I Fieschi
Potere chiesa e territorio
Sant'Adriano di Trigoso e Santa Maria in Via Lata
 
di Marina Firpo


Premessa

Una delle caratteristiche del consorzio dei conti di Lavagna e, segnatamente, della famiglia Fieschi fu senza dubbio la grande quantità di fondazioni ecclesiastiche commissionate nel corso dei secoli. Innanzi tutto, per quello che è stato possibile dimostrare grazie alla documentazione reperita, i Fieschi furono l’unica famiglia tra XII e XIII secolo ad avere una grande quantità di membri all’interno delle gerarchie ecclesiastiche a livello locale – nel capitolo della metropolitana di Genova, in altre chiese genovesi – in capitoli di diverse città francesi e inglesi e con l’elezione di ben due pontefici nel XIII secolo, Innocenzo IV e Adriano V.
Una presenza così capillare nella Chiesa, portò i Fieschi a commissionare anche una notevole serie di fondazioni sia secolari sia mendicanti nel corso del Duecento, che da una parte portarono la famiglia a un maggiore controllo del territorio, ma, dall’altra, a una caratterizzazione del territorio stesso attraverso una precisa immagine architettonica veicolata dagli stessi edifici ecclesiastici.
Mentre recenti studi hanno contribuito a chiarire le dinamiche di alcune fondazioni fliscane e francescane, poco o nulla si sapeva di due importanti fondazioni ecclesiastiche volute, nel giro di poco più di sessant’anni, da due eminenti esponenti della famiglia, i cardinali Ottobono e Luca Fieschi, i quali vollero legare le fondazioni ai loro titoli cardinalizi, costruendo il primo la chiesa di Sant’Adriano a Trigoso e il secondo la chiesa di Santa Maria in Via Lata a Genova.
La documentazione in merito era stata finora estremamente scarsa e sporadica, ma la fortunata coincidenza del versamento presso l’Archivio di Stato di Genova di un fondo proveniente da un privato e la possibilità di consultare un archivio familiare privato, hanno consentito a chi scrive di raccogliere una straordinaria quantità di documenti finora inediti e di ricostruire la vicenda delle due chiese.
Sant’Adriano di Trigoso fu fondata nel 1270 e legata per atto costitutivo ai membri chierici della famiglia, facendo valere il principio del maggiorascato e con preferenza delle linea genealogica discendente dal padre del cardinale Ottobono, Tedisio Fieschi. All’interno dei documenti del fondo versato presso l’Archivio di Stato di Genova si trova un codice pergamenaceo, il Liber A, che contiene la trascrizione duecentesca di documenti relativi all’acquisizione del patrimonio fondiario di Sant’Adriano. La consultazione di questo fondo è stata resa possibile grazie alla disponibilità dei funzionari dell’Archivio di Stato. Essendo materiale di facile consultazione, si è preferito non trascrivere integralmente i documenti in esso contenuti, ma fare una regestazione accurata, sia nell’elencazione dei personaggi intervenuti in ciascun atto sia delle confinanze dei terreni acquistati e/o affittati. L’analisi dei documenti ha consentito non solo di recuperare le strategie di acquisizione di beni e proprietà immobiliari da parte del preposito e del capitolo di Sant’Adriano, ma anche di identificare una serie di parentele tra i Fieschi, l’ampio consorzio dei conti di Lavagna e famiglie sia di origine signorile sia appartenenti al ceto mercantile genovese e al notabilato urbano (cap. 1).
La consultazione di una parte delle carte contenute nell’archivio privato ha restituito importanti documenti finora del tutto sconosciuti, come le bolle di Gregorio X, Clemente VI ed Eugenio IV oltre a notizie relative ai patroni e alle clausole di successione nel patronato seguite dalla famiglia nel corso dei secoli, i privilegi e le esenzioni delle fondazioni (cap. 2). In questo caso, essendo materiale di difficile consultazione, si è preferito riportare per intero la trascrizione dei documenti così come sono pervenuti nelle filze.
Da ultimo, si è proceduto alla ricostruzione di un’immagine architettonica. Le due fondazioni, nel corso dei secoli, hanno avuto varie vicissitudini, soprattutto tra XVII e inizio XVIII secolo, che hanno causato anche un degrado architettonico, irreparabile nel caso di Sant’Adriano, parziale nel caso di Santa Maria in Via Lata.
Sant’Adriano, infatti, a seguito del pessimo stato di conservazione in cui versava, alla metà del XVIII secolo fu venduta dall’allora abate Giacomo Filippo Fieschi al cugino Domenico Fieschi, con la clausola di provvedere alla ricostruzione anche in forme ridotte di una cappella sempre con il medesimo titolo, cosa che Domenico fece, riutilizzando parte della chiesa – nello specifico l’abside – per realizzare la cappella attuale.
Tuttavia, grazie alla documentazione conservata presso l’archivio privato e con l’aiuto di moderni strumenti di rilevazione si è potuto ricostruire in maniera abbastanza fedele l’immagine delle due fondazioni e si è potuto dimostrare che, ancora una volta, come già in passato era accaduto per le altre fondazioni fliscane, la famiglia Fieschi affida la propria immagine a criteri architettonici del tutto nuovi e innovativi, dimostrando un aggiornamento culturale e una capacità di sintesi inedita nel coevo panorama delle fondazioni genovesi e liguri (cap. 3).


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