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Delitto
ai parchi
di Armando d'Amaro
13 dicembre – S. Lucia vergine
Il sole, caldo fino a poco fa, sta per tramontare.
Davanti alla panchina non passa nessuno: seminascosta da una piccola macchia di
arbusti, tra i rami spogli si intravede una radura, dietro un boschetto.
Ho scelto bene il posto.
Due piccioni si avvicinano speranzosi… ma sto fumando e non mangiando, stupidi
pennuti!
Però mi spiace deluderli. Frugo nelle tasche, trovo un tovagliolino: sul
margine, stampigliata in blu, la scritta Gastronomia Giordano.
Vi aderisce ancora qualche briciola di focaccia consumata in fretta, stamattina…
lo mostro ai due affamati che si avvicinano senza paura: beccando ingordi
consumano il magro pasto.
Finisco la sigaretta, la spengo a terra, poi fascio la cicca nella carta e
rimetto tutto in tasca: meglio non lasciare tracce ora, meglio…
13 Dicembre – S. Lucia vergine
Il maresciallo Corradi sta tornando a casa da Sturla, guidando lentamente nel
traffico serale; è impaziente, anche se nessuno lo aspetta. Cerca di sgombrare
la mente dai pensieri che sempre lo assillano quando affronta un caso, ma gli
riesce quasi impossibile. Questo poi in particolare gli sta dando veramente del
filo da torcere ed in quel momento ha un’idea fissa: dove si sarà cacciato
quell’uomo?
Cambia nervosamente stazione radio, ma non riuscendo a trovare qualcosa che lo
soddisfi ne lascia una a caso abbassando il volume al minimo. L’auto che lo
precede ritarda la partenza allo scattare del verde e subito lui suona il
clacson per sollecitarla: l’essersi imposto di non fumare non lo aiuta certo a
mantenersi tranquillo, e tenersi in bocca un bastoncino di liquirizia è un
surrogato di ben scarsa soddisfazione.
Finalmente giunge in piazza Terralba, percorre un breve tratto di via Torti,
gira in via San Fruttuoso e poco dopo entra nel piazzale dell’autorimessa Siri
in via Blelè; arresta bruscamente l’auto, ne scende e si rivolge all’uomo nel
gabbiotto:
“Sergio, scusi sa, ma sono stanco, la può posteggiare lei?”.
Dando per scontato il servizio si infila le mani in tasca allontanandosi verso
le scalette che conducono in via Donghi; il finissimo udito gli permette di
sentire l’uomo che gli brontola alle spalle:
“Fosse una novità!”.
Ma lui, senza farci caso, prosegue fino all’ingresso della casa dove abita da
quasi tre anni, dal suo trasferimento a Genova. Il portone è socchiuso come al
solito: entra, quindi lo spinge con forza fino a sentire lo scatto della cricca.
Percorso l’atrio gira a destra per prendere l’ascensore trovandosi davanti, già
in attesa, una giovane signora che, espansiva:
“Maresciallo buonasera, oggi è tornato prima del solito. È un periodo che non si
riesce mai a vederla!”.
Corradi ricambia il saluto con un sorriso stentato accompagnato da un cenno del
capo. Non conosce bene i condomini: della vicina sa che vive sola, separata dal
marito al quale è stato affidato il bambino nato dal matrimonio. Arrivata la
cabina l’investigatore dei carabinieri ne apre il cancelletto, si fa precedere
dalla donna, richiude anche le portine e schiaccia il pulsante del secondo
piano.
“Si ricorda dove abito, eh? Perché non viene un giorno a prendere un caffè da
me… quando i suoi impegni glielo permettono, si intende”.
“Grazie signora, lo terrò presente, sarebbe un piacere”.
Finita la breve corsa e congedatosi dalla giovane, il maresciallo riprende a
salire fino al quinto piano, esce dall’ascensore e si ferma davanti alla porta
rivestita di formica che apre per ritrovarsi, solo, nel suo appartamentino da
scapolo. Per prepararsi la cena seguirà le istruzioni scritte sul retro di una
busta di penne all’arrabbiata liofilizzate che accompagnerà con un bicchiere di
vino, la bottiglia aperta tre giorni prima.
14 Dicembre – S. Giovanni della croce
La donna si affaccia alla porta del salotto e si rivolge al marito:
“Giorgio, è quasi pronto!”. Ma lui sembra non sentirla. “Giorgio mi stai
ascoltando? Ma cosa c’è di tanto interessante in televisione?”.
L’uomo dai capelli brizzolati osserva come ipnotizzato lo schermo su cui
scorrono le immagini di conosciuti spazi di verde alle spalle di un giornalista
del Tg regionale, il volto arrossato che emerge da un’ampia sciarpa gialla:
“Il cadavere è stato ritrovato da un giardiniere del Comune, riverso dietro
una panchina, in una zona decentrata dei parchi di Nervi. Per ora non si hanno
ulteriori notizie né sulle cause della morte né sulle generalità, saremo forse
in grado di fornire ulteriori elementi nella prossima edizione...”.
