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Nei secoli fedele
allo stato
L'arma, i piduisti, i golpisti, i brigatisti, le coperture eccellenti,
gli anni di piombo nel racconto del generale Nicolò Bozzo
di Michele Ruggiero
Prefazione
di Nicola Tranfaglia
Non capita spesso che un ufficiale dei
carabinieri come il genovese Nicolò Bozzo, che ha attraversato quarant’anni
dell’Italia repubblicana sempre impegnato in quel territorio di confine tra il
mantenimento dell’ordine pubblico e l’attività investigativa ed operativa nella
lotta contro i terrorismi di opposto colore, incontri un giornalista
appassionato di storia come Michele Ruggiero e costruisca con lui una
testimonianza viva e lucida sulla sua vita di inflessibile servitore dello
Stato.
Ma quando accade come oggi e nasce un libro chiaro e ricco di informazioni
attendibili su retroscena importanti, i risultati sono assai significativi per i
lettori e anche per gli studiosi dell’ultimo quarantennio della Repubblica.
Personaggi che sono stati protagonisti, nel bene o nel male, della storia
italiana dagli anni Sessanta alla fine degli anni Novanta, come Edgardo Sogno,
Junio Valerio Borghese, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Giulio Andreotti, Aldo Moro,
l’ex ministro Vito Lattanzio, l’ex presidente della Regione Liguria Alberto
Teardo e i giudici Giovanni Falcone e Gian Carlo Caselli emergono dalla memoria
del lettore con i tratti assai vivi con cui Bozzo li ricorda per averli
avvicinati, per aver collaborato con loro o comunque incontrati, direttamente o
in maniera indiretta.
Si delinea così a poco a poco un ritratto inedito di un paese tormentato da una
guerra fredda assai aspra e caratterizzato in ogni sua vicenda dall’intrecciarsi
di trame e di depistaggi, che conserva ancora misteri tuttora irrisolti e
irrisolvibili grazie alla persistenza di un istituto anacronistico come il
segreto di Stato e grazie alla presenza negli apparati statali, e
particolarmente in servizi segreti di continuo riformati nei nomi e nelle sigle,
ma in realtà rimasti quasi sempre gli stessi almeno al livello degli Stati
maggiori e nei livelli di comando.
Mi è accaduto negli ultimi decenni di leggere molte testimonianze sulla
Repubblica da parte di protagonisti e di comprimari, ma questo libro-intervista
si segnala tra tutti per la lucidità della testimonianza e per il cammino
difficile, ma assai limpido, che il generale Bozzo ha percorso dall’arrivo nei
ranghi dell’Arma (lui che, curiosamente, aveva sempre sognato di fare il vigile
urbano piuttosto che il carabiniere commosso dall’esempio di un vigile che si
era sacrificato per una donna in pericolo di vita durante i bombardamenti su
Genova nella seconda guerra mondiale).
Si sente nell’ampia testimonianza dell’alto ufficiale dei carabinieri una
fedeltà alla Costituzione repubblicana e agli ideali democratici che gli
procura, prima di fronte ai tentativi ripetuti della destra di promuovere colpi
di stato (da De Lorenzo nel 1964 a Borghese nel 1970 e a Sogno nel 1974), poi di
fronte all’offensiva terroristica e alla crescita indisturbata della P2 di Licio
Gelli, una serie costante di esclusioni e di trasferimenti che rallentano la sua
carriera e lo portano ripetutamente ai margini delle indagini e così fanno
comprendere ai lettori come nei vertici dell’Arma siano stati molti presenti
negli ultimi decenni alcuni generali legati alla destra e gruppi nutriti di
ufficiali che si legarono negli anni Settanta alla massoneria di Gelli.
Per fortuna nell’Arma non mancarono generali e ufficiali fedeli alla democrazia
e alla Costituzione repubblicana che si opposero ai piani golpisti e rischiarono
la vita di fronte all’offensiva terroristica.
Tra di essi spicca ancora una volta la personalità di Carlo Alberto Dalla Chiesa
assassinato a Palermo il 3 settembre 1982 e protagonista indiscusso di uno
scontro interno all’Arma con quegli ufficiali che si schierarono con la destra
neofascista e più tardi con la massoneria di Gelli contro le istituzioni
repubblicane.
Di Dalla Chiesa, il generale Bozzo traccia un ritratto sintetico ma assai vivo,
sottolineando la sua onestà cristallina, la sua capacità di mobilitare le
coscienze dei suoi collaboratori, la sua generosità con gli altri ufficiali e
con le loro famiglie, tutto ciò che ne faceva un uomo destinato a compiti sempre
più importanti, malgrado l’ostilità espressa contro di lui dai vertici
dell’Arma.
Ma anche alcuni politici, come il ministro dell’Interno Rognoni, negli anni più
intensi della lotta al terrorismo emergono come figure positive e tali da
consentire alla parte migliore dell’Arma di condurre con risultati notevoli la
battaglia contro la mafia e contro i terroristi.
Complessivamente, grazie alla scrittura essenziale e sintonica di Michele
Ruggiero che ha colto tutti gli aspetti nuovi e a volte drammatici della
vicenda, ma anche all’obbiettivo interesse dell’esperienza di Nicolò Bozzo, il
lettore segue con chiarezza un racconto che attraversa insieme quarant’anni
dell’Italia repubblicana e la vita di un carabiniere che ha perseguito in
maniera esemplare il suo compito di soldato e gli interessi della democrazia
repubblicana nata dalla Resistenza.
Non capita tutti i giorni di leggere testimonianze come questa e chi cerca di
ricostruire da molto tempo la storia di quegli anni ne è particolarmente
contento. Come lo saranno, credo, tutti coloro che si accosteranno a questo
libro.
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