Intervista a Maria Masella

l'autrice di "Morte a domicilio" e "Il dubbio"
si racconta su Il Corriere Mercantile

 

Il Corriere Mercantile, martedì 11 maggio 2004

Maria Masella ha scritto la seconda avventura del Commissario Mariani

«Il mio commissario genovese
fra indagini e dubbi familiari»

 
L’autrice:
«Mi piacerebbe che le mie storie
diventassero fiction. Il giallista preferito? Simenon»

di Anna Parodi

“Il dubbio” è quello che coglie il commissario Antonio Mariani, della questura di Genova, quando si imbatte casualmente in un caso di suicidio a Cuneo. A casa del morto è stata ritrovata la fotografia di sua moglie Francesca Lucas, da cui si sta separando. Cercando di saperne di più, Mariani scopre alcuni delitti collegati, commessi fra il Piemonte e Genova… Questa la trama del nuovo, intrigante romanzo di Maria Masella, “Il dubbio”, pubblicato dalla Fratelli Frilli Editori. Il volume verrà presentato oggi alle 18 alla Portoanticolibri. Maria Masella, genovese, laureata in matematica, insegna al liceo scientifico, per la Fratelli Frilli ha già pubblicato “Morte a domicilio”, dove ha fatto la prima comparsa il commissario Antonio Mariani.

Come è nato questo personaggio?
“Ho avuto l’idea di qualcuno che indaga su qualcosa di cui scopre di essere in parte responsabile. Siccome sono ignorante sui metodi di polizia, ho pensato a un’altra figura, che potesse raccontare dal mio punto di vista, ed è nata la moglie di Mariani, Francesca Lucas, che collabora alle indagini. Mariani racconta in prima persona e quindi non si dilunga in dettagli sul proprio lavoro, li dà per scontati.”

Le storie di Mariani continueranno?
“Certo. Ho già scritto il terzo libro, e in estate comincerò il quarto. E pensare che all’inizio non volevo neppure sottoporre il primo romanzo a un editore. L’avevo scritto da un anno quando in tv c’è stata la fiction “Per amore e per vendetta” con Massimo Dapporto, su un commissario a Genova, con problemi con la moglie. Sembrava che avessi copiato.”

Cosa succederà prossimamente al commissario?
“Tutto partirà da sua madre, stavolta. Lei va a Lavagna alla presentazione di un libro giallo. Ci va anche Mariani, ma si addormenta. Però, durante questa presentazione accade qualcosa. Mi sono documentata bene sul posto: l’estate scorsa ho presentato il mio libro a Lavagna. Ci sarà l’indagine, e anche la vita privata. La moglie del commissario è incinta, il figlio però nascerà nel quarto libro.”

Lei si diverte con questi libri.
“Sì. Non li scrivo per guadagnare, ma per staccare la spina.”

Che giallisti ama?
“Soprattutto Simenon, i Maigret. Agatha Christie mi annoia, i personaggi sono inesistenti.”

Ambienta le storie a Genova.
“E’ una città affascinante, secondo me è molto adatta al giallo. E poi ho viaggiato poco, conosco bene soprattutto Genova.”

I suoi libri si vendono bene?
“Mi dicono di sì. Ma certo non come “Io uccido” di Faletti. Se vado in libreria e vedo qualcuno che compra i miei libri mi emoziono. Sogni poi ne ho…”

Ad esempio?
“Io le mie storie le vedo, mentre le scrivo, quindi mi piacerebbe che diventassero lo spunto per film o fiction tv.”

Ha in mente gli attori ideali?
“Il commissario Mariani è un uomo normalissimo, alto, massiccio e bruno, né bello né brutto, di carattere tollerante.”

Castellito?
“Sì, anche se è un po’ magro.”

E la moglie di Mariani?
“Lei è tutto quello che io non sono. Giovane, bella, intelligente, di buon carattere, coscialunga e sedere alto.”
 

