Genova città antica
 
di Riccardo Navone
 

Un po' di storia


Dalla preistoria all'Impero Romano

La regione del golfo ligure è stata abitata fin dalla preistoria. Nell'area genovese le prime popolazioni si insediarono nell'arco del crinale appenninico dove trovavano miglior rifugio e maggiori possibilità di caccia. Successivamente alcuni nuclei di cacciatori e raccoglitori si spostarono più a mare fino a popolare le due valli (val Polcevera e val Bisagno) che digradano dall'Appennino. In una terza fase si insediarono nella conca dove sorge l'attuale Porto Antico che offrì per secoli un sicuro approdo per chi giungeva via mare come per chi aveva valicato i monti. I Liguri commerciavano con gli Etruschi e altre popolazioni, spingendosi verso tutto il Nord Italia e dal delta del Rodano giungendo fino al Danubio e alla penisola Iberica. Purtroppo non sono giunte ai nostri giorni tracce significative di popolazioni stanziali nell'area dell'urbe in epoca preistorica. I primi reperti archeologici - conservati al Museo di Archeologia Ligure di Pegli - risalgono al VII secolo a.C., e si riferiscono sostanzialmente alle popolazioni dell'entroterra disseminate in tutta la Liguria. I liguri avevano avviato fiorenti scambi commerciali con le popolazioni della Grecia e in seguito con Etruschi e Fenici, ma rimanevano prevalentemente una popolazione contadina arroccata nell'entroterra. L'arte di sfruttare le risorse del mare e della navigazione giungeranno più tardi. I più importanti insediamenti urbani sulla costa sono stati localizzati sulla collina detta di Castello, dove ora sorge la facoltà di Architettura e sul colle di Sant'Andrea, oggi parzialmente abbattuto e dove svettano le torri di Porta Soprana. Durante la seconda guerra punica (218-201 a.C.) la Liguria fu terreno di scontri fra Romani e Cartaginesi. I liguri montani si allearono con Asdrubale mentre i genovesi e le popolazioni costiere rimasero fedeli a Roma fino alla conquista e alla distruzione totale degli insediamenti costieri da parte dei Cartaginesi comandati da Magone (fratello di Annibale). I romani conquistarono la città e a partire dal 203 a.C. iniziarono la sua riedificazione e l'ingrandimento del porto con opere difensive. Il tracciato della città romana è tuttora ravvisabile nella struttura viaria dell'attuale via San Lorenzo e delle strade adiacenti; Canneto il Lungo, Giustiniani, San Bernardo, piazza San Giorgio (forum) e piazza Banchi. In piazza delle Erbe sono stati portati alla luce i resti di un anfiteatro e sotto la chiesa di Nostra Signora delle Grazie sono stati trovati altri reperti e strutture murarie. Per assoggettare il territorio ligure, soprattutto l'ostile entroterra, i romani impiegheranno quasi un secolo. Genova, per la sua posizione strategica, divenne sede di una flotta impegnata nella lotta alla pirateria che infestava tutto il Mediterraneo. Vennero tracciate le grandi strade consolari lungo l'asse litoraneo e verso l'entroterra fino a congiungersi, oltre l'appennino, con la via Aemilia. Genova divenne provincia dell'impero e sotto Giustiniano assunse il suo nome attuale. Alla caduta dell'Impero romano, la città possedeva un grande porto e delle poderose fortificazioni a protezione dalle invasioni barbariche.


Dai Bizantini alle crociate

Genova, divenne un presidio costiero dei Bizantini e accolse nel 569 d.C. la curia di Milano che si insediò nella zona dove oggi sorge la chiesa di Sant'Ambrogio detta del Gesù. È di questo periodo la definitiva evangelizzazione delle popolazioni liguri e il consolidamento delle tradizioni cristiane giunte fino ai giorni nostri. Su tutte quella del vescovo San Siro che sconfisse il drago basilisco, rappresentazione dell'eresia ariana. Nel 641 il re dei Longobardi Rotari, conquistò la città, distrusse le mura e ridusse l'abitato al rango di borgata. Genova divenne un porticciolo di appoggio per contrastare le incursioni dei pirati arabi. Nel 935, la città venne assediata dei saraceni che riuscirono a violare la chiesa di San Siro. Bruciarono le case e molte chiese e come sfregio uccisero gli uomini e rapirono donne e bambini non dopo essersi impossessati delle navi genovesi. Venne deciso di costruire una nuova basilica, meno esposta e più difendibile, l'attuale cattedrale di San Lorenzo. I genovesi impiegarono più di dieci anni per rafforzare le fortificazioni e allestire una nuova flotta a difesa della costa e dei traffici mercantili che riprendevano instancabilmente. Alla fine del 900 la città era governata dal marchese Oberto, al comando di Re Berengario. Divenuta comune autonomo, sotto il rettorato del Vescovo Teodolfo, vide la nascita di una formazione politica detta Compagna Communis che ne resse le sorti commerciali e politiche con molto pragmatismo. Le basi commerciali, dette dei Fondaci, diedero l'impulso per la fragile alleanza con la repubblica di Pisa e sotto la benedizione di Papa Benedetto  VIII,  Genova ottenne la signoria della Corsica. Nasceva la Repubblica.


