Fiori di Bach
Stati emotivi e rimedi
Cenni e relazioni con la Medicina Orientale

 
di Silvia Arcari
 

La storia di una semplice,
ma rivoluzionaria proposta di cura


Edward Bach nacque a Moseley, un villaggio poco distante da Birmingham, capitale dell’industria metallurgica e meccanica inglese, il 24 settembre 1886.
All’età di diciannove anni, per non pesare sul bilancio familiare, lavorò per circa un anno come operaio, tuttavia il suo vero desiderio era quello di alleviare la sofferenza del prossimo; fu così che decise di iscriversi all’Università di Londra, dove conseguì la laurea in Medicina nel 1912.
Nell’intensa ed appassionata pratica medica fu sempre più vicino ai malati che ai libri e ai “riti” del mondo accademico; imparò con l’osservazione diretta che ogni paziente ha un suo modo di reagire alla stessa cura e che un’identica malattia può avere decorso differente a seconda della personalità di chi ne è vittima.
Bach andò quindi alla ricerca di un metodo che consentisse di curare l’essere umano sofferente, piuttosto che la malattia e i suoi sintomi esteriori. Iniziò ad interessarsi a diverse branche della medicina e, dal 1919 al 1922, lavorando presso l’Ospedale omeopatico di Londra, ebbe modo di avvicinarsi a questa medicina potendo in tal modo confrontare le sue intuizioni e le sue ricerche con i fondamenti e i metodi omeopatici. Non ancora del tutto soddisfatto si licenziò dall’Ospedale per dedicarsi alla verifica delle potenzialità di altri metodi più o meno approvati dalla scienza ufficiale: dai raggi x al crudismo alimentare.
Fu solo nel 1928 che, spinto da uno straordinario istinto, Bach cominciò a collegare alcuni fiori (Impatient, Mimulus) alla personalità e al comportamento di determinati pazienti. Iniziarono così le prime somministrazioni con la preparazione dei nosodi, una sorta di vaccini. Procedette analogamente con altri fiori, ad esempio con il Clematis, e il successo ottenuto con i pazienti lo incoraggiò a continuare in questa direzione.
Identificò inizialmente dodici fiori, che vennero definiti i “guaritori”, e poi tutti gli altri al momento riconosciuti. Fu questa la nascita della “terapia con i fiori di Bach”.
Il 27 novembre 1936 Edward Bach morì nel sonno.

Per capire cos’è la “terapia con i fiori”, bisogna aver ben chiaro il concetto di salute e di malattia.
Ogni uomo ha, come parte di una più ampia concezione creativa, un’anima immortale (che rappresenta il suo vero Io) e un Io fisico mortale (personalità). Strettamente collegato alla prima è l’Io Superiore che funziona, per così dire, da mediatore fra l’anima e la personalità.
L’anima conosce il compito dell’uomo e avverte l’impulso a esprimerlo con l’aiuto dell’Io Superiore e tramite la personalità dovrebbe trasformarlo in realtà.
Il potenziale che la nostra anima può sviluppare attraverso la personalità non è di natura concreta; Bach le definisce “virtù della nostra natura superiore” e sono, ad esempio, forza d’animo, mitezza, gioia, costanza, saggezza.
Se queste qualità non vengono realizzate si arriva prima o poi all’infelicità. Le qualità non realizzate si presentano allora nel loro aspetto negativo, quindi non più come virtù, ma come “mancanze”: ad esempio, egoismo, odio, orgoglio, instabilità. Queste mancanze sono considerate da Bach, e non solo da lui, la vera causa delle malattie.

“La malattia non è né una crudeltà in sé, né una punizione, ma solo ed esclusivamente un correttivo, uno strumento di cui la nostra anima si serve per indicarci i nostri errori, per trattenerci da sbagli più gravi, per impedirci di suscitare maggiori ombre e per ricondurci sulla via della verità e della luce, dalla quale non avremmo mai dovuto scostarci”. (Edward Bach)

Se l’Io fisico e l’anima potessero procedere interamente in armonia l’uomo sarebbe in perfetta sintonia con se stesso, la natura e gli altri; sarebbe in grado di esprimere il suo Io Superiore e l’essenza della sua anima attraverso la sua personalità.
Là dove la personalità non vibra in sintonia con l’anima nasce la malattia.
Bach sosteneva che le vere cause della malattia sono, in sostanza, solo due malintesi o errori di base.
Il primo errore è rappresentato dal fatto che la personalità non vive in armonia con la propria anima, ma nell’illusione di un’esistenza separata. Nei casi limite la personalità accetta solo quello che può vedere e toccare.
Il secondo malinteso è che la personalità rifiuta il “principio di unità” cercando d’imporre il proprio volere in modo contrastante col dettato del suo Io Superiore.
La malattia è l’ultimo gradino, la manifestazione concreta del disequilibrio di fondo ed è su questo che si deve lavorare cercando quale emozione, non espressa o vissuta, lo abbia provocato. Qui però entra in gioco il nostro inconscio, perché non sempre siamo disposti e disponibili a voler vedere ciò che ci ha ferito, quello che ci ha fatto male.

Jung sosteneva che la malattia è parte dell’Ombra che non vogliamo vedere, dimenticandoci, però, che solo illuminando i nostri lati oscuri ci libereremo dal nostro inferno.
Per renderci l’esistenza meno pesante, l’inconscio va a lavorare su ciò che ha generato dolore per tre gradi:

- RIMOZIONE
- REPRESSIONE
- PROIEZIONE

La Rimozione porta all’assoluta inconsapevolezza del problema, per cui non esiste più.

