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Dal clipper alla
liberty
Inventiva americana sul
mare
di Aldo Baffo
Prefazione
Due lezioni della storia marittima
di Decio Lucano
“L’elemento naturale che anima l’industria
verso l’esterno è il mare”, scriveva il filosofo Hegel.
Un altro grande uomo di pensiero, Carl Schmitt, nel 1942 nel suo celebre libro
Terra e Mare sosteneva che “la storia del mondo è la storia della lotta
delle potenze marittime contro le potenze terrestri e delle potenze terrestri
contro le potenze marittime”.
È merito di un capitano di lungo corso, il comandante Aldo Baffo, già Capo
Pilota del porto di Genova di avere dato una conferma agli assunti dei citati
filosofi con questa pregevole opera di “recupero” tecnologico storico
dell’ingegno dell’uomo nel campo marittimo.
Nella storiografia dell’arte navale ci sono due emblemi, diversi per
destinazione e uso, e sono quelli di due navi chiamate tipologicamente
clipper e liberty.
Due “lezioni” dell’ingegno dei progettisti e dei costruttori americani svolte a
distanza di quasi un secolo.
Nei clipper prevalse il concetto esclusivamente commerciale: portare merce alla
massima velocità aumentando la superficie velica ma sacrificando la portata.
Nacque da questo apparentemente semplice concetto una nave che è diventata una
fortunata “serie” nel 1800.
Tea clipper, China clipper, Colonial clipper ed altre
denominazioni di navi che viaggiavano in tutti i mari del mondo con una velocità
che sfiorava i 20 nodi.
Uno dei più famosi è ancora oggi visitabile a Londra, il Cutty Sark.
Il liberty nacque invece all’inizio della seconda guerra mondiale per una
necessità logistica: rimpiazzare le navi affondate dagli U-Boot per portare
derrate alimentari e altro all’Europa e alla Russia.
Se il clipper univa il bello e il buono nello stile estetico filosofico greco,
il liberty era una scommessa fatta a “tavolino”. Assemblare nel cantiere
costruttore in pochi giorni una nave di 11.000 tonnellate di portata, saldando
le varie sezioni costruite e provenienti da altri cantieri.
Tecnici e maestranze ci riuscirono. Migliaia di persone lavorarono nei cantieri
e migliaia di persone si improvvisarono uomini di mare per attraversare
l’Atlantico su queste navi che venivano varate una dopo l’altra.
Pochi uomini conoscevano la professione (a differenza dei marinai dei clipper,
eccezionali nel manovrare la velatura), ma impararono presto e tanti perirono
nei convogli in mare per maltempo o colpiti da siluri.
Il liberty, finita la guerra, non solo non fu messo in disarmo come era stato
previsto, ma servì a ricostituire le flotte mercantili di tanti paesi e a ridare
impulso e vitalità al commercio marittimo.
Il Comandante Baffo non ha navigato ovviamente sui clipper, ma il suo primo
imbarco è stato su una nave liberty.
Con questo libro è riuscito, da vero uomo di mare versatile e impegnandosi molto
bene con la penna, a fare una piacevole e approfondita rassegna di due epoche,
di due tipi di navi e di due tipi di uomini ma di una razza sola, quella della
comunità dello shipping.
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