Liguria in giallo e nero
11 racconti per 11 autori
 
a cura di Anselmo Roveda
 

Introduzione

di Anselmo Roveda

Il giallo e il nero. Due colori forti pieni distinti che – almeno in letteratura – si fanno sfumature di un medesimo colore: quello che tinteggia le trame intorno al delitto, alle sue motivazioni e al suo disvelamento. Sfumature di una letteratura di genere che va sotto infinite, talvolta geograficamente locali, definizioni anch’esse a delineare altre nuances possibili: dalla detection story al polar, dalla literatura negra al giallo, dal noir al thriller, alle svariate altre conosciute e sperimentate correnti e mode. Insiemi distinti, e qui non solo geograficamente, con intersezioni possibili e marginali; unibili però, infine, su di un’immaginaria scrivania letteraria che va sotto il nome di delitto. Poi però, seppur a spanne, una distinzione tra giallo e nero si può fare: il primo maggiormente legato alla dimensione d’indagine intorno al crimine, il secondo più legato alle trame che sottendono al crimine stesso. Il primo cerebrale anche quando d’azione, il secondo più sanguigno, spiccio anche quando profondamente psicologico; il giallo quasi sempre dall’occhio dell’investigatore-risolutore, il nero che lascia spazio anche allo sguardo della vittima o del carnefice. Il giallo – lo chiameremo genericamente così pur ricordando che la definizione di questa letteratura sotto il nome del colore è cosa italiana e deriva dalla tinta di copertina e conseguente titolo di collana scelti da Mondadori nel 1929 per lanciare la propria serie di romanzi d’indagine – ha radici letterarie antiche. Si potrebbero scomodare quali prima vittima, primo assassino e primo investigatore rispettivamente Abele, Caino e Dio. Ma verrei a cose più recenti. Una buona data, condivisa e accettata, per fissare l’origine letteraria del genere è il 1841, allorché Edgar Allan Poe pubblica I delitti della via Morgue. Gli oltre centocinquanta anni a seguire hanno decretato il successo del genere, con svariate declinazioni locali, fino a farne oggi e in Italia la letteratura maggiormente fruita dai lettori e vieppiù frequentata da autori non solo di genere, ma, così potremmo dire, completi e di rilievo nella vita culturale e letteraria nazionale. La fortuna editoriale del genere ha smosso a critica anche le accademie; ci si interroga sulle ragioni di questa fortuna; ci si domanda perché porzione prevalente del genio letterario nazionale si dedichi – ognuno per la propria parte: editori, autori, lettori – al giallo. Al di là di più o meno dotte, più o meno condivisibili considerazioni resta il dato di fatto: il giallo in Italia piace.
E piace ancor di più oggi.
Un oggi fatto di una geografia letteraria gialla italiana sempre più capillare, non più Roma, Milano o Torino protagoniste di storie d’indagine, bensì la provincia, il medio centro, la riviera.
Anche Genova e la Liguria hanno le proprie storia e geografia del giallo.
Il fenomeno in Liguria, con misura d’ampiezza, è recente e in buona parte ascrivibile alle fortune del Bacci Pagano di Bruno Morchio e all’impegno di Fratelli Frilli Editori che hanno proposto e propongono annualmente un buon numero di titoli. Così hanno trovato lettori molti altri giallisti liguri: Maria Masella, Antonio Caron, Andrea Casazza e Max Mauceri, Mario Colangelo.
Questi anni sono la punta dell’iceberg, un quinquennio magico e fortunato per le scritture gialle e nere di Liguria.
L’appassionato di gialli in Liguria trova ormai molto: le collane “Blu di Genova” di De Ferrari, “Delitti inediti” di Contatto, “Narrativa noir” di Ennepilibri, oltre ai “Tascabili Noir” di Frilli; un paio di premi letterari, oltre a quello “storico” di Cosseria; un festival dedicato, intitolato “Mare Noir” e organizzato da Marco Vallarino.
Senza contare i molti scrittori liguri che pur pubblicando per editori situati fuori dalla regione hanno decretato l’immagine di una “scuola ligure del giallo”, anche quando non narrino di ambienti locali. Abbiamo così Claudia Salvatori, Daniele G. Genova, Ivo Scanner, Novelli & Zarini, Claudio Paglieri e altri ancora.
Ma se molto si è mosso, molto si stava muovendo.
Non è un caso che tra i vincitori del Premio Tedeschi e tra le pagine de “Il Giallo Mondadori” abbiano trovato spazio, fin dagli anni ‘80, Enzo Ferrea, Rino Casazza, Claudia Salvatori, Annamaria Fassio. Come non sono casuali le affermazioni a Cattolica di Paola Mordiglia e Maria Masella, o l’entrata nel novero dei finalisti di Courmayeur di Marco Vallarino.
A cercar poi parenti illustri, o solo antichi, all’immaginario multiforme che forma l’attuale scena gialla ligure possiamo scomodare la Genova taciuta de Il filo dell’orizzonte di Antonio Tabucchi, l’estremo ponente del poetico e appena a tinte gialle L’angelo d’Avrigue di Francesco Biamonti. O il vero capostipite dei gialli liguri: I cioccolatini di Soziglia di Carlo Alberto Rizzi, uscito nel 1985 per Marietti. O ancora cose un po’ più popolari, magari non propriamente gialle, ma tese a costruire un immaginario, quando non una rêverie, del vicolo, del porto, della periferia industriale, di mare e male. A costruire sfondi da malavita e vite disperate che poi troviamo oggi girate in forma letteraria dalla Fassio, dalla Masella, da Morchio o nel dinamico Delitto su commissione di Giorgio De Piaggi, gustoso noir immaginifico.
Questo immaginario, questa rêverie, di una Genova a tinte più nere che gialle la troviamo – e in qualche misura la dobbiamo – non tanto alle canzoni di De André, ma a libri come Io e la mala o Caso Bozano di Angelo Costa e Roberto Tafani. La dobbiamo a film e filmacci anni ‘70 come Genova a mano armata di Mario Lanfranchi, Mark il poliziotto spara per primo di Alfonso Brescia e Stelvio Massi, La polizia è al servizio del cittadino? di Romolo Guerrieri, Il cittadino si ribella e La polizia incrimina, la legge assolve entrambi con Franco Nero e di Enzo G. Castellari. La dobbiamo alle incursioni cinematografiche più alte come Le mura di Malapaga (ricordate il mitico ruvido Jean Gabin?) o Profumo di donna (ricordate i vicoli nei quali un cieco Gassman cerca la compagnia di una prostituta interpretata da Moira Orfei?), o più recenti come Padre e figlio di Pasquale Pozzessere o L’angelo con la pistola di Damiano Damiani. La dobbiamo poi a tutti i cronisti di nera della nostra regione che hanno addomesticato storie e penna per raccontare a un popolo di mugugnoni riservati, ma curiosi e cetosi, i delitti di casa nostra.