Dalle Crociate al Periodo Aureo

Guglielmo  Embriaco, detto "Testa di Maglio", fu un abile soldato e  grande navigatore che portò dalla Terrasanta il Sacro Catino , improbabile Graal genovese, custodito nella Cattedrale di San Lorenzo. Genova divenne una città ricchissima,  padrona di un impero coloniale, dal Marocco al Mar Nero, in grado di finanziare e condizionare la politica di molti stati europei. La città conobbe una prima grande espansione urbana e nel 1155-61 furono edificate le nuove mura difensive dette del Barbarossa. Sono di questo periodo le guerre con le altre Repubbliche marinare, Pisa e Venezia, per il controllo dei traffici nel Mediterraneo e delle rotte per l'Oriente. Nel 1284 la flotta genovese sconfisse la flotta pisana nella battaglia della Meloria. Perirono 5000 pisani ed altri 9000 furono condotti prigionieri a Genova. Intanto le lobbies economiche continuavano a commerciare coi nemici e a stipulare patti più o meno segreti. La rivalità con Venezia portò alla battaglia di Curzola (1298) dove l'ammiraglio genovese Lamba Doria distrusse l'armata veneziana facendo 5000 prigionieri, tra i quali Marco Polo. La leggenda vuole che durante la prigionia (forse nelle segrete di Palazzo San Giorgio), il famoso viaggiatore dettò ad un compagno di cella pisano "il Milione". Nel 1380, dopo innumerevoli battaglie e scaramucce, Genova capitolò e fu costretta a riconoscere la supremazia veneziana in oriente. Le famiglie della nobiltà genovese, divise nelle due fazioni dette dei Rampini (i Guelfi fedeli al papato, con i Fieschi, i Grimaldi, i Fregoso, ecc.),  e dei Mascherati (i Ghibellini sostenitori della causa imperiale, con i Doria, gli Spinola, i De Mari, i Centurione, ecc.), furono perennemente in lotta per il dominio della città e dei commerci fino al XVI secolo. A causa di queste lotte intestine la città rimase a lungo senza un governo unitario e autorevole. Nel 1339, la città esausta dalle lotte interne elesse a furor di popolo il primo Doge a vita, il Capitano del Popolo Simon Boccanegra discendente di una ricca famiglia di mercanti, ma il vero potere economico e politico rimase nelle mani della Compagna. La storia dei dogi genovesi è alquanto bizzarra e al contempo molto significativa. Molti dogi non durarono in carica che per poche ore, e mai nessuno ebbe un reale potere sulla città che rimase sempre saldamente in mano ai potenti clan di mercanti, ora di una fazione ora dell'altra. Boccanegra escluse i Guelfi dal governo cittadino e diede lo spunto al consolidamento di nuove consorterie e famiglie per il dominio della città. I nuovi arrivati, mercanti arricchiti con speculazioni avventurose, detti i Cappellazzi, si rivelarono ancora più violenti e assetati di potere degli aristocratici di antica data e le congiure non cessarono. Boccanegra si faceva proteggere da una guardia del corpo di 103 cavalieri pisani perché non si fidava dei suoi compatrioti, e sfuggì a più di un attentato. La città vide comunque un periodo di notevole benessere e di espansione, con i commerci che tornarono a fiorire. Furono edificati splendidi palazzi e magnifiche chiese, la flotta venne potenziata così come le strutture difensive. Alla caduta dell'Impero d'Oriente, i genovesi possedevano colonie e fondaci in tutto il Mediterraneo e nonostante le continue guerre con Venezia riuscirono a tenerle per tutto il XIII e XIV secolo. Le basi della Repubblica erano sul Mar Nero, a Costantinopoli, sul Mare  d'Azov, in Armenia, in Siria, nelle isole nel Mar Egeo, sulle coste africane e spagnole. Nel 1407 venne fondato il Banco di San Giorgio, una sorta di consorzio che di fatto controllava l'amministrazione delle entrate pubbliche e il governo delle colonie. San Giorgio può essere considerato il primo istituto di credito moderno della storia europea. Uno stato nello stato in grado di dirigere politicamente la Repubblica e addirittura di finanziare le potenze straniere ricavandone utili e alcune volte protezione militare. Una potenza economica che durerà fino al 1805. Questo vasto impero coloniale si dissolse a causa delle continue guerre in cui Genova era impegnata in appoggio dei suoi alleati e dei suoi dominatori. L'Impero Ottomano in espansione, conquistò Costantinopoli (1453) e con essa la colonia genovese di Pera-Galata. Nel 1475 caddero la colonia di Caffa e gli altri possedimenti nel Mar Nero. Intanto l'emigrante Cristoforo Colombo andava a scoprire l'America, ma i genovesi parvero non accorgersene. La Repubblica spostò i propri interessi commerciali verso la Francia e la Spagna. Dopo il dominio dei Visconti e degli Sforza, il Doge Antoniotto affidò la sovranità su Genova al Re di Francia (1499). Con la rivolta di popolo del 1505 vennero cacciati i francesi e venne eletto Paolo da Novi primo Doge popolare. Ma due anni dopo i francesi riconquistarono la città e decapitarono il poveraccio davanti a Palazzo Ducale. A questo punto iniziò un periodo di continue guerre tra Francia e Spagna che videro Genova più volte assediata fino alla definitiva capitolazione dei nuovi padroni francesi nel 1522. La città venne occupata e saccheggiata dagli spagnoli. L'indipendenza non arrivò che nel 1528, quando Andrea Doria,  Ammiraglio di ventura, riuscì a stipulare un patto di alleanza con l'Imperatore Carlo V, dando inizio così al periodo di massimo splendore per la città.


