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Niccolò Paganini
Un genovese nel mondo
di Roberto Iovino e Francesca Oranges
Prefazione
di S.E. Cardinale Tarcisio Bertone
Arcivescovo di Genova
Sono contento e mi compiaccio di una nuova
pubblicazione su Niccolò Paganini, uno dei genovesi più noti al mondo. La sua
vita fu certo travagliata, non sempre priva di ombre. Uomo intelligente,
genialmente dotato dal punto di vista musicale, ha lasciato al mondo opere
d’arte di valore incomparabile, anche perché la musica, la più fragile e
universale fra le arti, non ha spazi che la contengano o la ostacolino:
certamente richiede una dedizione non comune per disciplina e passione, come
bene ha impersonato, nel secolo appena trascorso, il violinista genovese De
Barbieri.
L’autorità ecclesiastica, nella persona del Papa Leone XII, non ebbe timore nel
conferirgli una delle più alte onorificenze, l’Ordine dello Speron d’Oro, anche
se fu più prudente nel concedere le esequie religiose: la fama di uomo macabro e
diabolico però, era più frutto del clima culturale romantico in voga allora, che
di una reale convinzione filosofica.
Nel testo sono narrati episodi che mostrano invece una finezza d’animo di
Paganini, generoso e alieno dalle adulazioni.
A fronte del suo indubbio legame affettivo con la sua città, a cui fece dono del
suo “Cannone”, come Arcivescovo – oggi – mi auguro che a Genova la buona musica
trovi ancora terreno fertile: in questo impegno la Chiesa, con il suo patrimonio
di tradizione e di ricerca, fa la sua parte. La musica è espressione dell’estro
e della genialità dell’animo umano: i capolavori del Moto perpetuo, del
Mosè o dei Capricci rinnovano lo stupore di fronte all’uomo e alla
sua dimensione spirituale.
In questo periodo di guerre e di lacerazioni tra i popoli vorremmo che a Genova
e nel resto del mondo tacessero le armi e avessero sempre più spazio e ascolto i
cannoni come quello del violinista genovese!
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