Ma veniamo, brevemente, all’antologia. L’idea, banale per giunta, è quella di offrire un volume di racconti per l’estate, un modo per accompagnarsi nelle scritture gialle e nere della nostra regione sotto l’ombrellone o nella casa dell’entroterra. Un modo per incontrare più autori, più storie, più scritture. Tutte di Liguria, per chi la regione la vive da residente e per chi la ama da turista.
Bello sarebbe che potesse diventare un appuntamento annuale, proprio come le vacanze.
Il volume raccoglie undici modi di raccontare in giallo e nero la nostra regione.
Ci sono cinque autori della “scuderia” Frilli, cinque tra quelli che hanno fatto la fortuna attuale della collana noir: Bruno Morchio, Maria Masella, Antonio Caron, il duo Casazza-Mauceri e Giampietro Stocco.
Morchio ci regala una nuova avventura di Bacci Pagano, questa volta in una nevosa Fontanigorda. Caron e la Masella lasciano per un attimo i loro investigatori seriali e ci offrono due storie originali: il primo attraverso il diario di una donna dalla vacillante salute mentale; la seconda con un racconto, inedito a stampa, che ottenne una menzione speciale da parte della Giuria del XXVIII Premio “Gran Giallo Città di Cattolica”, edizione 2001.
Casazza e Mauceri dopo Omicidio agli Erzelli tornano a proporci un’indagine del commissario Simona Ottonello, stavolta la seguiremo in un dramma della gelosia.
Giampietro Stocco, autore che privilegia narrare di storia alternativa, ci regala un racconto del mistero: un cupo e onirico caso di alienazione mentale.
Ci sono poi cinque autori giovani, con esperienze diverse e varie nel panorama editoriale.
Si tratta di Erika Furci, Fabio Beccacini, Giacomo Revelli, Marco Vallarino e Maurizio Garreffa.
Erika Furci, giornalista de “Il Mucchio Selvaggio”, è al suo esordio narrativo e ci offre una storia da vicoli genovesi. Maurizio Garreffa, autore giovanissimo dalla scrittura altrettanto giovane e un poco acerba, dopo l’esordio con il romanzo giallo Anime maledette per De Ferrari qui propone un racconto d’intrigo e storia medioevale, preludio della saga Le quattro chiavi d’oro.
Fabio Beccacini (direttore della collana “Giallo&Nero” de “Il Foglio Letterario”), Giacomo Revelli (recente vincitore del concorso “Il Giallo Ligure”) e Marco Vallarino (direttore artistico del festival “MareNoir”) sono tutti e tre dell’estremo ponente ligure e tra echi biamontiani, crudezze da confine, paesaggi intensi e psicologie indagate offrono un interessante e variegato sguardo su quella porzione di Liguria.
Infine ci sono io, Anselmo Roveda. Il mio racconto lo lascio giudicare al lettore, dico solo che gioca nero con un problema scacchistico.
A completare il volume una lunga intervista a Annamaria Fassio, vincitrice del Premio Tedeschi, nel 1999 e autrice di sei romanzi per “Il Giallo Mondadori”, e il suo decalogo per lo scrittore di gialli d’ambientazione ligure.


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