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Il 1848 e le cinque giornate
di Milano
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La discussione
Il "Quarantott", torna in
libreria un introvabile sulla storia lombarda
di Ferdinando Crespi
Il Secolo XIX
Il 1848 e le cinque giornate
di Milano
di Paolo Battifora
La Padania
In libreria i classici della
storia lombarda
di Francesco Fontana
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Da La Discussione
del 16 luglio 2004
Il “Quaranttot”, torna in libreria
un introvabile sulla storia lombarda
di Ferdinando Crespi
È merito di un editore genovese, la Fratelli Frilli,
la ricerca e la riproposta di testi considerati classici ma ormai introvabili.
L'esperimento editoriale ha avuto già il successo meritato nel 2003 con una
selezione di titoli dedicati alla Liguria nella collana storica "Liguria
storica": ricordiamo "Le famiglie nobili genovesi", "La cuciniera
genovese", "Della vita privata dei genovesi".
La nuova frontiera lombarda, suggerita dalla giornalista Elena Percivaldi, sarà
raccolta nella collana "Lombardia storica" e debutta in questo periodo
con un titolo di pregio: "Il 1848 e le cinque giornate di Milano" di
Antonio Monti (1885-1953, storico del Risorgimento e direttore del Museo del
Risorgimento), già pubblicato da Hoepli nell'immediato secondo dopoguerra. Un
titolo quasi irreperibile per gli studiosi e gli appassionati sino a oggi. Così
come lo saranno le prossime uscite, mirate a rivalutare testi di storia e
tradizione lombarda Sette e Ottocentesca. Il piano è ambizioso, ma ben
ragionato: arriveranno "Il patriziato milanese" di Felice Calvi (prima edizione
del 1875), il "Nuovo cuoco milanese economico che contiene la cucina grassa
magra ed olio" di Giovanni Felice Luraschi (1853), e "Custoza e Lissa. I fatti
della guerra italiana del 1866" di Felice Venosta (coevo ai fatti).
Nelle pagine dedicate alle Cinque Giornate Milanesi ci sono molti spunti
d'interesse, curiosità e, ancora, la riproposta di preziosi documenti ufficiali
e ufficiosi del periodo. Un periodo in cui "il passato e l'avvenire furono
congiunti mediante il nesso della libertà e della indipendenza", spiega Monti
nella prefazione. Un incipit che, subito, apre la scena con un'immagine
drammatica e orgogliosa dell'inizio degli scontri tra i Milanesi e gli
occupanti. È, tutti sanno, il 18 marzo 1848. Pochi sanno, invece, che la prima
vittima, un soldato austriaco davanti al Palazzo del Governo, cadde per una
pugnalata portata da un abate. E così via: da quel sangue, in poche ore
seguirono centinaia di barricate, e lo scampanio delle 200 chiese di Milano
quasi coprì il rombo delle artiglierie che Radetzky aveva piazzato sui torrioni
del Castello Sforzesco. Se la Corona d'Austria aveva distaccato la metropoli dal
"cadavere spagnolo" e, tutto sommato, ben ne aveva amministrate le ricchezze e
le potenzialità, perché - chiede Monti - scoppiò un odio "tanto più
irrefrenabile quanto fino allora apparentemente contenuto?".
La risposta, per l'autore, è evidente: "l'uomo non vive di solo pane. I popoli
non vivono solo di commerci, industrie e ferrovie, ma anche di ideali, di
aspirazioni al bello e al buono, ma soprattutto vivono di libertà". Un
sentimento che il grande Metternich non condivideva affatto, avendo una fiducia
enorme nell'amore del quieto vivere dei popoli della penisola, che, a livello
politico e diplomatico, si traduceva in un duplice mandato: conservare e
reprimere. La forbice metternichiana colpiva con diversi equilibri laddove il
sistema di Vienna era messo, intollerabilmente, in discussione.
L'area padano-veneta, col Regno di Sardegna, era il ventre molle del sistema
restaurativo. Attorno, una serie di entità satelliti, tutte legate a doppio filo
alla famiglia Asburgo: Parma, Piacenza, Modena e via di seguito. Con Alpi,
Appennini e mari inclusi. Le grandi pianure padane erano l'osservato speciale,
perché strategicamente imprescindibili, economicamente necessarie,
intellettualmente vivaci.
