Un viaggio tra musica e humor
 
di Roberto Iovino e Francesca Oranges
 

Presentazione

di Marco Sciaccaluga

Secondo una definizione geniale di Vladimir Nabokov, contenuta in un saggio su Charles Dickens, la grande letteratura è una “democrazia magica”. In essa non c’è una vera gerarchia fra grandi e piccoli personaggi. Anche chi entra furtivamente in due righe a fondo pagina di un capitolo ed è già svanito nella pagina successiva resterà indelebilmente impresso nella mente del lettore (o fra le sue scapole percorse da brividi, come scrive Nabokov) proprio come i protagonisti della storia e concorrerà “democraticamente” all’immortalità dell’opera.
Mi è venuto in mente Nabokov leggendo questo delizioso libro di Roberto Iovino e Francesca Oranges. Nell’infinito catalogo di irresistibili storie e aneddoti sul mondo della lirica ci si trova davanti ad un universo dove il senso di appartenenza alla tribù del teatro riguarda il più infimo generico come la più pomposa delle star, la ballerina di ultima fila o il corista impallato come il tenore piantato a gambe larghe in ribalta proprio in bocca al direttore. Anche il teatro è una democrazia magica, un luogo dove le gerarchie sono illusioni egocentriche se viste attraverso il senso che ogni Arte deve avere: commuovere o ridere del mondo.
Si narra che Voltaire si recasse spesso dal cavadenti: in mancanza d’anestetici efficaci, quel proto-dentista intontiva i clienti di aneddoti buffi, pettegolezzi sulla vita di Corte, grotteschi incontri carnali, fantasmagorici scontri spirituali e mentre cacciava le tenaglie nelle fauci malate espandeva al parossismo la sua irrefrenabile risata: un formidabile placebo che infallibilmente leniva gli atroci dolori dei pazienti. Ne usciva Voltaire da quelle sedute proto-psicanalitiche come rinfrancato: “Non è solo un buon cerusico Monsieur…, è soprattutto un curatore d’anime e mi ricorda che l’allegria è una virtù morale. Al pessimismo dei sapienti si oppone l’allegria. Non quella becera della volgarità morale, ma quella limpidissima della virtù. Quando esco dal suo gabinetto di torture sento il profumo della libertà e dell’uguaglianza. Dell’uguaglianza degli uomini davanti al ridicolo”.
È il senso del ridicolo che ci salva, come nelle democrazie, non solo in quelle magiche: ogni eccesso, ogni sogno narcisistico, ogni tentazione egemonica è spazzato via dall’ironia e dal gioco umoristico. Una risata ci seppellisce da secoli e per secoli ci seppellirà. E questo libro, a cui auguro tanti appassionati e divertiti lettori, ce lo ricorda ad ogni capitolo.
Buona lettura.

 

Premessa

di Roberto Iovino e Francesca Oranges

Gigionismo: malattia endemica e pandemica, alla quale vanno soggetti con straordinaria facilità i lavoratori della gola e in genere tutti quelli che costituiscono il mondo militante della musica. Specie di febbre spagnuola il cui bacillo, localizzato nelle tavole del palcoscenico e anche sulle predelle delle sale di concerto, intacca senza remissione le corde vocali del cantante o le agili dita del suonatore, invadendo tutta la loro persona con una sorta di delirium tremens di estrema violenza. […]

Così scriveva in un suo testo umoristico Francesco Vatielli (1877-1946) descrivendo l’homo musicus. A questo curioso esemplare della razza umana, e più in generale, al mondo della musica nelle sue varie sfaccettature, è dedicato il presente libro, scritto con l’obiettivo di divertirsi e, possibilmente, divertire. La musica è in genere oggetto di studi e approfondimenti giustamente seriosi e rigorosi; si assiste ai concerti o alle rappresentazioni teatrali con aria assorta e pensierosa. Siamo tutti figli di quella ritualità imposta da Wagner, in base alla quale un’esecuzione è un evento sacrale.
Abbiamo voluto, dunque, concederci un’evasione da tanta ufficialità rendendo omaggio all’arte di Apollo e ai suoi cultori in modo scherzoso. Nei capitoli seguenti i lettori troveranno storie reali, aneddoti, citazioni tratte da poesie o prose del passato, cronache del presente, “minidrammi giocosi” nei quali sono stati coinvolti come protagonisti grandi compositori e celebri personaggi d’opera. Ci si è permessi di ironizzare sulle varie categorie professionali (un intero capitolo è affettuosamente riservato agli studenti di storia della musica) sperando naturalmente che nessuno trovi eccessivamente irriverente lo scherzo. E nella dedica del libro a noi stessi abbiamo in realtà voluto rendere omaggio a un maestro d’ironia quale Benedetto Marcello dal cui Teatro alla moda è tratta, appunto, la dedica stessa.
Gli autori sono grati, per la collaborazione, a Roberto Beccaria, Ugo Benelli, Corrado Bonini, Silvia Buttiglione, Edoardo Farinelli, Guido Fiorato. Un particolare ringraziamento a quanti (Betty, Cristina e Giorgio), sopportandoci quotidianamente, hanno reso possibile la stesura di questo libro.


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