Una ditata al telecomando e l’apparecchio si spegne.
“Carla, ti rendi conto, di nuovo! Con questo sarebbe il terzo. E adesso?”.
15 Dicembre – S. Valeriano vescovo
Alto, elegante e con il solito piglio deciso, Paolo spinge la porta a vetri ed
entra nel bar sotto il suo studio in piazza Corvetto. Sorride a una signora
infreddolita che si sta godendo un tè bollente, poi si rivolge al giovane dietro
al banco:
“Leo, un caffè. Un caffè mi raccomando, non una brodaglia, ho appena finito con
un’otturazione e tra cinque minuti devo provare una dentiera”.
L’esercente, rubizzo e sorridente, dosa la polvere nel braccetto e mette subito
la macchina in funzione. E dopo pochi secondi:
“Eccola servita dottore, è un cremino!”.
L’uomo apre una bustina di zucchero di canna, ne versa il contenuto nella
tazzina fumante, vi gira rapidamente il cucchiaino e, sorseggiando, dal bancone
si avvicina a un tavolino, attirato dal titolo del quotidiano lì appoggiato:
Delitto ai parchi di nervi
e più sotto:
Se le prime indiscrezioni venissero confermate sarebbe il terzo omicidio in
città ad opera della stessa mano nel giro di due mesi. Infatti sembra, da
notizie trapelate, che anche il cadavere ritrovato due giorni fa presenti una
ferita al petto…
Il premuroso barista interrompe la lettura:
“Dottore scusi, ma la dentiera sta aspettando!”.
“Grazie Leo, scappo su. Non ti dispiace se prendo il giornale, vero?”.
Senza aspettare la risposta Paolo esce, con il Secolo XIX già cacciato nella
tasca del suo cappotto color cammello.
16 Dicembre – S. Adelaide
“Desidera ancora qualcosa?”.
L’anziana cliente, interpellata dalla commerciante, si guarda intorno prima di
rispondere:
“Sì Marta, mi tagli due etti di prosciutto”.
“Cotto o crudo, signora?”.
“Crudo, di quello buono. E molto sottile eh, come fa Mario, grazie. A proposito,
anche oggi non c’è, come tutti i giovedì…”.
La prosperosa bruna, tagliato e pesato l’affettato, lo ha aggiunto in un
sacchetto al resto della spesa: “E già, al solito arriverà per la chiusura. Le
faccio il conto?”.
16 Dicembre – S. Adelaide
Tutti i sacrosanti giovedì, di tutte le settimane, in tutte le stagioni, ho un
appuntamento fisso, da anni, con i miei più cari amici.
Appena prima del sorgere del sole ci ritroviamo al circolo di via del Tritone,
facciamo colazione, diamo un’occhiata ai giornali e poi ci avviamo alla spiaggia
di Vernazzola, totalmente invasa da piccole imbarcazioni, più che altro da
pesca: alcune apparentemente abbandonate, altre perfettamente in ordine, ansiose
di prendere i mare, come la nostra Marianna.
Abbiamo un gabbiotto, grande poco più di una cabina, incastrato in mezzo a una
dozzina d’altri.
Quando, aperto il lucchetto, ne spalanchiamo la porta, lui ci accoglie con un
odore che muta con il cambiare del tempo e delle stagioni, anche se le essenze
di base sono sempre le stesse: vernice, pesce e gasolio.
Non è un odore, ma un profumo che mi inebria e mi riempie il cuore: è elemento
essenziale del mio momento, del nostro momento di evasione.
Sì, per tutti e tre il giovedì non è più rinunciabile, come un amore che ti ha
preso la testa…
È il giorno degli scherzi e delle battute, delle confidenze su gioie e dolori,
del lavoro gomito a gomito: a terra, compressi nella nostra seconda… no, forse
prima casa, con la pioggia che sembra bucare la sottile guaina del tetto… o
grondanti di sudore, al sole, comunque a pulire, smontare, rimontare, cucire,
verniciare… o in mare, sospinti dallo scoppiettio del fido motore diesel,
solcare le onde verso il largo, lanciare le esche… tacere o parlare… piangere o
ridere, la salsedine che ci impregna… questo fino a tre mesi fa...
Intendiamoci, tutto prosegue apparentemente come prima: immancabilmente ogni
giovedì ci incontriamo, anche se non sempre alla spiaggia… ma qualcosa si è
incrinato… e mi ha portato, prima per necessità, poi… con insospettato piacere…
ad avere un appuntamento che attendo con maggiore impazienza… anzi con un
delizioso senso di ansia… quello con l’Amore…
16 Dicembre – S. Adelaide
“Dottor Landi, allora, cosa mi racconta?”.
“Caro maresciallo Corradi, qui c’è il referto completo dell’esame autoptico: se
lo legga”.
