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Il caso Lampis
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l'Unità
Vita agra da detective
di Stefano Tassinari
mentelocale
Il caso Lampis
di Giorgio Boratto
L'Unione Sarda
Antonio Perria, cronista e
scrittore di razza
di Giuseppe Marci
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Da l'Unità del
10 novembre 2004
Vita agra da detective
di Stefano Tassinari
Debolezze umane e indipendentismo sardo,
trasgressioni sessuali e tradimenti di ogni tipo, avidità e vendette, pene
d’amore e vita agra da investigatori. C’è un po’ di tutto nel nuovo romanzo
scritto a quattro mani da Massimo Carloni e Antonio Perria (“Il
caso Lampis”, Fratelli Frilli Editori, pagg. 272, euro 9,50), un
libro che, purtroppo, lo stesso Perria – uno dei più noti giallisti italiani -
non ha fatto in tempo a vedere pubblicato, essendo scomparso poco prima all’età
di ottant’anni. Secondo di una serie che vede come protagonista il tenente dei
carabinieri Marianna Montanari, “Il Caso Lampis” è un noir ben costruito, forse
un po’ appesantito da troppe descrizioni che ne rallentano il ritmo (specie
nella parte iniziale) e da alcune digressioni che introducono elementi
psicologici non sempre necessari allo sviluppo narrativo, almeno a nostro
avviso. Ma andiamo con ordine. Il personaggio del titolo è un certo Federico
Lampis, imprenditore vinicolo cagliaritano ed ex politico democristiano, anche
se solo per una breve stagione. Amante del denaro (soprattutto di quello della
moglie, con la quale i rapporti sono da tempo formali) e delle belle donne,
Lampis scompare a Perugia durante un viaggio apparentemente di lavoro, per poi
essere ritrovato nelle vicinanze, qualche giorno più tardi, ammazzato a colpi di
pistola e nascosto in una grande botte. Da questa strana morte prende l’avvio
un’indagine condotta, a una distanza sempre più ravvicinata, dall’affascinante
ufficiale dell’Arma Marianna Montanari (giovane reggiana di stanza a Cagliari) e
dal suo collega carabiniere Antenore Crivelli, un capitano malinconico e
legatissimo al proprio lavoro (tanto da pagarne gli scotti in famiglia), in
servizio nel capoluogo umbro. Tra i due non c’è competizione (quella è riservata
ai poliziotti, come da manuale), ma, casomai, una certa complicità, seppure
“sterilizzata” dai meccanismi e dagli obblighi della vita militare. Sotto questo
profilo appare interessante l’analisi – effettuata nel romanzo in modo
ovviamente letterario – dei rapporti uomo-donna all’interno delle forze
dell’ordine, e in particolare dell’arma dei carabinieri, nella quale la presenza
femminile è molto più recente e limitata. I due, inizialmente, tendono ad
annusarsi, mettendo in campo meccanismi di difesa tipici non solo del ruolo, ma
anche di quella speciale solitudine in cui spesso si perdono quelli che svolgono
il loro stesso mestiere. Dalla diffidenza, poi, si passa a una stima non
dichiarata espressamente, senza che questa possa trasformarsi in qualcos’altro,
se non a livello di pensieri tanto intimi quanto repressi. In ogni caso, la loro
collaborazione consente di risolvere un caso molto ingarbugliato, che via via
s’arricchisce di un altro delitto e di molti personaggi, i cui diversi profili
esistenziali finiscono con l’intrecciarsi in un’unica vicenda narrativa,
congegnata con indubbia capacità, al di là di alcune piccole incongruenze (è
normale, ad esempio, che i carabinieri lascino correre reati quali lo spaccio di
droga e l’eversione terroristica solo per acquisire informazioni su due omicidi?
