Genova e l'atletica
L'avventura di un secolo
 
di Attilio Fezzardi
 


Prefazione

di Mimmo Angeli

Cent’anni senza mai andare fuori tempo, entrando direttamente nella storia. Di questo si è resa capace la società Trionfo Ligure, una delle realtà sportive più prestigiose dell’orizzonte genovese e nazionale. Sorta all’epoca in cui le discipline atletiche ritrovavano la nobiltà propria della tradizione classica, con l’esaltazione degli ideali olimpici di quella cultura greca che è alla base della civiltà europea e occidentale, la società ha saputo attraversare gli anni e i decenni fino ai giorni nostri, sempre secondo le caratteristiche primigenie di stile e correttezza, privilegiando gli aspetti etici a quelli strettamente legati al risultato. Posso portare personale testimonianza di questa attenzione della Trionfo Ligure ai veri valori sportivi, avendomi la vita concesso la fortuna di avvicinarmi per ragioni familiari a una delle più alte personalità espresse dal sodalizio, Giovanni Garaventa, con Alfredo Gargiullo e Angelo Davoli pioniere negli anni Venti del periodo più romantico, che ha scritto pagine importanti della storia dell’atletica genovese sempre ispirandosi a quella lealtà e correttezza che erano e sono un portato dei maestri della società. Scorrendo le pagine di questo libro si incontrano personaggi di grande spessore umano e tecnico, tratteggiati e rievocati dal curatore con affetto e partecipazione.
Cifra costante dell’opera è la valorizzazione di tutto quello che preesiste alla gara vera e propria: la scoperta di una vocazione individuale all’attività sportiva, l’accesso alla disciplina tramite la mediazione societaria, l’assunzione della condizione di discepoli, quindi l’esercizio ascetico degli allenamenti, la verifica del lavoro svolto alla prova della fase agonistica, l’elaborazione critica della gioia per la vittoria come del disappunto per la sconfitta. Rudyard Kipling raccomanda ai giovani di disporsi a trattare allo stesso modo il successo e la disfatta, qualificandoli entrambi come “impostori”: questo lo stesso criterio in voga da sempre alla Trionfo Ligure, che ha quindi saputo imporsi come fucina di campioni nella vita e nello sport.
Tutto cominciò un secolo fa, in un caseggiato della Foce, in quella via della Libertà che sembrava il posto adatto, anche dal punto di vista toponomastico, per un’iniziativa destinata a coniugare gli ideali mazziniani di uguaglianza sociale con quelli decoubertiniani incentrati sulla funzione dello sport come momento di fraternità. Tutto cominciò quasi per caso e senza pensare a quello che sarebbe accaduto, alle migliaia di persone che si sarebbero strette attorno al simbolo che affianca i colori sociali e la croce di San Giorgio, emblema della città di Genova, di cui la società è oggi a buon conto una delle glorie sportive più fulgide. Più che i nomi conta però lo spirito che è una caratteristica indefettibile di questa realtà, che ha raggiunto con merito il riconoscimento sicuramente più ambito nelle intenzioni dei fondatori: la Stella d’oro con cui il Coni gratifica i sodalizi che si siano distinti per limpidezza dell’interpretazione dell’ideale olimpico.
Il bello di quest’opera, infine, è il suo essere un libro aperto. Ha un’ultima pagina, certo. Ma è soltanto una convenzione editoriale. La storia dei “trionfini” non si ferma certo a questo secolo. Tutti i primati sono fatti per essere migliorati: più veloce, più in alto, più forte. Sempre all’insegna del decoro, del sacrificio, della nobiltà d’animo, della solidarietà, dell’insegnamento alla misura di sé. Soltanto chi conosce i propri limiti, infatti, si mette in grado di superarli.


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