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Le radici
cristiane della Liguria orientale
Siti e luoghi di culto
di Francesco Baratta
Prefazione
Un’antica
tradizione narra che l’apostolo Paolo attraversò la Liguria per dirigersi in
Iberia; anche San Pietro approdò su queste coste presso Toirano e poi a
Portovenere, e durante la persecuzione di Nerone i santi Nazario e Celso
arrivarono a Genova dal mare e predicarono la nuova religione alle genti che
risiedevano nell’oppidum. Queste testimonianze non sono avvallate da reali
documenti storici, ma certamente il cristianesimo si diffuse nell’arco ligure
grazie alla sua particolare posizione geografica, affacciata sul mare,
propagandosi dapprima nelle città e poi, lentamente, nell’entroterra già dal II
secolo. Genova, in particolare, posta al centro della regione, possedeva per i
suoi commerci un ruolo centrale nel Mediterraneo ed era collegata con il Nord
Italia dalla Via Postumia, la strada imperiale che univa la costa a Milano e
proseguiva nel nord della Pianura padana.
Bisogna arrivare al IV secolo per avere il primo documento che attesta la
presenza certa del cristianesimo a Genova: risale al 381 la citata presenza nel
concilio di Aquileia del vescovo genuense Diogene, il quale non fu certo il
primo vescovo cittadino. La città, sede di cattedrale vescovile, doveva comunque
essere organizzata come una diocesi, con gli edifici dedicati al culto e
all’amministrazione delle cose religiose.
La leggendaria figura di San Siro unisce il territorio ligure occidentale alla
tradizione del santo genovese: Iacopo da Varagine narra che Siro, dopo essere
stato educato dal vescovo Felice, venne da lui mandato a Villa Matuziana (San
Remo) dove ebbe modo di compiere numerosi miracoli soprattutto nella zona della
Valle Argentina e di Arma di Taggia. Richiamato a Genova, Siro venne eletto
vescovo con acclamazione popolare e, dopo avere compiuto il miracolo del
basilisco, rimase nella memoria come il primo santo vescovo della città.
Una storia ricca di aneddoti che comunque attestano che la Liguria proprio per
la sua felice posizione affacciata sul mare era posta in prima linea verso le
novità di pensiero, accogliendo la religione cristiana con entusiasmo e
devozione. Lo attestano le “pietre storiche” che da Luni, antico porto romano
posto sulla foce del fiume Magra, si incontrano lungo la dorsale ligure fino a
Genova e proseguono fino al confine con la vicina Francia.
Una parte del percorso, da Luni a San Fruttuoso, è fatto in questo affascinante
libro di Francesco Baratta, presidente onorario dell’Unione Italiana della
Stampa Cattolica della Liguria che, con una attenta ricerca, ci consegna una
rivisitazione del Cristianesimo, facendo emergere le radici cristiane partendo
dalle significative figure di San Benedetto “patriarca del monachesimo
occidentale”, come richiamato alla nostra attenzione da Benedetto XVI appena
eletto Pontefice e, nella Liguria orientale, da San Colombano, altro caposaldo
della cristianizzazione e più coinvolto ancora nella nostra area geografica del
levante ligure.
Il pregio di questo testo fortunato Le radici cristiane della Liguria orientale,
è da ricercarsi proprio nella capacità dell’Autore di intercettare le più
antiche e conosciute fondazioni medievali che hanno alimentato nei secoli la
spiritualità cristiana. Anche le suggestive riproduzioni fotografiche di
vestigia e luoghi di culto, raccolte, nella seconda sessione del libro, ci
ricordano quanto importante fosse, durante il periodo medievale, l’uso dei
luoghi di culto e delle immagini, veicolo perfetto per fare conoscere il Vangelo
ai christifideles.
A noi oggi il piacere di riscoprire l’antico, anche attraverso i luoghi di
culto, “pietre storiche”, per imparare a riappropriarci delle nostre radici e
tradizioni cristiane.
Card. Tarcisio Bertone
Arcivescovo Metropolita di Genova
Si scorrono con vero piacere dello spirito le pagine di Francesco Baratta,
corredate da un apparato fotografico di particolare suggestione, evocativo di
sentimenti puliti ed intensi come quei paesaggi dai quali pare emanare l’odore
salmastro e pare di sentire sulla pelle la brezza che viene dal mare e muove i
rami dei pini rivieraschi.
Dalle belle chiesette di pietra si diparte una grande lezione di continuità che
inanella generazioni, tradizioni, la ricchezza inestimabile di una fede vissuta,
preziosa di esperienza. Non sono reperti del passato, non sono avanzi di un
tempo che, irrimediabilmente, non tornerà più.
La fede continua, la fede è vita che sgorga dall’incontro con Colui che – vero
tesoro della Chiesa – in essa ne costituisce la Dulcis Praesentia.
Quegli edifici mantengono squisitamente il connotato della sacralità, profumano
di preghiera, di quella preghiera che passa di generazione in generazione e fa
della memoria un flusso di vita capace di far lievitare il quotidiano aprendolo
e facendolo estuare nell’eterno.
