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Mazzini
di Francesco De Sanctis
Introduzione
Lezioni e riflessioni su Mazzini
di Maria Cristina Castellani
Assessore alla Cultura
- Provincia di Genova
Un testo per
riflettere: lezioni nel vero senso della parola.
Quando Vincenzo Gueglio mi propose di pubblicare il Mazzini di De Sanctis,
il nostro primo pensiero non fu quello solamente di celebrare il bicentenario
dell’insigne patriota. Molte altre iniziative si andavano infatti coagulando
intorno a tale data. Mi sembrò molto interessante che mi venisse proposta una
“coppia” che ci avrebbe offerto materiali di ampia riflessione. Una riflessione
a tutto tondo che avrebbe toccato letteratura, filosofia, storia e politica. Una
riflessione che avrebbe consentito una ripresa di alcuni temi di grande respiro.
La lettura di pagine del De Sanctis fa nascere spontaneo il commento: “Mi
sarebbe piaciuto sentire le sue lezioni!”. Ora dovremo “accontentarci” di
leggerlo, in una riedizione curata in modo competente da Vincenzo Gueglio, il
quale, nel saggio introduttivo, anticipa alcuni dei nuclei di una possibile
riflessione.
Su tali nuclei vorrei ora soffermarmi brevemente perché possiamo – come dice il
titolo di questa breve prefazione – riflettervi insieme.
Ci interessava, infatti, che fossero ripresi alcuni temi fondamentali, che
percorrono le correnti ideologiche ottocentesche e che investono soprattutto il
problema del metodo e il rapporto fra letteratura e storia, fra impegno ed
azione. Se alcune posizioni sono – come si suole dire – molto “datate”, altre
riacquistano attualità e vigore, specie se lette nello scenario attuale.
Mi appare personalmente interessante il sottolineare, in primo luogo e a titolo
di esempio, la desanctisiana proclamata appartenenza all’arte dell’uomo intero
(in assenza di tale integrità, infatti, vi è fallimento – sostiene il grande
critico). L’uomo intero (nozioni e sentimento, “Pensiero e azione”) è
condicio sine qua non, perché si possa procedere all’esplorazione di tale
arte: in altre parole all’esercizio del giudizio critico. Un approccio che ora
si definirebbe olistico e che trova corrispondenza nella generale lettura
desanctisiana.
Il tema appena citato è solo uno dei moltissimi argomenti di grande interesse
che troverete nella lettura di questo testo che – ripeto – ritrova attualità
proprio nella ricollocazione in uno scenario contemporaneo. Basti pensare ancora
– sempre a titolo di esempio – alla critica che muove il De Sanctis al “Mazzini
post 1848”. Basti ripercorrere, da una parte, l’anelito di libertà assoluta che
sorregge l’uno e le considerazioni di tipo – diremmo ora – “politico” espresse
dal De Sanctis.
E inoltre, come si coglie in altri passi che Gueglio sottolinea nel suo saggio
introduttivo, si riprende il tema del “Pensiero e azione” e sembra a Gueglio che
talvolta il critico De Sanctis sia troppo “critico” nei confronti di quel grande
“profeta” che aveva nel frattempo perso seguaci. Di quel grande predicatore che
continuava comunque a credere in un messaggio alto e a predicarlo. Quel
messaggio che la meno libera realtà della storia italiana sembra avere
sconfessato. Proprio il suo giudizio sul Mazzini precursore sembra infatti al
Gueglio essere troppo severo.
E tale giudizio diventa particolarmente interessante se letto in un’altra
ottica. Da un’idea di Italia ideale (o troppo distante dalla realtà di quell’Italia
che avanzava lungo una strada che il precursore forse non avrebbe condiviso),
all’idea di quella meno esaltante Italia, che pure si andava affermando, e che
conteneva in nuce alcuni degli elementi di cui ci lamentiamo ora.
Se rileggete con occhio e cuore contemporaneo la dialettica fra l’elemento
ideale e quello reale, potrete ritrovare alcuni dei temi che punteggiano i
nostri moderni dibattiti, dove viene sottolineato, spesso a scapito di una
visione globale e a vantaggio di una visione pragmatico-utilitaristica, come sia
meglio stare sul concreto dal momento che tutto il resto sono “parole”.
Nessuno nega evidentemente la concretezza e l’importanza di fare seguire alle
promesse i fatti. Pensiamo tuttavia che sia la grande ideale lezione del Mazzini
che le lezioni (in senso proprio) di De Sanctis (anche nella parti
puntigliosamente riprese dal Gueglio perché la critica a Mazzini sembrerebbe
velenosa, senza tale commento a supporto di una corretta lettura) potrebbero
valere ancora oggi. Perché – dice Mazzini – “Più della servitù temo la libertà
recata in dono”…
Su queste parole credo varrebbe la pena di riflettere.
Una lezione per chi ritiene che la libertà non serva. Per chi ogni giorno la
disprezza come un “regalo” non tanto utile.
Vincenzo Gueglio paragona le sue “istruzioni per l’uso” al bugiardino che le
case farmaceutiche allegano ai medicinali. In un altro paragone irriverente, io
ritengo che molti considerino la libertà – e il conseguente impegno civile di
quanti la vogliono difendere – proprio alla stregua di quei regali in cui chi li
fa investe molto di se stesso (e non solo economicamente) ma ai quali viene
preferita la squallida “busta con i soldi” o doni costosi del tipo “usa e
getta”.
Per questo riteniamo sia giusto lasciare una traccia editoriale che accomuni
lezioni e riflessioni.
Per chi ha voglia di pensare a temi ancora attuali, in termini di impegno di
pensiero e di vita, in una lettura accurata e profonda.
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