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Niente da perdere
di Mario Luigi Colangelo
Prefazione
Genova.
Bellissima giornata. La primavera ostenta un sole caldo al punto giusto. La
tramontana scende dal monte Fasce e arriva sul lungomare dove muove le piante
delle aiuole e poi continua il suo lungo viaggio formando crespe argentate che
appaiono sulle correnti salate spinte a sud. Nel quartiere della Foce poco
traffico di mezza mattinata. in via Rimassa una rinomata rosticceria mostra gli
splendori dell’italica gastronomia: insalate russe, cappon magro, baccalà
fritto, lasagne al ragù, vini pregiati, pesto appena fatto e, davanti al banco,
clientela femminile altamente locata e bassamente simpatica che, in attesa di
ordinare, si impegna in discussioni di grande intelletto e in occhiate, a tutto
e a tutti, volte a trovare, ad ogni costo, quel che di criticabile passa il
convento… Passatempi dell’umanità ricca e nullafacente.
Al bar Molinaro tanta gente seduta ai tavolini a bere e a coccolarsi tra
cappuccini schiumosi e caffè ristretti, intenta a parlare con voce alta per
vincere il volume della musica neanche troppo sommessa che esce dalle casse a
muro del locale.
La mitica Radio Babboleo spara When the night comes di Joe Cocker. Il
barista, un giovanotto sulla trentina con tanti capelli e modi energici,
accompagna la canzone fischiando in modo intonato mentre sbircia con occhio
allupato il fondoschiena delle ragazze carine presenti nel locale.
Nelle strade automobilisti frettolosi e intolleranti nei confronti di ogni
frazione di secondo passata in attesa al semaforo. Quando si accende il verde
bisogna partire con scatto bruciante e gran sgommata. Così va bene! Se poi c’è
un pedone in mezzo alla strada in ritardo, peggio per lui! È in torto? E allora
possiamo passarci sopra con tutte e quattro le ruote, così giustizia sarà fatta!
La furia automobilistica cittadina non perdona.
A quest’ora tanti lavorano, altri dormono ancora o fanno sesso, alcuni si
organizzano per un pomeriggio da passare al molo per tirare alle orate, alcuni
odiano, altri amano, chi si bacia e chi bestemmia e così via.
Insomma: tutto normale. Tutto o quasi... L’oceano della mediocrità di tutti i
giorni nasconde tante cose particolari, ambigue, a volte orripilanti, anche qua
in questa città conosciuta come La Superba.
Cammino oltre e mi avvicino al mare, folate improvvise con profumi di primi
piatti e pietanze in fase di lavorazione mi ricordano che tra poco è ora di
pranzo. Passo davanti al fruttivendolo dove il basilico copre prepotentemente
tutti gli altri odori. Basilico, pesto, trenette... Belandi! Siamo a
Genova. Mi siedo sull’unica panchina decente dei giardini Govi di Punta Vagno e
guardo il largo immenso del mio mare...
Buona lettura!
Mario Colangelo
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