El Siglo de los Genoveses

La nuova "costituzione" della Repubblica decretò il potere politico ai nobili (vecchi e nuovi) che si riunirono in 28 Alberghi. Questi Clan di tipo familiare controllavano la vita economica della città ed eleggevano i 400 membri del Maggior Consiglio e del Minor Consiglio con a capo il Doge e 8 senatori. In pratica i grandi mercanti si riconvertirono in banchieri. Il "Padre della Patria" Andrea Doria ottenne la perpetua esenzione dalle tasse per lui ed i suoi eredi. La Repubblica inoltre gli donò un sontuoso palazzo in piazza San Matteo. Durante il XVI secolo la città conobbe profondi e sostanziali mutamenti. Vennero edificati i palazzi dell'odierna via Garibaldi (Strada Nuova, 1558-75) e Genova diventò la città picta, con ricchissimi affreschi sulle facciate dei palazzi. Si moltiplicarono le ville sia a ponente che a levante della città, sontuose abitazioni molte delle quali sono giunte ai giorni nostri in buon stato. Ville, palazzi e chiese si riempirono di opere d'arte. Ma la vita cittadina non si tranquillizzò e le lotte intestine portarono alla fallita congiura dei Fieschi (1547) ordita per eliminare i Doria e riportare al potere i francesi. La guerra civile del 1575 portò a significative modifiche della costituzione. Vennero aboliti gli Alberghi e il Senato divenne il parlamento titolare del potere cittadino fino al XVIII secolo. Ma i tentativi di colpo di stato non cessarono mai. Il governo della Repubblica decise di far erigere nuove mura fortificate per difendersi da possibili invasioni. Vennero anche edificati nuovi moli e si potenziò la rete viaria. Si costruirono l'Ospedale di Pammatone, l'Albergo dei Poveri e altre opere pubbliche e di carità per certi versi all'avanguardia.


Dal balilla alla cadutadella Repubblica

La peste arrivò nel 1656 e i morti furono più di settantaquattromila. La città così indebolita cadde sotto le mire del Re Sole che la fece bombardare nel 1684. In questi anni, fra i più neri nella storia della "Superba", la Repubblica subì varie occupazioni. Solo nel 1746 con la rivolta del Balilla, la città si liberò temporaneamente dagli invasori austriaci. La leggenda narra di un ragazzo, Giambattista Perasso detto Balilla (monello), che si ribellò alle angherie degli austriaci lanciando un sasso al grido di Che l'inse? (chi comincia). Il popolo si unì a questo gesto spontaneo e gli invasori vennero cacciati dopo cinque giorni di battaglia. Durante il periodo fascista il nome di Balilla venne ripreso per indicare i reparti di ragazzini inquadrati militarmente.
Dopo questa rivolta la città subì l'assedio dell'esercito austriaco e contemporaneamente il blocco navale da parte della flotta inglese per quasi un anno. Nel 1768 la Repubblica decise di vendere la Corsica ai francesi e nel 1797 un Direttorio sostituì il Doge. Nel 1800 la città venne ridotta alla fame dall'assedio dell'esercito austriaco che riuscì ad occuparla per sei giorni. Con l'intervento dell'esercito francese la Repubblica si dissolse definitivamente e nel 1805 venne annessa da Napoleone all'Impero francese. Nel 1815, alla caduta di Napoleone, fu la volta del regno Sabaudo che la annesse col nome di Ducato di Genova.