Ed è così facile, per un ufficiale di basso grado, avere a disposizione, nel
giro di un’ora, un aereo militare per volare avanti e indietro tra Cagliari e
Perugia? Noi non siamo degli esperti, però qualche dubbio al riguardo lo
nutriamo). Ne esce un romanzo piacevole da leggere e anche positivamente interno
a certe dinamiche sociali della nostra epoca, ma che, secondo noi, si sarebbe
certamente giovato di una leggera sfoltita
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Da mentelocale del
10 novembre 2004
Il caso Lampis
di Giorgio Boratto
www.boratto.it
Martedì 9 novembre ho presentato insieme a uno dei due
autori, Massimo Carloni (l'altro - Antonio Perria - purtroppo è
mancato nel gennaio di quest'anno), presso la libreria Portoanticolibri il libro
Il caso Lampis, edito da Fratelli Frilli Editori.
All'inizio pensavo fosse difficile presentare Massimo Carloni. Perché? Ha
scritto una cinquantina di saggi sul giallo italiano, tra cui L'Italia in
giallo (Diabasis, 1994) e il recentissimo Dizionario delle opere e dei
personaggi di Loriano Macchiavelli (Pirani, 2004), più una dozzina di
racconti con il commissario Chiara de Salle come protagonista. Poi tutto è
andato per il meglio, ed è stato un piacere conoscerlo meglio.
Per Massimo Carloni questo è il secondo libro scritto in tandem con Antonio
Perria. Il primo - Il caso Degortes - è stato vincitore del Premio
Alberto Tedeschi ed ha visto l'esordio del personaggio Marianna Montanari, il
tenente dei Carabinieri che ha anticipato la figura di Manuela Arcuri della nota
serie televisiva.
Nel Caso Lampis, il lettore viaggia attraverso tre città - Cagliari, Perugia e
Reggio Emilia - con altrettanti ispettori-indagatori: la già citata Marianna
Montanari; Antenore Crivelli, capitano dell'Arma e Chiara de Salle, commissario
della Polizia di Stato. Non manca, per chiudere in bellezza, l'intervento di
Saro Madonna, questore a riposo della questura di Milano; quest'ultimo è il
protagonista di molte avventure di Antonio Perria.
Il racconto si snoda in modo corale, con l'originalità di tre investigatori che
indagano su due delitti uniti da uno stesso filo conduttore. Le indagini
sull'assassinio di Federico Lampis, produttore di vini sardi ucciso in Umbria,
prendono una strada inaspettata: si scopre l'esistenza di un separatismo sardo
speculare a quello siciliano o meglio corso; un indipendentismo che ha contatti
con quello dei paesi baschi e con le organizzazioni clandestine dell'ETA. Una
pista politica, dunque. Ma non si può dire oltre.
A me è piaciuto molto il personaggio, nuovo per gli autori, di Antenore
Crivelli, capitano della stazione dei carabinieri di Perugia. Insieme al caso
d'omicidio, affronta anche la sua separazione dalla moglie, con i problemi
conseguenti di riordinare la sua vita pratica e sentimentale. La conclusione del
caso lascia però qualcosa in sospeso tra i veri protagonisti che sono Antenore
Crivelli e Marianna Montanari.
Proprio nel rapporto tra di loro, una simpatia affettuosa che potrebbe
trasformarsi in qualcosa di più, si dovrà ricercare forse un seguito...forse un
altro libro?
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dei libri
Da
L'Unione sarda
del 28 ottobre 2004
Sardo trapiantato a Milano, il giallista
è scomparso quest’anno a 80 anni
Antonio Perria, una vita
da cronista e scrittore di razza
di Giuseppe Marci
Stasera alle 18,30 a Cagliari nella libreria Fahrenheit 451 (via Basilicata 57)
presentazione del giallo “Il caso Lampis”. Ne parlano Pietro Storari e
Giuseppe Marci al quale abbiamo chiesto un ritratto dello scrittore sardo Perria
e un giudizio sul libro.