Da quelle chiesette rivierasche arriva a noi una lezione quanto mai attuale:
l’architettura sacra deve corrispondere sia ai criteri dell’arte sacra che
adempiere a funzioni pratiche. Cioè essa deve lasciarsi formare, nella sua
funzionalità, dalle esigenze liturgiche. Lì la costruzione della chiesa è
orientata all’altare, che rappresenta Cristo e sul quale, nella Santa Messa,
viene reso presente il sacrificio di Cristo Redentore. Quei deliziosi
tabernacoli marmorei policromi ci insegnano che la chiesa deve essere orientata
anche alla custodia eucaristica, come luogo della reale presenza di Gesù. Quelle
chiese dimostrano come i luoghi di culto cattolici debbano favorire al massimo
raccoglimento, preghiera, adorazione, devozione.
Dalle pagine di questo volume emana anche un monito per il presente, ovvero che
anche se l’architettura sacra vuole assumere nuove forme, essa non può in alcun
modo identificarsi con le costruzioni profane, ma deve rimanere sempre fedele al
suo compito; quest’ultimo ha la specificità di una casa del Signore e di
preghiera. Queste chiese sono state sentite come rappresentazione della
Gerusalemme celeste. Ma anche oggi una chiesa deve incarnare un “senso
rappresentativo”, deve esprimere nella forma la sua specificità come luogo del
mysterium fidei e rimanere fedele al suo compito essenziale, sacro anche nelle
nuove forme di costruzione.
Funzione e significato delle chiese illustrate nella presente pubblicazione
nell’avvenimento liturgico si ripercuotono nella costruzione della chiesa, nella
sua formazione e nell’ordine architettonico. L’architettura coinvolge e coordina
le altre arti. Si nota – ed anche questo deve creare tendenza nell’attualità
dell’architettura sacra – che l’elemento sacro non può essere un’appendice
inorganica, ma deve essere elemento essenziale e anima formante di tutta la
costruzione.
Mi auguro che molti siano i lettori di questo libro e, da ligure quale sono, mi
auguro che soprattutto siano i miei conterranei a sfogliare tali pagine.
Dico questo perché nell’incalzare vertiginoso del tempo e degli eventi la
memoria rafforza l’identità, fa crescere sentimenti di comunione, ci fa sentire
la storia come un flusso vitale, ci fa riscoprire le nostre radici, ci fa
apprezzare l’eredità ricevuta e ce ne fa sentire la responsabilità.
Ricordare è un atto prezioso dello spirito che, fra l’altro, favorisce il
rifiorire nell’animo della riconoscenza, che è fra i più nobili sentimenti
umani.
Nessuna comunità umana riesce a rimanere se stessa in mezzo al turbinio
incessante e rapido degli accadimenti, se non si rifà al suo passato.
Nessuna comunità umana può aspirare ad essere soggetto inconfondibile ed attivo
della sua vicenda, se non si mantiene in comunione con la propria storia, con
l’eredità spirituale che ha ricevuto, con la ricchezza delle sue tradizioni.
Mauro Piacenza
Presidente Pontificie Commissioni
per i Beni Culturali della Chiesa
e per l’Archeologia Sacra
Senza la pretesa di essere esaustivo,
ed anzi privilegiando siti anche meno conosciuti, il volume di Francesco Baratta
costruisce un possibile viaggio attraverso il Levante ligure, da Luni a San
Fruttuoso, con tappe sul mare e nell’entroterra. Cammino percorribile, con
diverse finalità e differenti stati d’animo, tanto dal viaggiatore appassionato,
sempre entusiasta di nuove scoperte o di approfondire conoscenze già acquisite,
quanto dal fedele interessato a visitare i luoghi storici e i più importanti
edifici di culto, significativi sia nell’ambito dello sviluppo architettonico
delle costruzioni adibite allo svolgimento delle funzioni sacre, sia quale
documento del diffondersi della cultura e della religione cristiana nel
territorio oggetto delle attenzioni dell’autore.
Note spesso succinte, talvolta più estese, accompagnano il percorso del lettore
o di colui che vorrà compiere realmente questo breve ma intenso itinerario:
preziose informazioni storiche e religiose, con accenni al patrimonio artistico,
caratterizzate da una capacità di sintesi, che permette la trasmissione delle
notizie essenziali e più significative relative a ognuno dei “luoghi sacri”
raggiunti.
Oltre che ricco strumento di studio e di approfondimento scientifico, il lavoro
di Francesco Baratta diviene così anche un apprezzabile compagno di viaggio,
quasi una “guida” per viandanti colti alle vestigia cristiane della Liguria di
Levante, che potranno ripercorrere questo viaggio con nuovo o rinnovato stupore.
Dott.ssa Marzia Castaldi Gallo
Soprintendente per il Patrimonio Storico, Artistico
ed Etnoantropologico della Liguria
Dott.ssa Angela Acordon
Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico
ed Etnoantropologico della Liguria
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