Dal Risorgimento alla Ricostruzione

La miope amministrazione piemontese era invisa ai genovesi e i commerci languivano. In questo periodo si ebbero vari moti insurrezionali,  nel 1822, nel 1833 e nel 1849, duramente repressi nel sangue. In particolare nel '49, il generale Lamarmora fece bombardare la città danneggiando il quartiere di Portoria e distruggendo l'ospedale di Pammatone. La città venne brutalmente saccheggiata, i patrioti fucilati o costretti all'esilio. Garibaldi fu imprigionato a Chiavari, e successivamente imbarcato per il nord Africa. Mazzini con Pisacane tenteranno un'altra insurrezione nel '57, ma saranno costretti alla ritirata. Ma le idee liberali dei mazziniani, si consolidarono e il popolo ligure partecipò da protagonista nella lotta per l'unità d'Italia. Il 5 maggio 1860 dallo scoglio di Quarto partì la spedizione dei Mille volontari verso la Sicilia. Fra questi anche un entusiasta Alexandre Dumas. Conquistata l'unità nazionale Genova si trasformò rapidamente. Si ingrandirono gli stabilimenti metalmeccanici e  i cantieri navali, i quartieri si espansero in ogni direzione. Nacque un proletariato cosciente e combattivo. Ma la potenza delle famiglie aristocratiche, arroccate su posizioni parassitarie, impedì la nascita di una classe imprenditoriale locale. I grandi capitali arrivavano dall'estero, principalmente dall'Inghilterra. La classe dirigente genovese si chiuse ancora di più nei suoi palazzi a occuparsi di speculazioni finanziarie.
Nel 1901 la popolazione era salita a 300.000 unità e il porto era il più grande e attivo del Mediterraneo.
Nel 1926, il regime fascista, impose la costituzione della cosiddetta "Grande Genova" che inglobò i comuni limitrofi, il Ponente  urbano, la val Polcevera e i quartieri della riviera di levante, raddoppiando la popolazione. Fu una scelta politica ed economica, per controllare più efficacemente le aree industriali dove la popolazione era considerata avversa al regime se non addirittura sovversiva. Si cercò di ammodernare la regione con il potenziamento dei collegamenti stradali; l'inaugurazione dell'autostrada che collegava il nord industriale con il mare venne salutata come una svolta epocale. Durante la Seconda Guerra Mondiale Genova era considerata un obiettivo militare di primaria importanza. Subì 86 incursioni, fra bombardamenti navali e aerei. Nel 1945 (gli ultimi 4 mesi di guerra) si verificarono 25 bombardamenti devastanti che distrussero interi quartieri del centro e molte fabbriche del ponente con decine di migliaia di morti e 16.000 edifici distrutti o inagibili. Il quartiere di Madre di Dio venne cancellato. Il teatro Carlo Felice e Palazzo Bianco furono distrutti. La cattedrale di San Lorenzo fu gravemente danneggiata come buona parte dei palazzi storici. La chiese di Santo Stefano, della Consolazione, di San Siro e della Annunziata, furono ridotte a macerie fumanti come tante povere case che non erano obiettivi militari. Il patrimonio artistico della città venne gravemente danneggiato.
La lotta di liberazione vide la città e tutta la regione in prima fila. Genova sarà l'unica città italiana dove il comando Nazista dovrà arrendersi alle formazioni ribelli. Quando arriveranno gli alleati troveranno una città tornata alla normalità, con le fabbriche funzionanti, i mezzi pubblici in circolazione, il porto in piena efficienza e i partigiani in armi ad ogni angolo di strada. La Resistenza a Genova fu un movimento di massa molto radicato, con migliaia di caduti e deportati, che meritò la medaglia d'oro.
Con la cosiddetta ricostruzione la città conobbe una notevole crescita demografica, arrivando a superare gli 800.000 abitanti negli anni '60. L'espansione urbana del ponente industriale, delle valli e dell'arco dei contrafforti montuosi a ridosso del centro, portò a edificare senza nessun criterio urbanistico, nel disordine più totale, interi quartieri in cemento armato, veri mostri abbarbicati sui pendii, come palafitte sbilenche, sfida aperta alla razionalità. Ma il frutto dei compromessi e delle speculazioni, è andato avanti anche nel periodo recente. Dagli anni '70 ad oggi i mostri urbanistici non si contano. I quartieri del CEP di Prà, la Diga di Begato, Quarto Alta, le famigerate Lavatrici, il Biscione, edificati tutti in nome di un progresso mal interpretato e in perfetta continuità con il periodo della ricostruzione sono un esempio in negativo riconosciuto universalmente. Una Genova tenuta nascosta, non amata nè amabile, priva di strade degne di questo nome, con case brutte, brutti giardinetti posticci, pessimi servizi, senza un centro di gravità, con nomi orribili. "Andiamo a Genova, coi suoi svincoli micidiali" canta De Gregori. Vedesse le case incollate a quegli svincoli e potesse parlare con chi ci vive in quelle case, canterebbe sicuramente di peggio. Anche questa è una Genova da visitare, lo consiglio.  Le autostrade tagliano la città con una teoria infinita di gallerie e viadotti che sovrastano le case, le perforano, si incuneano nelle periferie della logica, costruiscono un panorama surreale. La sopraelevata occupa tutto il fronte del porto da San Benigno alla Foce espropriando il mare alla città. Questa edificazione violenta e disordinata non ha stravolto solo lo sguardo. Ha modificato le occupazioni quotidiane, i commerci e i tragitti degli uomini. L'orizzonte dello sguardo, il sapore della salsedine, la fatica del mare, sono storie lontane e irriconoscibili. La disoccupazione giovanile è quella di un paese sottosviluppato. Anche la natura ne ha sofferto. Il fluire delle acque pluvie è stato incanalato in tobooga di cemento armato che scendono a precipizio dai colli verso il mare. Nessuna demagogia. Le alluvioni si moltiplicano in tutti i quartieri. Da Sturla al Centro Storico, dalla Foce a Voltri, la violenza dell'acqua del 7-8 ottobre 1970 (che causò 25 morti) non è una leggenda, purtroppo, ma una realtà ripetibile all'infinito.