Antonio Perria (1924-2004) si è congedato con Il caso Lampis
(2004). È stato giornalista e scrittore, di razza. Una vita «a pestare sui tasti
della macchina da scrivere»: lavoro da cronista, prima per la stampa quotidiana
e poi per i settimanali. Negli anni Settanta, a Milano, era diventato scrittore.
Di gialli. Un genere letterario molto amato dai lettori ma poco accreditato,
senza gli onori e le attenzioni degli studiosi. A Perria dobbiamo la figura del
commissario Saro Madonna, autentico duro, poco corretto politicamente ma dotato
di fiuto da sbirro. Lo abbiamo visto all’opera in Incidente sul lavoro,
Delitto a mano libera e Giustizia per scommessa. Vent’anni dopo è
tornato in Adieu, Medusa, poliziesco ambientato in una località turistica
della costa sarda.
Nel frattempo Perria si era dedicato alla letteratura per ragazzi, pubblicando,
fra l’altro, L’arciere di Marrei, Praticamente un long seller, in
Sardegna e non solo. Su quella stessa costa nella quale Saro Madonna aveva
svolto la sua ultima indagine, Perria viveva, in una casa sulla collina che
guarda il mare. Ma lentischi, olivastri e carrubi non erano la sua unica
passione, perché anzi continuava a coltivare quella cui aveva dedicato la vita.
Scriveva racconti, romanzi, e testi teatrali. Per caso (per caso?) al Mystfest,
il Festival del giallo di Cattolica, aveva incontrato Massimo Carloni,
classe 1959, insegnante a Reggio Emilia, studioso di letteratura poliziesca,
egli stesso autore di racconti dei quali è protagonista il commissario Chiara de
Salle. Avevano deciso di scrivere insieme, di lavorare, senza vedersi, via
telefono o, piuttosto, via e-mail. Era nato così Il caso Degortes,
vincitore del premio Tedeschi per il miglior poliziesco inedito, pubblicato nel
2002 nella collana “Il Giallo Mondadori”. Nella pagina iniziale del volume
Sandrone Dazieri si rivolge agli amici lettori, a voi «che amate il giallo
classico, che odiate le storie sanguinarie e troppo violente, amate il mystery e
vi annoiate se l’indagine non rivela qualche buon
colpo di scena». Ecco: si rivolge esattamente al pubblico ideale di Antonio
Perria e Massimo Carloni, inventori, con quel romanzo, di una investigatrice, la
tenente dei Carabinieri Marianna Montanari, in servizio a Cagliari, via Nuoro.
Il tenente Montanari è ora nuovamente al lavoro con Il caso Lampis, altro
buon giallo del tempo antico, quando ancora non si usava sfondare il cranio
delle vittime a colpi di cric, per vedere che effetto fa su chi legge. Qui,
invece, il morto è un elemento necessario ma, in fondo, di minore visibilità
rispetto al meccanismo dell’indagine, alla psicologia degli indagati e, perché
no?, rispetto al mondo interiore, ai sentimenti, alle frustrazioni, alla
soddisfazione professionale degli investigatori. Una complessità di elementi che
rendono più avvincente la storia raccontata e che corrispondono alle diverse
caratteristiche di Perria e Carloni, il quale spiega: «La sorte ha voluto che ai
due autori piacessero le cose che all’altro davano un po’ da fare. Antonio
sapeva tutto su come si muovevano le forze dell’ordine a differenza dell’altro
che, dal canto suo, amava scavare nella psicologia dei personaggi,
invischiandoli in tortuose storie d’amore (di solito fallimentari) che in
Antonio invece non destavano grandi entusiasmi». C’è più di un elemento,
insomma, per consigliare la lettura di questo romanzo ambientato fra Sardegna e
Umbria, in un mondo che cambia e che non lascia rassicurato il lettore, anche se
alla fine, come in ogni giallo classico, i colpevoli vengono assicurati alla
giustizia.
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