L’investigatore si appoggia al muro piastrellato, masticando una radice di
liquirizia, e inizia a sfogliare velocemente le pagine che il medico legale gli
ha porto, arrivando a leggere il punto voluto. Dopo qualche secondo alza lo
sguardo, sfila lentamente gli occhiali e, sovrappensiero, getta in un cestino il
bastoncino masticato:
“Ho sempre odiato questo posto ed ora che ho smesso di fumare non lo posso
proprio più sopportare. Qui non mi sembra di succhiare liquirizia, ma una
bottiglina di disinfettante”.
Il canuto sanitario, con un mezzo sorriso, replica:
“Trovi quel pazzo e per un po’ non dovrà più venire a farmi visita”.
“Landi non mi faccia prediche, grazie. Piuttosto, dalle foto la ferita mi sembra
simile alle altre: l’arma usata è la stessa?”.
“Cosa vuole che le dica: il torace risulta sfondato, anche se in maniera più
circoscritta delle precedenti. Ricorda Corradi, le avevo spiegato come fosse
stato utilizzato un oggetto acuminato che presentava però una particolarità:
quando era stato estratto aveva provocato ulteriori traumi agli organi interni e
alle coste… aspetti” e così dicendo il medico estrae una fotografia da una
cartelletta che teneva a portata di mano. “Vede?”. Indica un punto dell’orrendo
ingrandimento: “In questo caso, prima vittima, la parte sinistra della ferita
mostra tessuti che risultano ancora introdotti verso l’interno, la parte opposta
è invece sollevata e slabbrata, come se con un gancio di una piccola carrucola
si fosse cercato di sollevare il corpo. In ogni caso, sia il colpo iniziale che
l’estrazione di quell’aggeggio erano stati sicuramente inferti con estrema
violenza da una persona dotata di grande forza e determinazione, ritengo un
uomo. Stesse considerazioni, ricorda, per il secondo cadavere: aspetti, le
mostro altre foto...”.
Il carabiniere lo interrompe bruscamente, allungando la mano aperta:
“No grazie, mi fido della sua competenza. Torniamo a bomba: l’arma usata tre
giorni fa è sempre la stessa?”.
Il patologo, con la testa lievemente piegata, risponde con voce ben cadenzata:
“Credevo lo avesse capito, visto che rifiuta di prendere completamente in
considerazione quel che potrebbe suffragare la mia analisi. Comunque direi di
no, stavolta opterei per un coltello, grande e tagliente ma un coltello. Ma mi
dia ancora un paio di giorni”.
17 Dicembre – S. Lazzaro vescovo
Giorgio, seduto comodamente sul divano, alza gli occhi dal giornale e si rivolge
gentilmente alla moglie:
“Carla, vuoi mollare quel ferro e venire un po’ qui vicino a me?”.
La donna continua imperterrita nella sua faccenda, silenziosa. E lui insiste:
“Carla, mi hai sentito?”.
“Sento, sento, ma il signore ritiene mi stia divertendo e che le sue camicie si
stirino da sole! E pensare che quando ero ragazza avevo…”.
“Lo so, lo so, la cameriera con la crestina in testa che ti serviva in tutto e
per tutto, poi hai conosciuto…”.
“Un miserabile impiegatuccio come te. Da non credere, con tutti i partiti che
avevo mi sono accontentata… per amore… puah!”.
Giorgio si alza di scatto gettando la rivista sul tavolino:
“Non usare quel tono da rompicoglioni! E poi cosa mi servono le camicie stirate
ora che sono in pensione?”.
Carla posa il ferro sul supporto e fronteggia il marito:
“In pensione?! Da quando non lavori più ciondoli sempre per casa, vederti così
mi disturba!”.
L’uomo ormai è furente:
“Ma deciditi, ancora mercoledì scorso abbiamo litigato perché non volevi, tue
parole, che sparissi come al solito per tutta la mattina del giorno dopo!”.
“Ecco, bravo, sparisci anche adesso”.
Giorgio apre la porta di casa, e prima di sbatterla dietro di sé grida:
“Va bene, vado a farmi un giro, ma sai una cosa? Vaffanculo!”.
17 Dicembre – S. Lazzaro vescovo
Dove eravamo rimasti?
Ah sì, la mia impazienza condita da un delizioso senso di ansia, in attesa dei
miei appuntamenti con l’Amore… o meglio dovrei dire con la Morte… ma forse le
due… le due idee si sovrappongono, si confondono… sono comunque
indissolubilmente legate.
La prima volta… la prima volta fu costrizione: le circostanze… la Rivelazione!
Dopo un momento di rabbiosa cecità elaborai il piano, ciò che mi avrebbe portato
in dono la vendetta… il godimento… il compiacimento a lenirmi la ferita
nell’anima, come un unguento.
Non credevo mi sarebbe piaciuto, giuro, non lo avevo previsto… tanto godimento…
non lo avevo previsto.
Ma ora siamo quasi al tramonto… alla fine di tutto, alla resa dei conti…
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