Genova oggi

Con la crisi industriale, a partire dagli anni '70, la città inizia un lento e inesorabile declino. La popolazione invecchia e le industrie dell'economia assistita chiudono a raffica. Vengono progressivamente abbattuti i grandi capannoni e al loro posto sorgono centri commerciali e direzionali, impianti sportivi e altri svincoli micidiali. Oggi, con una popolazione ridotta a 600.000 abitanti, la città pare conoscere un nuovo tentativo di rinascita sulle macerie di un impero che non esiste più. A partire dalle celebrazioni Colombiane del '92 alle manifestazioni per Genova Capitale Europea della Cultura del 2004, la città è stata catapultata in un rilancio virtuale, e nuovamente assistito, che cerca di inserirsi nei grandi circuiti del turismo internazionale. Una vasta area del porto storico è stata abbattuta o ristrutturata. Sono sorti l'Acquario, il centro congressi, il Terminal traghetti, i moli turistici, il divertimentificio in riva al mare. Con la ristrutturazione del Centro Storico (che durerà ancora decenni), i palazzi nobiliari hanno ritrovato l'antico splendore e si offrono ad una nuova vita. I vecchi scagni degli operatori portuali si sono trasformati in pub, ristoranti e negozi di carabattole. Gli appartamenti nella Città Antica hanno raggiunto valutazioni da capogiro. Gli speculatori se li accaparrano e li tengono vuoti. Gli antichi mestieri spariscono, le botteghe artigiane chiudono. Insomma, Genova è una città in movimento con molte contraddizioni. Non ama i foresti, anzi prova un certo fastidio per i turisti, ma si adegua con prudenza. I problemi sono tanti e non ci si deve fermare mai. Staremo a vedere se sotto la nuova città c'è solo la sabbia. Il dato confortante è quello che la vede come un luogo ancora a misura d'uomo. Non è una metropoli ed è poco espandibile. Qui si gira a piedi perchè è facile e bellissimo. La sua conformazione naturale la può proteggere dagli aberranti stravolgimenti cui sono sottoposte tutte le megalopoli del mondo. Forse è stato il caso che ha voluto Genova così bella da sopportare qualsiasi sfregio.
Almeno si spera.


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