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Notte insonne Timida (dedicata a Laura C.) Invero è ben sexy la tua timidezza Di giovane donna che al mondo si apre, Mi induce a donarti una lieve carezza In modo da offrirti un poco di pace. Ma pure non voglio imbarazzarti davvero E farti arrossire in modo violento Così il mio affetto sì dolce e sincero Nel pensiero rimarrà per un solo momento. E tu alfin sarai un ben lieve fantasma Entrato a far parte della mia storia, Un dolce ricordo in quel gran marasma Che si muove ed è vivo nella mia memoria.
Lettera per Roberto (26/7/2004) Lievi ti siano quelle zolle di terra Che ricopriranno le tue spoglie mortali E che piano piano le trasformeranno Così inventando nuove forme di vita. Nessuno può dire, o caro Roberto, Quanto ha sofferto il tuo povero cuore Così da portare in quel fatale momento Disperazione come tua cattiva sovrana. Ma se un Eterno esiste ed è buono Consolerà il tuo pianto dirotto, E come splendente di una luce divina Verso il tuo sole alfin tu correrai.
Cereta Piccolo gruppo di case in collina Dove il tempo si è quasi fermato. Il sole ogni giorno si alza e si china Su un panorama sempre immutato. Forse è pur vero quel che si dice Che la noia afferra i campi e i muri E quasi per certo si maledice Le umane frette e i voleri più duri. Qui si riposa, ben tenendo a mente Che la natura ha il suo tempo lento. Agitarsi e correre non servono a niente Ma guarda la vita che scorre a rilento. Forse ti insegna, la mia amata Cereta, Qual è il senso della nostra esistenza: Lasciarsi andare in una pace quieta Avendo dei ricordi una reale presenza.
Favola del viandante notturno Misterioso viandante che la notte vaghi, E che il buio hai come amico e compare, Quante storie tu sai e ancor quanti maghi Hai infine incontrato nel tuo girovagare? Di certo il buio ti sussurra carezze Portate dal vento o dalle stelle fatate Come se fossero delle gentili brezze Da un lontano mare esauste arrivate. Il mistero notturno hai tu forse in mano Che l’uomo spaventato appena intravede E più tu non temi del buio l’arcano Che in esso profondo di certo risiede. E tu mio viandante ed anche stregone La notte raccogli dell’uomo gli affanni Ponendoli tutti in un gran pentolone Che preserva la vita da tutti i malanni. Il buio e la notte hanno infatti un crogiolo Di oro massiccio e di rame argentato Nel quale si scioglie come piombo in fornace Per antica magia il dolor del creato. Linimento sovrano da ciò viene inventato Per dare sollievo all’uom che è dolente Che dentro al suo male, così confortato, Nel sonno amico dolor più non sente. È infatti il sonno terapia portentosa Che da quel calderone è infin generata Con chimica strana e alchimia poderosa Nascoste nel buio di una notte d’estate. O tu mio viandante non essere fiacco E sempre distribuisci questo raro incanto Al fin di donare anche all’uomo più stracco Un dì più sereno e un poco anche santo.
Triste signora (Casta Canasta) Triste signora di lande boschive, Che cattiveria ha provato il tuo cuore Sì da esser sempre feroce sul chi vive Come se ogni uomo ti arrecasse dolore? Tu non conosci il mare ed il cielo, È la parola tua cattiva nemica. Ormai hai gli occhi coperti da un velo, Per te un sorriso è grave fatica. Chiusa tra i monti aspetti la morte Che ormai s’appresta con compassione A porre fine alla tua triste sorte Al fin portandoti conciliazione. Triste signora, voglio solo augurarti Che il tuo ultimo fatal respiro Sia consolato da un breve incanto A te portato da una divina pietà.
Attesa Facile è stato ancor aspettarti Rubando alla vita un poco di tempo. Ma tutto ormai l’ho infin consumato Come candela che si spegne pian piano. L’attesa è finita in un gorgoglio Di frasi e di gocce di pianto irrequieto Ed anche per me è giunta ormai l’ora Di volgermi solingo e riprender la via. Ma forse non sai che strano piacere L’attesa di te mi ha dato davvero Struggendo il cuor mio nel dolce tepore Che sol chi tanto ama per certo conosce Non sei arrivata, e forse è più triste Scordando il tuo viso riprender la vita E nella memoria aver solo impresso Il dolce ricordo di un’attesa dolente.
Oscuro è il cielo (un inizio di apocalisse) Oscuro è il cielo, striato di guerra Con cupi bagliori di sangue innocente. Speranza non v’è e ognun ormai si pente D’esser pur vivo su questa brutta terra. I fiori son malati di morte e tristezza, In fiamme scarlatte pietà arde e muore E paiono giunte infine quell’ore Che annuncian la fine con greve certezza. E chissà se il dio che tutto prevede Ancora governa su questa tempesta Oppur se n’è andato cattivo di testa E su un altro universo crucciato ora siede. O notte ti prego, discendi pietosa E tutto confondi nel tuo nero gran manto, Così per malvagio e ben grande incanto Scompaia la vita nell’aria fangosa. Infine regni la morte su tutto Cattiva sovrana che non lascia speranza E porti nell’ora che triste s’avanza Sciagura, sconfitta e ben grave lutto.
Zaba Zaba è parola di linguaggio straniero Che un verde animale per certo designa. È brutto e gracchiante e quasi non vero, Nell’acqua stagnante ha infine il suo posto. In lingua italiana il suo nome è ‘rospo’, Di tutti gli stagni è re e signore Ma in lui non alberga dolcezza o amore Così che ingoiarlo è dura fatica. Ma un altro valore per me ha questa parola Pur strana e corta ed alquanto desueta. Nasconde il ricordo di una giovane donna Che ha rischiarato i miei giorni estivi. Or essa è lontana nel pur vasto mondo Ma sono ancor certo che mi ha nel suo cuore E che nei suoi sogni oppur quando è sola La mia lontananza davvero non c’è. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore, Fasullo proverbio di gente cattiva. Ti ho sempre in mente Caterina mia cara Nel dolce sorriso o nei mattini indolenti. Ecco che cosa si cela fatato In una parola assai strana e selvaggia: Un dolce ricordo, un poco di amore Di certo son racchiusi nel vocabolo zaba.
Ombre malvagie – Iraq 2004 Ombre malvagie si fan più vicine Ed il cielo s’infuoca di una guerra lontana Ove il grido più feroce e cattivo Confonde ed uccide ogni umana bontà. Il cuor si spaventa e desolati si osserva Il duro trionfo di una morte spietata Che più alla vita non dà alcuna tregua E ferocia è regina infame e perversa. Maledetti siano quegli uomini cattivi Che per guadagno o per antica superbia Preda ormai sono di tanto furore E per sempre uccidono la loro pietà. Ma ogni speranza perduta ancor non è E un poco d’azzurro nel ciel nero si vede Se senza paura ognor apri il cuore Ed abbandoni la tua vanità. Con gran umiltà non devi pensare In tasca di avere l’universal chiave Che schiude per certo e per incanto divino Ogni porta e ti accompagna nel tuo paradiso. Ascolta un po’ tutti, perché tutti hanno Un piccolo grano di antica saggezza. Tolleranza tu usa, ché in tale parola V’è certo un principio di amore divino. L’ombra cattiva così se ne va Ed anche nel buio più ostinato e maligno L’animo umano infine rifiata E raggiunge così la sua libertà.
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