La garçonniere di Monza
 
di Antonio Caron
 

Presentazione

Una vicenda che parla di donne con poteri ammalianti capaci di affascinare un uomo facendogli perdere la ragione fino alle estreme  conseguenze potrebbe sembrare materia da Inquisizione, di tempi in cui le presunte streghe venivano bruciate sulla pubblica piazza. In questo caso è invece – pur con qualche licenza narrativa – trama di un giallo all’italiana, senza (occorre precisare) suggestioni televisive.

L’autore parte dal presupposto che tutte le donne, almeno una volta nella loro vita, siano state colte da un puerile e inconfessabile desiderio: “Se con lui potessi avere la bacchetta magica...”. Ammesso che tali aspirazioni possano avverarsi, quali ne sarebbero le conseguenze?

Chi scrive è convinto che simili capacità sono destinate a disastrose rotte di collisione con un sentimento comune quanto diffuso: la gelosia. Allo stesso modo dell’apprendista stregone, una sorta di magia capace d’incantare gli uomini farebbe oltretutto correre il rischio di non controllare gli eventi e produrre effetti tragici.

Mettendosi nei panni dei protagonisti, il lettore che avrà la pazienza di seguire il percorso narrativo fino all’ultima pagina potrà farsene un’idea.

Va da sé che nominativi, circostanze e quanto non compreso nelle carte geografiche d’una certa Lombardia a nord di Milano sono del tutto immaginari. Anzi, secondo la formula ricorrente in questi casi, qualsiasi riferimento a persone esistenti e situazioni realmente accadute è puramente casuale.

Messosi in questo modo l’animo in pace, l’autore si lancia in una nuova storia (ottava della serie) che vede protagonista il maresciallo Sebastiano Vitale. Stavolta il sottufficiale è provvisoriamente trasferito a Monza dalla sua tranquilla stazione dei carabinieri di Cherasco, in Piemonte. Nel capoluogo brianzolo è coinvolto (e c’era da dubitarne?) in un “bel” delitto, di quelli che eccitano l’opinione pubblica per i particolari scabrosi che fanno da contorno.

Come negli altri suoi romanzi, l’autore giostra fra realtà e immaginazione, combina cronaca vera con vicende irreali, alterna luoghi esistenti ad altri inventati; nella sua narrazione nulla è tuttavia inverosimile, ogni particolare si attiene ai canoni di una fiction realistica la cui principale finalità è di essere in ogni momento leggibile e accattivante.

Avvertenze:

– I riferimenti in materia di sessuologia e psicoterapia contenuti nella trama rientrano nell’ambito della licenza narrativa; non hanno pertanto (ci mancherebbe...) alcuna pretesa di rivelazione scientifica e tanto meno di divulgazione. In dette discipline, i rispettivi medici specialisti sono gli unici autorizzati a pronunciarsi ufficialmente su diagnosi, terapie e giudizi di merito.

– La sede della polizia giudiziaria di Monza non si trova nello stesso fabbricato che ospita la Procura della Repubblica; mettendo con artificio letterario l’una assieme all’altra ne ha indubbiamente guadagnato lo scorrevole svolgimento della trama. Con questa trovata i patiti del commissario Maigret potranno, se non altro, immaginare analogie con il parigino Quai des Orfèvres.

– Argomenti e descrizioni contenuti in alcune parti del libro consigliano la lettura a un pubblico adulto. Rimane da chiarire il significato di “pubblico adulto”. Il consiglio è in ogni modo dato e ciascuno si regoli quindi come meglio crede.

 


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