Biobugie & tecnoverità

Prefazione

L'ingegneria genetica è da sempre stata affidata al caso. Molti preferiscono il termine "creazione", affidando all’intelligenza divina il ruolo di Ingegnere. In realtà, entro gli angusti limiti scientifici odierni, per quanto ci è dato di capire si tratta d'un processo chimico per cui molecole di RNA e DNA sono capaci di ricostruire se stesse, concedendosi notevoli margini di errore. Lo fanno anche alcune proteine, come i temibilissimi prioni, che abbiamo dato da mangiare agli animali, senza capire ancora cosa siano. In cambio ci hanno restituito la BSE o morbo della mucca pazza. Che poi sia stata la prima mucca malata ad esser dotata di scarsa intelligenza o piuttosto Richard Soutwood professore alla prestigiosa Oxford University, che decretò nel 1986 come "estremamente improbabile" che la BSE potesse trasmettersi all'uomo, lascio il lettore decidere.

Nonostante l'Homo sapiens, la vita sul pianeta è stata sino a ieri modellata dall'ambiente, adattandosi ad esso in modo casuale; siamo passati così dalla cellula iniziale sino alla complessità del cervello dell'animale più evoluto, l'uomo. Costui, normalmente, non riesce ad arrivare a cattedre universitarie né tantomeno ad accedere ai vertici degli organismi preposti ai controlli per la bio-sicurezza dei paesi industrializzati. Quando ciò accade, tuttavia, se la persona incaricata privilegia alla sicurezza gli interessi economici in gioco, i danni conseguenti possono essere rilevanti. L'interfaccia tra accademia, politica e grandi interessi industriali, infatti, è caratterizzata dalla netta prevalenza delle logiche del profitto, cui, ovviamente, si dà una "veste scientifica". Chi arriva a tali conclusioni è la stessa accademia, che pubblica dotti studi sui compromessi etici della ricerca medica scientifica, sulle sue riviste mediche di maggiore prestigio. Ma ciononostante il dollaro prevale: solo attraverso i dollari USA, infatti, università, carriere e potere vengono definiti. L'Italia va a traino, come sempre, profittando della sua eterna capacità di mediare gli interessi mediterranei della grande potenza. Una situazione non certo confortante. A ben vedere, anzi, il neologismo coniato da quel Comitato, "biosicurezza", suona come "bio-presa in giro".

Questo libro è la raccolta di interventi contrari alle logiche di chi, con immensa presunzione, pensa d'intervenire su processi per i quali la natura programma migliaia di anni, con quattro abili mosse tecnologiche. L'errore di costoro è di calcolo sulle conseguenze a distanza. La biologia ci ha insegnato, infatti, che l'individuo proprietario (suo malgrado) d'una mutazione che ne favorisce la sopravvivenza, supera gli altri e li sopprime. Così è capitato per l'uomo, fertile ogni mese ed intelligente più degli altri animali, che ha sopraffatto qualsiasi altra specie sul pianeta. Ciò è avvenuto non solo uccidendo individui e distruggendo ambienti dai quali quegli individui dipendevano, ma anche selezionando razze animali sempre più adeguate ad esigenze commerciali e nutrizionali. Con questa logica i paesi evoluti hanno perso l'enorme varietà di erbivori, carnivori, uccelli, piante che vivevano accanto a casa nostra sino a non più di due secoli fa.

La varietà di specie animali e vegetali, è un bene fondamentale del pianeta ed è essenziale all'equilibrio dell'evoluzione; tanto minore è la varietà delle specie, quanto più la sopravvivenza dell'intero pianeta viene compromessa. Se, per assurdo, la terra dell'anno 3000 fosse abitata da soli uomini e dagli animali e piante che questi mangiano, la possibilità di strage planetaria sarebbe maggiore. Tutti sanno che un animale "bastardo" è molto più forte e resistente di uno di razza pura e selezionata. Pochi sanno che le biotecnologie non solo selezionano razze pure, ma inducono l'espansione di individui tutti dotati dello stesso gene che permette loro di sopravvivere a condizioni ambientali sfavorevoli.