Il libro non manca di approfondire il ruolo giocato dai nomi del Risorgimento
lombardo-veneto, e ripercorre i profili e le vicende dei protagonisti
dell'epoca, analizzando e valutando il peso avuto dalla nobiltà, dai borghesi,
dal popolo tutto, donne comprese. E recupera, nella parte finale,
un'interessante appendice sulle Cinque Giornate "nelle memorie inedite dei
combattenti". Protagonisti che, in gran parte, dovettero poi fuggire, quando
all'ondata rivoluzionaria rispose il riflusso dell'esercito asburgico, più
numeroso e meglio armato. A una lenta, anche se ancora surreale ripresa della
quotidianità cittadina siglata dall'ingresso a cavallo del Radetzky (che, per
inciso, mai chiese l'armistizio ai Milanesi, come rivela Monti), si contrappose
un grande esodo di persone prive di ogni conforto. Chi poté, giunto in terra
sicura, leggi Svizzera, organizzò opere di assistenza e soccorso ai nuovi
arrivati. Addirittura, Francesco Restelli, già capo del Comitato di Pubblica
Difesa, riparato a Lugano organizzò un Comitato Centrale da cui si diramarono
altre filiali in Svizzera. Da Lugano anzi, egli inviò una serie di proclami ai
Fratelli Italiani, di grande importanza storica, politica e senza dubbio morale.
Il "quarantott", che i Milanesi citano ancora oggi per indicare confusione, fu
la prova generale di un Paese di guadagnarsi la libertà, conclude Monti. In
quest'impresa disordinata giocò un grande ruolo l'istinto, derivato dal bisogno
d'indipendenza che di lì a un decennio si trasformò, in volontà. È curioso che
un volume del 1947 sia tanto ricco di aneddoti e spunti ancora inediti. Ed è
singolare che un editore ligure "invada" con le sue proposte il confine padano.
Speriamo prosegua oltre, i materiali ci sono. L'auspicio è ben riposto, sinora
il lavoro svolto è una garanzia.
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dei libri
Da Il Secolo
XIX
del 27 marzo 2004
Il 1848 e le cinque giornate di Milano
di Paolo Battifora
“L’uomo non vive di solo pane. I popoli non vivono solo di
commerci, industrie, ferrovie e strade, ma molto anche di ideali, di aspirazioni
al bello e al buono, ma soprattutto vivono di libertà”. Così, nel 1947,
scriveva Antonio Monti (1885-1953), storico e direttore per oltre un
ventennio del Museo del Risorgimento milanese, a proposito delle cinque giornate
di Milano, episodio tra i più nobili e famosi della nostra storia
risorgimentale. Un libro, quello dello studioso meneghino, da lungo tempo fuori
catalogo e ristampato ora per iniziativa di una dinamica casa editrice genovese
alla riscoperta di saggi di valore dimenticati o non più disponibili. Dopo il
varo della sezione dedicata alla Liguria, con opere sulla nobiltà, la cucina e
la vita privata dei genovesi, “Lombardia storica” è la nuova collana dei
Fratelli Frilli Editori inaugurata proprio dal saggio di Antonio Monti (Il
1848 e le cinque giornate di Milano, pag. 270, Euro 18,50).
L’opera si basa su una salda documentazione, allora in gran parte inedita,
costituita non solo dalle fonti ufficiali ma anche dalle numerose memorie
scritte (ben 14 volumi) dei protagonisti, oggetto di un duplice salvataggio,
prima dai topi e poi dalle distruzioni della guerra, operato dallo stesso Monti
in qualità di direttore del Museo del Risorgimento.
Con parole di perdurante attualità, l’autore stigmatizza quella preponderante
produzione storiografica, “per metà inficiata dalla agiografia e per l’altra
metà dalla passione politica”, tesa ad una ricostruzione del passato
ideologicamente orientata e lontana anni luce dalla rigorosa metodologia
scientifica: una critica osservazione – “i cent’anni trascorsi non hanno
rasserenato gli animi”, dato che una nuova esigenza politica è sufficiente a far
compiere “una revisione della storia del ’48 in base alle polemiche del tempo” –
che, mutatis mutandis, a più riprese è riecheggiata in anni come i nostri
caratterizzati da disinvolte e proterve riscritture storiche.
Pur evidenziando il tendenziale contrasto tra rivoluzionari e liberali in merito
al nesso tra indipendenza e libertà, Antonio Monti sottolinea la coesione
sociale della collettività milanese, strenuamente impegnata, dai nobili al
popolino, dalle donne al clero, nella lotta contro l’odiato austriaco, resosi
responsabile di spaventose efferatezze. Sfatata la consolidata leggenda
dell’armistizio richiesto da Radetzky, definito dall’autore “Cassandra
inascoltata”, nel libro trovano spazio gli avvenimenti, dall’insurrezione di
marzo al “biblico esodo” di agosto, con 100mila milanesi in fuga dalla città sul
punto di essere riconquistata dagli austriaci, e i profili dei molti patrioti,
grandi e piccoli, protagonisti di quegli eventi. Alessandro Manzoni compreso, di
cui andrebbe definitivamente rigettata, a detta dell’autore, l’immagine del
“letterato, spettatore passivo e pensoso”. Se di certo non imbracciò il fucile
sulle barricate (a 63 anni del resto…), non per questo lo scrittore fece mancare
il suo sostegno morale agli insorti, penando inoltre non poco per la sorte del
figlio Filippo, caduto prigioniero in mano austriaca.