La Repressione porta alla comprensione e al successivo annullamento nel nostro inconscio del problema.

La Proiezione ci fa vedere negli altri tutte le nostre negatività.

Queste operazioni, del tutto inconsce, portano allo stato di non armonia tra anima e personalità e la conseguenza immediata è la non realizzazione delle proprie potenzialità con l’arresto dell’energia psichica e suo conseguente spreco.
Con i fiori di Bach si va ad agire sui blocchi emozionali, lavorando sulla risonanza tra potenziale paralizzato e fiore; in questo modo si fornirà energia nuova all’Io Superiore.
Occorre quindi esplorare qualcosa che dentro di noi si rifiuta di essere; la dissoluzione dei blocchi energetici accelera la comparsa di altri blocchi, proprio come una sorta di cipolla che si sfoglia strato dopo strato per giungere al cuore.
A livello della coscienza affioreranno solo quei blocchi che la persona sarà in grado di superare e sciogliere.
Perché l’essere umano possa raggiungere la piena armonia con se stesso e con l’universo occorre che:
- Smetta d’incolpare gli altri
- Si assuma le proprie responsabilità
- Accetti di muoversi lentamente
- Approfondisca la consapevolezza
- Apra il suo cuore
- Accetti i paradossi
- Sacrifichi gli ideali di perfezionismo
- Sperimenti il mistero

Solo allora l’essere umano si riempirà d’amore.

 

I fiori di Bach e i Chakra

Secondo la medicina olistica tutti noi siamo immersi in un enorme campo di energia che si è creato al tempo del Big Beng.
Quest’energia cosmica, formata da vibrazioni a frequenze diverse, può essere suddivisa in sette livelli energetici: i corpi di luce o Aura.
Di questi sette livelli, i principali e quelli riguardanti i temi da noi trattati sono tre: il corpo fisico, il corpo eterico e il corpo astrale.

* Corpo fisico: l’unico visibile normalmente.

* Corpo eterico: a frequenza più bassa e si estende per circa 3/4 cm attorno al corpo fisico; man mano che la frequenza della vibrazione aumenta abbiamo corpi sempre meno definiti, ma ugualmente importanti. Subito dopo il corpo eterico troviamo:

* Corpo astrale: detto anche dei sentimenti, dove si formano i blocchi emozionali, dove le disarmonie non curate si trasformano in malattie; si estende per circa 20/30 cm intorno al corpo fisico.


Per poter accedere all’energia cosmica, a livello del corpo eterico, abbiamo i Chakra (termine sanscrito che significa “vortice”).
Essi si trovano disposti longitudinalmente lungo l’asse della colonna vertebrale, sono sette e rappresentano dei trasduttori, dei trasformatori che mutano la qualità vibratoria dell’energia cosmica in energia da noi fruibile.
La medicina moderna ha rilevato che i Chakra sono posti in corrispondenza di gangli nervosi dando così una base “occidentale” a ciò che gli orientali conoscevano da migliaia di anni.
Ogni Chakra oltre ad avere una sua frequenza di risonanza e ad emettere un colore differente, è associato a organi e ghiandole endocrine.

Primo Chakra (Muladhara)
collocazione: perineo, tra gli organi genitali e l’ano
ghiandole corrispondenti: surrenali
organi associati: intestino crasso e retto
plesso nervoso: ganglio-coccigeo sacrale
È il Chakra di collegamento con la terra, della vitalità fisica, archetipo delle radici.

Secondo Chakra (Svadhisthana)
collocazione: zona compresa tra la parte inferiore del ventre e gli organi genitali
ghiandole corrispondenti: ghiandole sessuali maschili e femminili
organi associati: intestino crasso, vescica, organi riproduttivi
plesso nervoso: ipogastrico
È il Chakra della sessualità e della vitalità.

Terzo Chakra (Manipura)
collocazione: tra l’epigastrio e l’ombelico
ghiandole corrispondenti: pancreas e ghiandole surrenali
organi associati: stomaco, fegato, milza, intestino tenue
plesso nervoso: plesso solare
È il Chakra del potere personale e della propria immagine nel mondo.

Quarto Chakra (Anahata)
collocazione: al centro del petto
ghiandole corrispondenti: timo
organi associati: cuore, polmoni
plessi nervosi: cardiaci, polmonari
È il Chakra del cuore, della sensibilità, è la sede dell’amore cosmico.

Quinto Chakra (Vishuddha)
collocazione: gola
ghiandole corrispondenti: tiroide e paratiroide
organi associati: corde vocali, trachea
plesso nervoso: carotideo
È il Chakra della gola, della comunicazione col mondo circostante, della creatività.

Sesto Chakra (Ajna)
collocazione: nel mezzo della fronte è detto anche Terzo occhio
ghiandole corrispondenti: pituitaria (ipofisi), ghiandola di comando di tutto il sistema psico-neuro-endocrino
organo associato: cervello (ipotalamo)
plesso nervoso: midollare
È il Chakra della fronte, della chiaroveggenza, della comunicazione con il mondo astrale.

Settimo Chakra (Sahasrara)
collocazione: sommità cranica
ghiandola corrispondente: pineale (epifisi)
organo associato: cervello (ipotalamo)
plesso nervoso: cerebrale
È il Chakra della corona, sede della trascendenza.
 


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