Bacci Pagano
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Bari Sera
Investigatore in moto per salvare il Premier
di Felice Laudadio


mentelocale
Bacci Pagano, investigatore
di Giorgio Boratto
 

The Italian Online Psychiatric magazine
Eine kleine nachtbesprechung
di Romolo Rossi


Liberazione
Un detective tra i carruggi
di Claudio Asciuti

 

 


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Da Bari Sera del 13 gennaio 2005

Investigatore in moto
per salvare il Premier

 

di Felice Laudadio

Mai gridare “Al lupo, al lupo!”. Quando l’allarme è vero tutti faranno spallucce, come sempre. Accade a Genova, in un nuovo giallo dei Fratelli Frilli Editori (“Bacci Pagano, una storia da carruggi”, di Bruno Morchio, 276 pp., 9,50 euro), dove l’investigatore privato più sfigato d’Italia, Bacci Pagano, corre di qua e di là sul suo vespino ad allertare chi dovrebbe avere l’autorità di fermare un attentato ai danni del premier italiano, in visita sotto la Lanterna. Qualcuno progetta di colpirlo con un proiettile di carabina, ripetendo il piano criminale che Forsyth immaginava diretto contro De Gaulle nel romanzo, poi film, “Il giorno dello sciacallo”. Roba da servizi ultrasegreti? Affatto, visto che il progetto è annunciato perfino da regolari manifesti, nemmeno anonimi. Portano ad una radio privata alternativa ed è lì che viene coinvolto il detective, un ‘lupo’ solitario, ex sessantottino, mai brigatista eppure a lungo detenuto come tale nelle carceri di Stato. Da allora si è schierato sempre contro il potere costituito e in una indagine laterale anche contro la mafia. È il pupillo di Bruno Morchio, già psicoterapeuta e papà di questo romanzo d’avvio della serie con Bacci Pagano al lavoro. Uno dei pochi amici del detective privato è il vicequestore Pertusiello, “il più ingombrante dirigente della Mobile”, che in questo caso nazionale non si può certo esporre troppo. C’è anche un’amica, una studentessa dal seno prorompente sotto i maglioni firmati. “Al lupo, al lupo!”, nessuno sembra credere, ma alla fine, il colpo di carabina risuonerà o no?
 

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Da mentelocale del 16 settembre 2004

Bacci Pagano, investigatore
 

di Giorgio Boratto
www.boratto.it

Ieri sera - mercoledì 15 settembre - è stato presentato alla Festa Nazionale dell'Unità il libro Bacci Pagano – una storia da carruggi di Bruno Morchio. Bisogna subito dire che il libro è alla sesta ristampa e quindi è un successo. Bruno Morchio, l'autore, di professione fa il medico psicologo, lo psicoterapeuta, e questo sarebbe il meno perché il più ce lo dà con la scrittura, con il personaggio dell'investigatore privato Bacci Pagano, il protagonista del libro. Investigare con la scrittura allora è per Bruno Morchio un prosieguo professionale e guardandoci l'anima, Bacci Pagano diventa forse un suo alter ego per guardare le nostre malefatte quotidiane tra le case dello strapaese di nome Genova.
La presentazione è svolta da Stefano Bigazzi, giornalista de La Repubblica, che azzarda subito un parallelo con un altro grande investigatore, Pepe Carvalho, cita anche Marlowe, ma poi rimarca le specificità di Pagano: è simpaticissimo con una sua biografia di sinistra e morale precisa; condannato come terrorista rosso, per uno scherzo del destino, si ritrova solo e disilluso di tutto.
Bruno Morchio interviene subito a chiarire il personaggio Bacci Pagano: «Bacci è la contrazione di Giovanni Battista e Pagano è un cognome molto genovese; se devo mettere a ‘posto' qualcosa è spiegare come un ex terrorista possa poi avere la licenza di investigatore privato e il porto d'armi...mah!». Gli corre subito in aiuto Bigazzi: «C'è chi fa il ministro e di cose ne ha fatte di peggio». Applauso. Costruire il personaggio Pagano, ammette l'autore, è stato un lavoro faticoso; dargli congruenza è costato fatica, non è stato facile ed ora è difficile anche fare le comparazioni.
Sì, Bacci Pagano è più simile a Carvalho che a Marlowe; in una pagina del libro (pag.132) l'autore lo dice chiaro: «Se mi occupassi di un solo caso alla volta sarei come Phlip Marlowe». «Perché, com'era Philip Marlowe?» «Miscio in canna».
Pagano è il detective che ci conduce in prima persona nei meandri di un racconto noir, nei vicoli, facendoci conoscere Genova e una umanità varia, dove i cattivi non sono i cattivi-cattivi dei gialli di Chandler. Bacci Pagano dunque. Ma è bello conoscere il perché di un nome anche da Romolo Rossi, docente di psichiatria, che scrive (www.pol-it.org/ital/rossirec.htm): «un buon anticlericale come il detective narrante non può che chiamarsi Pagano, e fin qui, bene. Ma si è accorto, l'autore, che l'orrendo poliziotto reazionario e fascista si chiama Manzi (tutto il potere sessuale al nemico), e il poliziotto buono Petruzziello, vezzeggiativo-diminutivo infantile, il che ne fa un grande rotondetto bebè?».
Già, perché allora un psicologo scrive gialli? Questa è la domanda a bruciapelo di Bigazzi. «Io mi sono laureato in Lettere con Sanguineti e poi ho scelto la psicologia perché volevo più che di libri interessarmi di uomini...ed ecco che, come dice il mio amico Gianni Guasto, chi non vuol bere quell'acqua poi finisce per annegarci dentro». Bene Morchio, ora attendiamo non un solo libro con Bacci Pagano ma tanti altri.
Proseguendo nella presentazione del libro, Morchio ci anticipa il titolo di un capitolo del prossimo libro -seguito dell'attuale - Maccaja, che racchiude la filosofia di fondo di Genova: Maniman. Così la presentazione è un'occasione per parlare di Genova, della sua vocazione industriale, delle sue risorse culturali, delle bellezze nascoste e che escono poco alla volta. Poi Genova come location per un giallo è fantastica. Genova ha molte cose ancora per essere raccontata e Morchio dice che bisogna parlarne come un luogo "buco di culo del mondo"; per raccontarla bene bisogna parlare di Sestri Ponente e la sua realtà industriale. Ci penserà per un prossimo capitolo investigativo di Bacci Pagano. Morchio, bisogna dire, per la descrizione dei luoghi ha una cura maniacale: se scrive che in quella via c'è un cartellone pubblicitario, ebbene quel cartellone ci deve essere davvero; per questo i lettori genovesi si ritrovano particolarmente coinvolti. Comunque l'origine di Bacci Pagano è il centro storico, i suoi carruggi. Bacci è un figlio di questa città.
Allora lunga vita a Bacci Pagano. Lunga vita per raccontare ancora Genova. Alla fine, dal numeroso pubblico presente e da Stefano Bigazzi, l'augurio unanime che scaturisce è questo.
 