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Il Corriere Mercantile, martedì 2 marzo 2004

La scrittrice - Maria Masella, autrice anche di gialli

«Rosa sì, ma senza melassa»
 
La romanziera: «Il feuilleton è di moda, i sentimenti piacciono»


di Guglielmina Aureo

Sono loro che decidono il numero di singhiozzi delle eroine, sempre loro che stabiliscono dopo quante peripezie, finalmente, lui e lei convolano a giuste nozze per l’immancabile happy-end che corona ogni romanzo rosa che si rispetti. La penna, o meglio i tasti del computer, sono in mano alle autrici o agli autori. Difficile scovarle dietro agli pseudonimi che nel genere rosa si sprecano e che – si dice – celino spesso identità maschili. Maria Masella, genovese, classe 1948, insegnante di matematica al liceo Cassini è una scrittrice che ai romanzi gialli (“Morte a domicilio” ambientato a Genova e pubblicato da Frilli e “Il dubbio” presto in uscita) e a quelli fantasy e di fantascienza alterna il romanzo rosa storico, ne ha già pubblicato undici.

Maria Masella, sembra che il “feuilleton”, almeno in televisione, sia tornato di moda...
Sicuramente. Lo stesso fenomeno si registra nell’editoria, ci sono alcune collane nuove all’orizzonte.

Lei oltre ad essere scrittrice è anche insegnante: pensa che le adolescenti di oggi, in piercing e jeans a vita bassa, coltivino una passione per il genere di Barbara Cartland come le nostre mamme e le nostre nonne?
Molte giovani di oggi li leggono. Le adolescenti sono interessate ai sentimenti e di questo tratta il romanzo rosa. Ma direi di più, ognuno di noi coltiva la speranza che i sentimenti, oggi come ieri, siano ancora importanti e fondamentali. Il problema se mai è un altro: oggi nessuno si vergogna di andare in libreria o in edicola e di comprare un giallo; chi legge rosa, spesso non lo dice. Si associa il romanzo rosa a qualcosa di futile e leggero, da snobbare insomma. È una lettura che avrebbe bisogno di essere “sdoganata”. A torto si ha l’idea che la scrittura rosa sia di serie zeta, di una categoria inferiore. Il concetto di “genere” andrebbe abolito: esistono bei romanzi o brutti romanzi, questa è l’unica vera distinzione.

L’equivoco forse è alimentato dal fatto che il romanzo rosa in Italia è trattato con sufficienza già dalle case editrici?
Questo è un problema. Nel nostro Paese (a differenza che in America, per esempio, dove il genere è popolarissimo, basti citare Danielle Steel, ndr) sono tre le collane principali dedicate al rosa: Harmony, Harlequin Mondadori e i Romanzi Mondadori. Di queste tre, solo la terza pubblica autori italiani fra cui alcuni miei titoli.

Cosa è importante nella costruzione di un romanzo storico?
All’apparenza la struttura sembra banale: lui e lei s’incontrano e si amano tra ostacoli e peripezie.

Si potrebbe riassumere così anche la trama di “Romeo e Giulietta”, se non ci fosse di mezzo Shakespeare...
Pensi ai “Dolori del giovane Werther” e alle foscoliane “Lettere di Jacopo Ortis”, che hanno una componente sentimentale fortissima... La differenza sta in come si racconta il tutto. Occorre curare la parte storica dopo accurate ricerche, dare la possibilità al lettore di immergersi in un’altra epoca attraverso dettagli e descrizioni. Servono personaggi nei confronti dei quali possa scattare il meccanismo di identificazione...

Qual’è la sua ricetta?
Io prediligo le vicende in cui gli ostacoli fra i due protagonisti non siano solo il frutto di elementi esterni ma della reale difficoltà di due caratteri che, a forza di cozzare, trovano il modo di stare insieme: è così che “lui” e “lei” diventano “noi”. La melassa è da evitare: ai miei personaggi fornisco sempre motivi di sofferenza reali: mancanza di mezzi, di soldi, problemi... Il reale deve fare la sua comparsa, magari con la morte di un personaggio secondario. Ad affascinarmi sono le persone, come parlano, come si muovono, con i loro tic e i modi di dire, anche nei miei libri cerco di riportare queste particolarità : regalano autenticità.


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