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I colossi del mare
Storia della società di
navigazione 'Italia'
di Giovanni Sbisà
Prefazione
Questo libro non vuol essere uno dei tanti
che narrano dei transatlantici: vuol raccontare brevemente la storia della
Società Italia, di Genova, una delle più grandi, delle più prestigiose compagnie
di navigazione del mondo.
È una storia del ’900, e la sua fine è legata all’esilio per mancanza di
traffici delle sue navi più belle, la Michelangelo e la Raffaello, splendide,
sfortunate protagoniste assolute di questo romanzo delle navi.
Non è un lavoro di gruppo, ma una ricerca-testimonianza che ho fatto in
solitudine, nel mio eremo di Chiavari che ha come scenario naturale il
meraviglioso Golfo del Tigullio, la Punta di Portofino e tanto cielo e tanto
mare dai colori più mutevoli secondo le stagioni, il tempo, le ore.
Scrivendo, mi sono imposto due regole che ho cercato di rispettare con non poca
fatica:
– rendere leggibile e comprensibile il testo anche a coloro che di navi ne
capiscono poco;
– cercar di non affondare nella torbida melassa del romanticismo e della
nostalgia.
Sul sesso delle navi
Nella lingua inglese, mentre le cose e gli
oggetti inanimati sono accompagnati da articoli e pronomi neutri, le navi sono
citate al femminile.
Qualcuno – e non so chi sia stato – ha voluto motivare le ragioni di quella
scelta.
La traduzione letterale del teso inglese, basato su giochi di parole e doppi
sensi, è impossibile.
Cercherò di farla con estrema libertà, ricorrendo ad analogie e parafrasi pur di
renderla comprensibile.
WHY IS A SHIP CALLED SHE?
A ship is called a “she” because
there is always a great deal
of bustle around her; there is
usually a gang of men about,
she has a waist and stays; it
takes a lot of paint to keep
her good looking; it is not the
initial expenses that breaks
you, it is the upkeep; she can
be all decked out; it takes an
experienced man to handle her
correctly; and without a man at
the helm, she is absolutely un-
controllable. She shows her
topsides, hides her bottom and,
when coming into port, always
heads for the buoys. |
PERCHÉ LA NAVE È
FEMMINA?
La nave è femmina perché c’è sempre
un grande agitarsi intorno a lei;
di solito è circondata da tanti uomini;
ha un ventre e notevoli sovrastrutture;
ci vuole tanta pittura per farla apparire
bella; più che le spese iniziali costa il
suo mantenimento perché vuol sempre essere
splendente; per gestirla ci vuole un uomo
molto esperto e senza un valido timoniere
è impossibile governarla.
Mostra le sue rotondità, ma nasconde il
suo fondo; quando entra in porto dirige
verso le “buoys”(Buoys – boe e
boys – ragazzi hanno lo stesso suono in inglese) |
Per quanto mi riguarda, resto fedele alla
mia scelta già espressa nei miei precedenti libri: tutte le navi saranno citate
al femminile: P.e. la Duilio vale per nave Duilio. Userò il maschile solo per le
navi della classe Conte e per il Rex, rispettando una consuetudine radicata
nella marineria italiana.
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