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Da The italian online psychiatric magazine del luglio 2004

Eine kleine Nachtbesprechung
 

di Romolo Rossi

Un medico, uno psichiatra, o uno psicologo che sia (in questo caso non c’è differenza), che scriva romanzi, non dovrebbe far notizia, visto che tutti gli italiani di media cultura lo fanno: forse proprio romanzi no, ma poesie sicuramente. Ma uno che scriva come Bruno Morchio colpisce: fa pensare ai medici e agli psichiatri scrittori, e la mente corre a Cecov, o, si licet maxima, a Tobino. Insomma, il nostro Bruno ha scritto un giallo, con un plot, un percorso interno, in cui la trama è la psicologia e l’ordito è il delitto, giallo di paese (Genova) ma nello stesso tempo global, con eventi e intrecci ampli, di grande portata politica, sociale, economica, e chi più ne ha… Non è certo alexitimico, il nostro psicologo, a differenza della maggior parte dei suoi colleghi, ed il preconscio vince e prorompe dovunque: un buon anticlericale come il detective narrante non può che chiamarsi Pagano, e fin qui, bene. Ma si è accorto, l’autore, che l’orrendo poliziotto reazionario e fascista si chiama Manzi (tutto il potere sessuale al nemico), e il poliziotto buono Petruzziello, vezzeggiativo-diminutivo infantile, il che ne fa un grande rotondetto bebè?
L’autore ha una cosa di bello, tra le tante: idealizza tutto. Idealizza i cattivi, proprio cattivi, i buoni, proprio buoni, idealizza una strana sinistra stizzosa, isterica e un po’ scema, una strana destra cupa e cinicissima (scusate il superlativo), ma intelligente, idealizza la fabbrica e l’operaio (la parola stessa idealizza). Ma la Klein, lo psicologo, la ricorda? Un fondo di perbenismo pseudo pessimista ma in realtà ottimista, anzi ottimizzante (bravo Bruno!) pervade il racconto: tutte le troie e gli immigrati, sono per definizione buoni, o se sono cattivi è perché sono corrotti dallo stanziale pessimo (ma che c’è di male, visto che le eroine di Dostojevsky sono tutte grandi baldracche?) Le osterie sono controidealizzate, ma chi ne vede più osterie così? Buona anche una strana cucina franco-genovese, ed una Genova degradata, proprio quella che non piace ai genovesi. Il paesaggio è lirico, anche se improbabile: avete mai sentito il rumore dell’acqua del Bisagno (del Bisagno!) quando soffia impetuosa la tramontana (che l’autore, chissà perché, denomina in russo burian, forse per nostalgia d’altri tempi)?
Ma Bruno sa scrivere, perbacco! Eccome se sa scrivere! E sa anche narrare, oggi che sembra che così pochi lo sappiano fare. Uno psicologo che sa scrivere è come una rivoluzione astronomica, lo spostamento della stella polare da nord a sud: uno psicologo dalle buone metafore, dalla fantasia rappresentativa, dalla ricchezza di linguaggio senza rigidità, che rende alla nostra lingua flessibilità ed elasticità senza degradarla e rinsecchirla. Andate a leggere il libro, compratelo, perché i libri esistono quando vengono comprati in libreria, e direte con me "Bravo Bruno!", anche se io aggiungerei: la prossima volta leva l’investigatore e scrivi un altro tipo di giallo, hai in mente "Delitto e castigo"?
È vero, ci sono grandi prediche scaturite da un’etica ipertrofica e birichina assieme - rubare non ai poveri, ma alle grandi banche - delinquere ma con buoni scopi, e senza spargere sangue, per carità: una delinquenza su misura, nello scaffale giusto, che ha preparato l’autore stesso, perché i delinquenti ci si mettano. Ma insomma, se uno fa la fatica di costruirsi la sua tribuna, il suo speaker’s corner…però, Dostojevsky… ma basta… falla finita un po’ anche tu con questo Dostojevsky! E figuriamoci poi, se anche Bruno, ottimo psicologo oltre che ottimo scrittore, non conosce bene il banchiere esoso, il mafioso torvo, l’ottuso dittatore che c’è dentro di noi.
Un’ultima curiosità: ma, Bruno, fa davvero così freddo d’inverno a Genova?
 