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Da
La Padania
del 27 marzo 2004
La Fratelli Frilli Editori inaugura una nuova
collana
dedicata a testi introvabili del Sette e Ottocento
In libreria i "classici"
della storia lombarda
di Francesco Fontana
Cultori e amanti della storia lombarda, fate attenzione: per
voi è in arrivo una nuova infornata di libri che, è sicuro, vi farà saltare
dalla gioia. Ricordate la Fratelli Frilli Editori, la piccola casa
editrice di Genova di cui in queste pagine abbiamo presentato la splendida
collana "Liguria Storica", fatta di ristampe di vecchi libri ormai
introvabili dedicati all'antica storia genovese e agli aspetti più curiosi della
cultura della Superba? Ebbene, ecco la grande notizia: arriva in libreria una
collana analoga, ma stavolta tutta incentrata sulla storia lombarda.
Il primo titolo, manco a dirlo, è dedicato ad un fatto di cui, proprio nei
giorni scorsi, correva l'anniversario: le Cinque Giornate di Milano. Il testo è
un vero e proprio "classico": "Il 1848 e le cinque giornate di Milano" di
Antonio Monti, fonte di prima mano della celebre rivolta che fu
pubblicata a suo tempo da Hoepli ma che da decenni era ormai introvabile sul
mercato. L'operazione editoriale, nata da una proposta di Elena Percivaldi, è il
primo tassello di un progetto di ricerca, rivalutazione e diffusione di antichi
testi sulle tradizioni lombarde (del '700 e dell'800), spesso dimenticati o
reperibili solo in biblioteca. Il volume del Monti è il primo della collana "Lombardia
Storica", nuova branca della Collana Storica che ha debuttato con successo
nel 2003 con la sezione dedicata alla Liguria (tre i fortunati titoli già
stampati: "Le famiglie nobili genovesi"; "La cuciniera genovese";
"Della vita privata dei genovesi", di cui ampio resoconto si era dato
nelle pagine dei libri del nostro quotidiano).
La Fratelli Frilli tenta così di conquistare anche la Lombardia, selezionando i
testi più interessanti e ridigitalizzandoli, attenendosi strettamente
all'originale. Il risultato sono testi dal prezzo contenuto (dai 12 ai 20 euro
in media), diffusi in tutte le migliori librerie, che permetteranno agli
studiosi e ai cultori di avere a disposizione fonti importanti, e ai semplici
lettori di rivalutare una parte di storia lombarda a torto considerata minore.
Ma torniamo al testo del Monti. «Questo libro - scriveva l'autore nel 1947 - è
essenzialmente un volume di ricerche storiche sugli avvenimenti del 1848,
condotte su preziosi documenti inediti che ci hanno premesso di rifare la storia
delle Cinque Giornate all'infuori d'ogni influenza retorica e di ogni
amplificazione partigiana, senza che per questo le Cinque Giornate appaiano meno
grandiose».
Antonio Monti (1885-1953), studioso di Storia del Risorgimento (per molti anni è
stato anche direttore del Museo del Risorgimento) e autore di numerosi libri di
ricerca storica, in questo studio sfata più di una leggenda, come quella
dell'armistizio di Radetzky, e aggiunge molti fatti nuovi che provano come il
'48 sia nella storia d'Italia «l'anno in cui il passato e l'avvenire furono
congiunti mediante il nesso della libertà e della indipendenza, frutto in parte
dell'educazione data da Giuseppe Mazzini alle nuove generazioni, in parte della
collaborazione della Casa di Savoia, nonché della audacia con cui alcuni uomini
della nobiltà e della borghesia seppero preparare la rivoluzione con un abile
lavoro clandestino durato qualche anno».
Questo, dunque, il brillante inizio. Tra i prossimi titoli pubblicati dalla
Fratelli Frilli ci saranno l'importante "Il patriziato milanese" di Felice Calvi
(prima edizione Milano, 1875), il curioso "Nuovo cuoco milanese economico che
contiene la cucina grassa magra ed olio" di Giovanni Felice Luraschi (Milano
1853), e "Custoza e Lissa. I fatti della guerra italiana del 1866" di Felice
Venosta (Milano 1866). Ma sono previsti anche volumi scritti ex novo da studiosi
e ricercatori. Temi prescelti, naturalmente, la storia e le tradizioni lombarde.
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