|
Genova
XXVI secoli di storia
di Gaetano Poggi
Prefazione
Tutti gli studiosi sono oramai convinti
che la Storia della Liguria antica deve essere completamente rifatta. Gli
elementi non mancano, e le recenti scoperte archeologiche ci hanno procurato una
dimostrazione concreta, e per così dire palpabile, della civiltà di Genova
preromana e romana.
Certamente si presentano delle grandi difficoltà a chi si accinge a questo
lavoro; il materiale è frammentario, incerte le relazioni tra un fatto e
l’altro. Ma chi si approfondisce nello studio trova un’infinità di altri
elementi non avvertiti prima; i rapporti che legano i fatti fra di loro si fanno
più chiari, e con un lavoro di coordinamento e di sintesi si arriva a ricomporre
non uno scheletro, ma un organismo vivente ed operante attraverso ai secoli –
Genova piena di attività e di iniziativa, Genova che non è mai stanca, che non
ripiega mai su se stessa, che assimila tutte quante le civiltà, e si evolve e si
trasforma, conservando pur sempre un’impronta originalissima, una personalità
sua propria, sia di fronte alle egemonie antiche, sia di fronte ai Romani, sia
di fronte agli Imperatori del Medio evo, ed alle diverse dominazioni straniere.
Io non ho la pretesa di scrivere la storia di Genova, ma solo di dare un profilo
possibilmente completo di questa grande figura storica, quale si delinea sullo
sfondo di quattro civiltà: la preromana, la romana, la medioevale, la moderna.
Ho tenuto conto dei progressi della scienza – degli studi dell’Jssel, del
Morelli, del Pigorini, in fatto di paletnologia – degli studi archeologici e
storici del Mommsen, del Marquard, del Nissen, del Pais, del Villari, dell’Oberziner,
dell’Hartmann e del Ferrero, e delle preziose notizie raccolte negli Archivi
genovesi dallo Staglieno, dal Corvetto e dal Podestà. Mi sono giovato inoltre
delle nuove idee, che mi ha fornito lo studio della tavola di bronzo dei
Genovesi, e dei recenti studii fatti dall’Jung e da me sull’antica Luni, delle
recenti scoperte da me fatte a Libarna, e delle scoperte fatte in Genova dal
1898 al 1905, di tombe preromane del V Secolo a.C., di un palazzo di Agrippa, e
di mura dell’epoca romana. Quanto al Medio evo ho avuto presenti gli studii del
Desimoni, del Grassi e del Belgrano, e quelli più recenti del P. Savio, e del
Cabotto. Sulle gravi questioni che s’incontrano nella ricostruzione della nostra
storia ho espresso liberamente il mio concetto, riservandomi di ritornarvi, per
giustificare con note e documenti le mie affermazioni.
Non ho potuto fare a meno di diffondermi nella parte preromana e romana,
trattandosi di un tema che si presenta in oggi sotto un aspetto nuovo, e che
vuol esser trattato con criterii affatto diversi da quelli in uso finora. In
queste condizioni, dovevo rendere esatto conto dei concetti che mi guidarono
nelle mie deduzioni storiche. Il lettore pertanto troverà una sproporzione fra
la parte che tratta la storia antica, e quella che si riferisce alla moderna. Ma
questa è a tutti nota, ed io non doveva far altro che richiamarla, brevemente,
per dare alla parabola storica il suo compimento.
La storia di Genova sarà sempre incomprensibile finché prenderemo come punto di
partenza le Crociate, finché non ci renderemo conto di ciò che Genova fu
nell’epoca antica. Il suo commercio, le sue consuetudini, i suoi privilegi, il
suo Comune, hanno radici nell’epoca romana. La sua personalità storica è
completa quando Genova si affaccia al Medio evo.
Il mio lavoro contraddice a molte idee, che furono in voga fin’ora; e so
benissimo che sarà accolto con diffidenza. Mi auguro solo una cosa, che esso
valga a suscitare una discussione serena e obiettiva, libera da preconcetti e da
pretensioni autoritarie e dogmatiche. Le quali furono finora il più grave
ostacolo allo sviluppo degli studi storici, come degli etnografici e
glottologici. E qui mi sia lecito ricordare l’ostilità con cui nel 1900 furono
accolte le mie idee sul dialetto Ligure antico. Nei miei Geonati e Veturii io
osai affermare l’esistenza di un dialetto mediterraneo primitivo. Generatore del
greco e del latino e di tutte le lingue così dette neo-latine. In dieci anni di
alpinismo io avevo preso famigliarità coi dialetti liguri della montagna, e mi
ero convinto che quel modo di parlare risaliva a tempi antichissimi, che aveva
origini affatto indipendenti dal latino, e che era in stretta parentela con
quella toponomastica, che era parsa finora un mistero. In oggi un glottologo
indipendente, il Trombetti, constata che nelle molte lingue da lui studiate vi è
un substrato glottologico comune, e che la lingua umana è in sostanza una sola.
E così tante teorie glottologiche, pretenziose nella forma e vuote nella
sostanza, che ingombravano il cammino della scienza, precipitano nel nulla di
fronte alla evidenza dei fatti. Io pubblicherò appena mi sarà possibile il
risultato delle mie constatazioni glottologiche, ed intanto unisco a questo
libro una nota per stabilire esattamente le mie idee, e lo stato attuale dei
miei studii.*
Ad ogni mia pubblicazione storica richiamo su questo tema l’attenzione del
lettore, perché son convinto che siamo ormai vicini a conoscere le forme del
linguaggio primitivo, e che quando questo sarà noto, si apriranno alla storia
nuovi e grandi orizzonti; perché molte parole conservateci dalla toponomastica o
dagli scrittori antichi diventeranno una frase descrittiva, una fotografia degli
elementi più caratteristici di certi popoli e di certi luoghi. Per conto mio ho
cominciato ad utilizzare alcune di queste cognizioni che scaturiscono dallo
studio glottologico, ed il lettore ne troverà qualche traccia anche nel presente
lavoro.
Genova, 1° ottobre 1905
G. Poggi
* Nella presente
edizione tale nota è stata omessa.
Torna indietro
|
|