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Da Liberazione del 25 maggio 2004

In libreria l’esordio giallo di Bruno Morchio.
Nasce il detective Bacci Pagano

Un detective tra i carruggi
 
Bacci è un ex militante di estrema sinistra incarcerato
innocentemente per cinque anni, e ora detective un po’
hammettiano e molto zeneise, che si aggira fra i vicoli
del centro storico, le magagne della borghesia
e qualche mistero politico

di Claudio Asciuti

Ogni città nasconde in sé un cantore del suo corpo metropolitano. Milano aveva Scerbanenco, e inutilmente Pinketts ha provato a rimpiazzarlo, mentre Dazieri batte la strada dei leoncavallini; Bologna aveva e ha Macchiavelli e poi Lucarelli, e in quanto a Genova, in diversi ci hanno provato, dalla Salvadori alla Fassio, ma Genova non si lascia imprigionare se non dalla malinconia dell’hard-boiled. E così Bruno Morchio, psicologo al suo romanzo d’esordio, mette in scena Bacci Pagano, ex militante di estrema sinistra incarcerato innocentemente per cinque anni, ora detective un po' hammettiano e molto zeneise, che si aggira fra i vicoli del centro storico, le magagne della borghesia e i misteri politici che hanno cambiato solo nome. Investigando su una semplice questione di controllo pre-matrimoniale, il nostro viene a trovarsi invischiato in tutt’altra faccenda: da una radio di sinistra qualcuno ha invitato a sparare agli uomini politici italiani, e la carabina che innocentemente veniva mostrata alla tv come esca pubblicitaria, sparisce.
Fra prostitute nere, informatori ciechi, giovani hacker, uomini della Digos ancora incazzati per il G8 e poliziotti di sinistra, manovalanze criminali extracomunitarie e terroristi di destra, soldi che vanno e vengono in transazioni illegali e riciclo, si fa strada il disegno finale: uccidere il premier (sì... proprio lui!), andare a nuove elezioni in modo che l’Italia diventi finalmente un vero vassallo degli States, ma sopratutto delle grandi organizzazioni criminali.
Il ritmo è forte, la scrittura a volte un po’ sopra le righe, qualche intoppo si avverte come in tutti i romanzi d’esordio, ma la narrazione procede verso l’inevitabile finale, disegnando una non irrealistica visione della politica attuale e del progressivo smontaggio dello Stato ad opera delle destre.
A testimoniare come a dispetto dei recenti blateramenti di molti “intellettuali” di regime e no, sia ancora possibile far della letteratura civile, sebbene all’interno del genere e non nella fascia alta del “mainstream”. Tremila copie vendute e tre edizioni in breve tempo, “Bacci Pagano una storia da carruggi” (pag. 273, euro 9.50) non a caso esce per i tipi dei Fratelli Frilli, una casa genovese che ha al suo attivo sì un vasto catalogo di pubblicazioni, ma sopratutto di testi politici. Una dimostrazione ulteriore di come si possa coniugare, volendo, mercato, passione politica e letteratura.
 


 

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