Ciò sarebbe fantastico se, per esempio, si riuscisse a coltivare il grano nel Sahara o in Groenlandia ? Certamente sì per chi ha fame, probabilmente no per gli attuali detentori dei granai; forse sì per gli esquimesi, probabilmente no per foche, pinguini ed orsi bianchi. Quando poi il risultato di tanta scienza biotecnologica avanzata fosse una banana che resiste ad alte concentrazioni di pesticidi ? Sono contenti i produttori dei veleni e i padroni delle piantagioni, che possono spargere con gli aerei le loro nuvole venefiche, a prescindere dal fatto che sotto stiano lavorando dei "poveri negri". A loro, d’altra parte, provvederà la natura, come sempre. Chi non resiste al pesticida si ammalerà e morirà, chi invece viene selezionato positivamente, continuerà a lavorare (sempre per pochi dollari all’anno). Per costoro, dunque, non c’è bisogno d’ingegneria genetica.

Quando i cervelli acutissimi di Enrico Fermi, Ettore Majorana e degli altri incredibili "ragazzi di via Panisperna" cominciarono ad applicare i loro ragionamenti sull’energia nucleare, nessuno pensava che il disastro della centrale di Chernobyl potesse mai accadere. Ma Fermi, tuttavia, ha avuto il tempo di vedere Hiroshima e Nagasaki e non credo esistano dubbi sul fatto che il suo senso di colpa per non aver saputo prevedere, possa averlo tormentato non poco.

Un altro genetista con brillantissima intelligenza nostrana, Edoardo Boncinelli, si dice oggi assolutamente ottimista sul futuro dell'ingegneria genetica. Affascinato com'è dalle regole matematiche che sovrintendono alla genetica della formazione del cervello, non ha tempo di soffermarsi sul fatto che troppe volte gli uomini si sono comportati con imprudenza o incoscienza. Dietro al solito intelligentissimo e curioso "pierino", ingenuo quanto può esserlo chi spende la propria vita tra libri e laboratorio, arrivano sempre avventurieri e opportunisti. È accaduto nel mondo occidentale dalla scoperta dell'America alla conquista del West, ma è sempre stato anche millenni fa, per l'Impero romano e prima ancora per il regno egizio, e i dominatori assiro babilonesi. Dietro a chi esplora e scopre arrivano i turbolenti e gli ingordi desideri di chi brama potere e danaro. Ciò non vuol dire che non bisogna più esplorare e scoprire, ma che si deve farlo con rigoroso rispetto della sostenibilità delle conseguenze che la scoperta provoca.

Le biotecnologie sono frutto del danaro e sono ideate e costruite con lo scopo di moltiplicarlo. Ciò costituisce l'esatto contrario dello scopo per le quali sono nate nei cervelli e dalle mani di molti "pierini" scienziati. Il loro vero obiettivo, infatti, è quello di generare nuove opportunità di nutrire e curare chi non può essere né curato né nutrito. Ma le condizioni perché anche queste due cose, così oggettivamente positive ed umane, possono essere realizzate, devono comunque rispettare con rigore i criteri di sostenibilità ambientale ed il rispetto della diversità. Questa, infatti, è la vera ed inalienabile ricchezza del pianeta ed unica universale garanzia di chi ci vive sopra.

Biobugie & Tecnoverità è un libro che tutto il popolo di Seattle e di Mobilitebio deve leggere e che spero sia tradotto su rete in tutte le lingue. Ciò che i bio-bugiardi ed i bio-incoscienti tentano di farci inghiottire e respirare senza che nessuno ne capisca nulla, infatti, è molto pericoloso. Solo l'allargamento dell'informazione a tutti coloro che votano, è garanzia sufficiente a proteggerci dai bio-corsari. I criteri di "biosicurezza" adottati dai governi del mondo occidentale non offrono sufficienti garanzie, nella misura in cui molti ruoli accademici dipendono dai finanziamenti industriali; la strada da fare per ottenere da costoro il rispetto degli interessi della collettività sembra dunque molto lunga e in salita.

Questo libro vi aiuterà ad identificarla, dandovi la carica per mettervi in moto, ciascuno secondo le proprie inclinazioni. Ognuno di noi, infatti, è, suo malgrado, pienamente coinvolto. Nessuno può più pensare che le biobugie riguardino "gli altri".

 
Paolo Cornaglia Ferraris

 

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