Liguria criminale
Dieci casi insoluti di cronaca nera
 
di Andrea Casazza | Max Mauceri
 

prefazione

Anonimi uffici, camere da letto e cucine, abitacoli di auto e prati inondati dal sole dell’estate, boschi ingrigiti dall’umidità e tuguri del centro storico, angoli di periferia deturpati dal degrado, scogliere imbiancate dagli spruzzi delle onde. Spazi rassicuranti in cui la vita scorre tranquilla e zone in cui, giorno dopo giorno, nulla sembra accadere in un perpetuarsi muto del tempo, senza storia e senza scossoni. Dieci scenari qualsiasi che, improvvisamente, vengono illuminati in un modo diverso, che impongono di essere osservati sotto un altro profilo. Non più case e macchine, radure e passeggiate a mare, ma luoghi differenti da tutti gli altri: luoghi in cui è stato perpetrato un delitto, in cui qualcuno ha reciso il filo che legava qualcun altro alla vita con fredda determinazione, con rabbia e violenza, con disperata follia. Dieci storie di uomini e donne che hanno riempito le pagine dei giornali, suscitato curiosità e angoscia, lasciando dietro di sé un reiterato mistero: quello legato a un nome. Il nome dell’assassino.
Quelli che abbiamo raccolto in questo volume sono dieci delitti insoluti perpetrati in Liguria nell’arco di tempo che va dal luglio del 1978 al luglio del 1996. Non sono gli unici omicidi che, in questi diciotto anni, non hanno trovato soluzione. Perché, con buona pace della letteratura di genere, il “delitto perfetto” è nella realtà assai più frequente di quanto non si creda. Ci sono, nella storia criminale della Liguria del dopoguerra, decine di casi avvolti nel mistero e archiviati. Fascicoli pieni di riscontri, interrogatori e analisi della polizia scientifica sui quali la polvere si è andata accumulando sino a nascondere perfino la scritta: caso insoluto.
Ma un caso è davvero insoluto solo quando nessuno lo ricorda più. Quando nessuno si ricorda più della vittima, della sua storia e delle circostanze in cui è stata strappata alla vita. I dieci delitti che abbiamo deciso di (ri)raccontare meritano di essere ricordati perché, per ragioni del tutto differenti, il mistero che ognuno di questi casi nasconde, chiede con più forza di altri di essere svelato. Il rischio, nel rievocare episodi così angoscianti, è da una parte quello di rinnovare il dolore dei parenti e degli amici delle vittime e, dall’altra, quello di riportare alla ribalta personaggi legati alle indagini perpetuando il disagio di essere rimasti coinvolti in vicende che, alla fine, li hanno visti del tutto estranei ai fatti. Non c’è, da parte nostra, alcuna intenzione né di rimestare nel torbido di vicende spesso scabrose, né di alimentari nuovi sospetti su chicchessia. Ci siamo limitati a riportare i fatti così come si sono svolti e come sono stati descritti sui giornali in base alle indagini. Di cinque di questi casi ci siamo poi occupati direttamente nel corso degli anni in cui abbiamo lavorato come “cronisti di nera” al “Secolo XIX”.
A chiudere, un vivo ringraziamento va a Giuseppe Lanzavecchia, archivista del “Secolo XIX”, senza il cui aiuto questo libro non avrebbe visto la luce, e alle nostre mogli, Daniela e Orietta, che ci hanno sopportato e stimolato accollandosi l’incarico di attentissime critiche e correttrici di bozze.


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