. E definisco uomo
di potere anche quello che fallisce nel suo intento e diviene un servo. Si
amano, spesso senza rendersene conto, gli uomini di una città, gli uomini che
fanno la qualità di una città. Si dice, in molti casi, “attaccamento alle
radici”. E che radici sono queste, quando la maggioranza dei milanesi, da sempre
nella storia, provengono da tutt’altra città o paese o, addirittura, da un altro
Stato? Persino il nostro santo protettore è tedesco. Proviamo a indagare su
tutti quelli che vengono citati nei due, considerevoli, indici e hanno scritto
su Milano: Afeltra, Brera, Buzzati, Fo, Gaccione, Dante Isella, Marotta,
Montaldi, Elio Vittorini, e io stesso, e aggiungerei altri che hanno dato lustro
alla città e l’hanno onorata con la loro opera, come i pittori Piero Leddi,
Eugenio Tomiolo (Ambrogino d’oro), Tino Valieri, e poi Vittorio Sereni, Milo De
Angelis (nato a Milano, ma da genitori liguri-piemontesi), Ernesto Treccani e
tanti altri.
Penso che qualcos’altro induce o ha indotto tutte queste persone a “sentirsi
milanesi”. Ed è qualcosa che non si può definire, e che io ho sentito pienamente
soltanto in una città come New York. Milano emana energia, una forza spirituale
che credo abbia percorso queste strade e la sua gente fin dai tempi più antichi.
Forse c’entra anche la sua forma di pratica religiosa, tutta operativa: il bene
si fa ogni giorno col lavoro e lo scambio sociale.
E non si tratta di attaccamento – cosa del resto riprovevole. Non c’è persona
che io abbia conosciuto che non abbia espresso almeno una volta il desiderio di
andarsene da Milano. È piuttosto la consapevolezza di non poter trovare in
nessun’altra città la stessa spinta spirituale e culturale.
Ne fa garanzia la storia: tutte le grandi svolte del nostro Paese hanno avuto
come epicentro Milano: fu qui che Costantino promulgò il celebre editto
cristiano che segnò la svolta culturale di tutto l’Occidente, fu qui che sorsero
e si diffusero in Italia illuminismo e romanticismo, qui avvennero i primi moti
antiaustriaci per l’indipendenza, e ancora qui s’impose, più prima che altrove,
il socialismo italiano – persino nella sua fronda mussoliniana che fondò a
Milano i fasci – ed ancora qui iniziarono nel 1943 i grandi scioperi
antifascisti e scoppiarono i primi moti insurrezionali del 1945, e fu ancora qui
che il movimento studentesco del ’68 diede la prima risposta ai moti parigini, e
quindi diede vita alle Brigate rosse, la cui azione eversiva prese presto il
posto delle aspirazioni illuministiche che le avevano generate. Città, dunque,
di grande fermento politico-culturale, ma soprattutto di attenzione sociale e di
grande consapevolezza umana. Qualcuno ha detto che “quando l’asse politica e
culturale si sposta verso l’Europa, Milano è sempre all’avanguardia”.
Perciò mi sembra interessante l’intento di questo libro: dare un quadro,
naturalmente non del tutto esaustivo ma ricco e propositivo, di una bibliografia
ragionata attorno alla cultura della città, offrire, proprio oggi che la città
si sta trasformando in metropoli, un panorama variegato di storia, arte,
architettura, letteratura, fornire indicazioni utili alla conoscenza dei luoghi,
delle genti, dei costumi di Milano. Si tratta di sapere chi siamo e da dove
veniamo. Come mi ha ripetuto più volte Don Milani, “coltivare la memoria” per
procedere, migliorare, andare avanti nel processo di conoscenza delle risorse e
delle possibilità umane. Quella memoria che non è soltanto percezione di fatti e
cose, ma anche accoglimento di un’eredità morale. Non si tratta di “avallare” il
mito falso di una città che spesso in questi ultimi anni non ha saputo
corrispondere alla qualità e all’amore dei suoi cittadini. Pensiamo – come si
legge nel testo – all’interramento dei Navigli e dei canali, all’abbattimento
delle periferie, al degrado automobilistico, alla sparizione dei bambini dalle
strade, alla sudditanza recente alle mode e ai loro affaristi, all’inquinamento
dell’aria e delle acque. Che legame c’è fra questa città e quella che Stendhal
definiva “la più bella città d’Europa”? Ci auguriamo che questo lavoro serva
anche ad acquisire coscienza del tanto che rimane da fare perché Milano ritorni
ad essere Milano.
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