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Due cialtroni alla rovescia
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Corriere Mercantile
Franco e Ciccio, maschere
popolari
di Anna Parodi
Il Giornale di Sicilia
Quelle maschere alla rovescia
di Gregorio Napoli
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Dal Corriere Mercantile
del 13 ottobre 2004
Parla Fabio Piccione, autore del libro
sulla comicità di Franchi e Ingrassia
Franco e Ciccio, maschere popolari
di Anna Parodi
Erano tutti scatenati, poveri diventati ricchi (mai quanto i
loro produttori) lavorando a ciclo continuo, diversissimi e complementari,
litigiosi ma uniti da un profondo legame. Erano Franco e Ciccio, perché così
saranno sempre ricordati. È il momento della loro rivalutazione: è appena uscito
nelle sale il bel documentario di Daniel Ciprì e Francesco Maresco “Come
inguaiammo il cinema italiano” a loro dedicato, ora arriva in libreria “Due
cialtroni alla rovescia – Studio sulla comicità di Franco Franchi e Ciccio
Ingrassia”, libro edito dalla Fratelli Frilli Editori e scritto dal
giovane studioso Fabio Piccione, toscano che vive a Bologna. Questa sera
alle 21 il libvro (con prefazione di Giampiero Ingrassia, figlio di Ciccio)
verrà presentato al Club Amici del Cinema di Sampierdarena. Quindi verrà
proiettato il film di Luigi Scattini “Due marines e un generale”, che vede
Franchi e Ingrassia al fianco di Buster Keaton. La proiezione è gratuita, dietro
prenotazione telefonica (010-413838).
Fabio Piccione ha collaborato al documentario di Ciprì e Maresco e ha presentato
il libro con loro a Palermo e a Roma.
Come è nata questa collaborazione con i due registi?
“Io ero partito da uno studio sul teatro popolare siciliano, storico, ed ero
arrivato a occuparmi di Franchi e Ingrassia. Attraverso Goffredo Fofi ho saputo
che Ciprì e Maresco stavano preparando questo documentario e siamo entrati in
contatto. Partecipare al film è stata un’esperienza esaltante. Ho rintracciato
persone che avevano lavorato con loro. Ci sono retroscena incredibili, che non
sono entrati nel documentario”.
Che cosa ha imparato studiando Franco e Ciccio?
“Che erano persone straordinariamente umane, genuine, generose. Sono stati
sfruttati dai produttori, che con i loro film magari finanziavano i capolavori
del cinema italiano. Facevano anche dieci film all’anno. Ma come biasimarli?
Venivano dalla povertà e avevano la possibilità di guadagnare. Però litigarono
proprio per questo. Franchi era per accettare ogni tipo di offerta, Ingrassia
diceva: aspettiamo, vediamo. Lui infatti è stato diretto da Fellini e Petri…”
C’erano altri motivi di contrasto?
“Erano un po’ come marito e moglie, si facevano dispetti e cattiverie. Ingrassia
poi soffriva di depressione, aveva crisi nervose. Ma non è vero, come dice
Monicelli nel documentario, che a un certo punto si parlavano solo tra
avvocati”.
Il suo libro però è sulla comicità.
“Sì. A me non interessano troppo i loro fatti privati. Loro due sono due grandi
maschere, figlie del teatro popolare, siciliano e non solo, personaggi popolani
che sbeffeggiano il potere: questo in fondo accade nelle loro tante parodie. La
loro comicità colpisce specialmente i bambini, di ieri e di oggi. Adesso c’è
gente a cui i nomi Gassman o Volontè purtroppo non dicono niente, ma Franco e
Ciccio li conoscono tutti. E chi ha cinquant’anni ricorda con tenerezza quei
film visti in sale di terza visione oggi scomparse. Il pubblico di Franchi e
Ingrassia era fatto di immigrati del Sud trasferiti al Nord, ma non solo. Il
loro era un linguaggio universale, del corpo, del grottesco”.
Ora vengono rivalutati. A Venezia si celebra il B-Movie. A che punto si può
arrivare?
“La rassegna di Venezia era pessima. Non si può rivalutare ‘W la foca’ neppure
col viatico di Tarantino.
Ma Franco e Ciccio non hanno niente a che fare col B-Movie o col trash. Facevano
film brutti, è vero, ma destinati a un certo pubblico in terza visione, e loro
erano spontanei, genuini. Certo bisogna usare la misura nella rivalutazione. Non
ha senso paragonarli a Chaplin”.
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Da Il Giornale di
Sicilia
del 25 febbraio 2004
Quelle maschere alla rovescia
Il giovane autore fa luce sulla sensibilità alla
Chaplin del duo
di Gregorio Napoli
Esce nelle sale cinematografiche il film di Ciprì e Maresco,
e giunge in libreria un libro fondamentale, Due cialtroni alla rovescia
di Fabio Piccione. Ci complimentiamo col giovane autore (ventiseienne,
laureato al Dams, vive e lavora a Bologna), perché le «maschere» di Franco
Franchi e Ciccio Ingrassia vengono individuate non soltanto nel percorso
biografico dei due attori: gli umili natali, le prime esperienze nella
posteggia o spettacolo di strada, l’apprendistato con Enzo Andronico e
Ciampolo, il trio «Sgambetta», gli esordi cinematografici in Appuntamento a
Ischia di Mario Mattòli e ne L’onorata società (1960-61) di Riccardo
Pazzaglia. Di questi eccipienti l’Autore vuole liberarsi subito, per snudare il
nocciolo del tema, ossia la sensibilità della coppia umoristica che «come in
Chaplin» sviluppa «uno straordinario modo di reagire e vedere il mondo», ridendo
anche «in situazioni in cui ridere sembra impossibile». Piccione riesce così a
spiegare l’ostracismo dei recensori in quegli anni, ricollegandone le diffidenti
cautele non già, o non soltanto, alla loro provenienza da altri rami del
giornalismo, bensì alla sensazione che l’arte di Franco e Ciccio appartenesse a
una «cultura bassa, degenerata e volgare» in un’età in cui era possibile
disquisire su Antonioni, Fellini e Visconti.
Il postulato fa onore a un critico di recente e puntigliosa formazione quale
Piccione è. Egli, del resto, guida il lettore nel mundus inversus della
parodia, suffragando la ricerca coi testi classici di Giuseppe Cocchiara e
Giuseppe Pitrè, ed analizzando con acume documenti siciliani sul «rovesciamento»
ironico,come La storia di lu miraculu di SantuSanu. In tal senso, questi
Cialtroni sono un volume utile, documentato ed arguto: scritto con garbo,
redatto con eleganza e con quella dose di umiltà che manca ad altra produzione
accademica.
Le appendici sono dedicate al confronto con manufatti cine-teatrali presenti
nell’ispirazione di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, mentre una puntuale
biblio-filmografia apre l’orizzonte verso ulteriori, auspicabili contributi
storiografici, in simbiosi con l’operazione cinematografica di Ciprì e Maresco.
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