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I colossi del mare
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mentelocale
Vita da marinaio
di Giorgio Boratto
TTM - Tecnologie Trasporti Mare
I colossi del mare
Corriere della Sera
Così a bordo ho visto
cambiare il mondo
di Francesco Faranda
mentelocale
Ma dove vanno i marinai...
di Giorgio Boratto
Il Giornale
Ne "I colossi del mare" la
storia della società Italia
Il Secolo XIX
La gloriosa epopea dei colossi
del mare
di Angelo Scorza
Corriere Mercantile
La storia dei "colossi del
mare" nel libro del Comandante Sbisà
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Da mentelocale
del 3 settembre 2004
Vita da marinaio
di Giorgio Boratto
www.boratto.it
La presentazione del libro I Colossi del mare - Storia
della Società di Navigazione Italia, del comandante Giovanni Sbisà,
alla Festa Nazionale dell'Unità è stata una ulteriore occasione d'incontro per
parlare di mare e navi, di marittimi e lavoro, di costume e vita marinara
sull'onda continua del ricordo. Il comandante Sbisà ricorda che ad ogni
presentazione del libro è avvicinato da marittimi e persone che ha avuto modo di
conoscere sulle navi, che lo salutano calorosamente e gli rammentano sempre
aneddoti e fatti succeduti nella sua lunga carriera di comandante di navi. Il
perché di questi legami e di tanti vivi ricordi è spiegato bene a pag. 112 del
libro: «La nave non è soltanto un posto di lavoro: è il luogo di tante fatiche,
di disagi, d'apprensioni, di paure, di tempi cattivi, di solitudine, di
struggente nostalgia della famiglia lontana, di rapporti difficili con gli altri
per la lunga convivenza coatta, ma è anche il luogo d'orizzonti infiniti, di
giornate luminose e di notti stellate e d'amicizie sincere; sulla nave per mesi
e mesi si mangia, si dorme, si vive tutti nello stesso guscio».
Questa volta a presentare il libro, giunto alla terza ristampa, è stato il
comandante del Porto di Genova, Aldo Baffo che in quella veste ha avuto
l'opportunità di manovrare e conoscere tutti i recenti e passati colossi del
mare. Il comandante Baffo ha elogiato la completezza del libro nel descrivere le
navi passeggeri e insieme l'epoca mettendo anche in evidenza, dopo le
caratteristiche tecniche, gli aspetti umani dei viaggi di quei "colossi". «Erano
navi con tre classi di passeggeri che chiusa l'epoca del trasporto passeggeri,
non potevano essere economicamente convertite in navi da crociera; perciò le
grandi e belle navi invidiateci da tutto il mondo ebbero una triste fine. Su
quelle navi, in quelle terze classi, hanno viaggiato sogni e speranze in
condizioni precarie. Bisogna ricordare cosa fu l'emigrazione».
Giovanni Sbisà ha colto subito l'invito di Aldo Baffo e ci ha fornito un
ulteriore racconto degli stenti, delle traversie che milioni di persone hanno
affrontato con i viaggi della speranza sui transatlantici in rotta verso le
americhe. «Si arrivava dopo giorni e giorni di navigazione a vedere la Statua
della Libertà e quella visione per molti emigranti diveniva la statua di una
Madonna. Era l'inizio di una nuova vita».
Il libro è una bella testimonianza di vita marinara, con notizie, resoconti,
cronache tra le più varie. Una fonte di ricordi ma anche prezioso documento di
informazione. Grazie alla domanda di un partecipante la presentazione, si è
avuta anche l'occasione di chiarire un retroscena raccontato dal libro: quello
del diario di una brutta ragazza che raccontava di essere stata corteggiata da
tutto l'equipaggio ma che finì tra le braccia di un focoso carbonaio, che le
aveva più volte fatto vedere le stelle in un maleodorante magazzino della sala
macchine. Dov'è quel diario? Non se ne sa più niente. Appuntamento con I Colossi
del mare nuovamente in libreria o ,visto il successo, alla prossima
presentazione con l'autore.
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dei libri
Da
Tecnologie Trasporti Mare
del luglio-agosto 2004
I colossi del mare
Vittorio G. Rossi scriveva “prima provare poi scrivere”, con questa citazione
Silvana Canevelli, curatrice delle pagine culturali della rivista TTM, ha aperto
la presentazione del volume “I colossi del mare – Storia della Società di
Navigazione Italia”, scritto da Giovanni Sbisà, comandante delle più
importanti navi della Società Italia, ed edito dalla Fratelli Frilli Editori.
Dopo aver navigato 46 anni a bordo dei transatlantici più famosi della storia
della marineria, Sbisà non nuovo alla realizzazione di libri (ricordiamo i
precedenti “Tempeste e champagne – i grandi liners del Nord Atlantico”, Edizione
Grafica L.P., “Giornale nautica del capitano Giovanni Sbisà – eventi di mare e
fatti di bordo”, Edizione Grafica L.P), raccoglie in oltre 200 pagine,
impreziosite da foto storiche e documenti di bordo dell’epoca, “la storia della
Società Italia di Genova, una delle più grandi, più prestigiose compagnie di
navigazione del mondo”. Come scrive Sbisà, “questo libro non vuole essere uno
dei tanti che narrano dei transatlantici”, vuole essere leggibile e
comprensibile anche a coloro che di navi ne capiscono poco, senza lasciare
spazio alla “torbida melassa del romanticismo e della nostalgia”. Impresa
difficile perché è impossibile evitare di sognare quando si legge di un grande
“gigante”, o meglio “colosso”, che solca i mari con maestosità ed eleganza,
celando al suo interno storie, incontri, mondanità e chissà quant’altro.
Inevitabile il confronto tra i grandi liners di un tempo e le attuali navi da
crociera, apparentemente sempre più simili ai transatlantici nel loro ricercato
gigantismo, ma in fondo appartenenti a due realtà completamente diverse: “le
navi da crociera nascono e vivono per soddisfare una crescente domanda di
vacanza sul mare e di divertimento e navigano generalmente in acque tranquille –
precisa Sbisà – mentre il mondo dei transatlantici rappresentava il gran lusso
dei più prestigiosi alberghi e ristoranti del mondo e la miseria dell’emigrante
racchiusa nelle valigie di cartone piene di sogni. Ogni compagnia di
navigazione, ogni nave, offriva soluzioni diverse alla grande avventura delle
traversate oceaniche”.
Ed è l’avventura della Società Italia la vera protagonista del volume.
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dei libri
Da Il Corriere della Sera
del 29 luglio 2004
Il comandante Giovanni Sbisà ha navigato dal ’44 al
’90.
I suoi ricordi dei vip e degli emigranti
Così a bordo ho visto
cambiare il mondo
di Francesco Faranda
Una strada qualunque, un condominio anonimo, un appartamento
come tanti. Oppure no. Un signore anziano come tanti, statura media, viso
comune. Oppure no. Gli occhi mandano lampi di vivacità e curiosità, nei gesti
c’è la vitalità di un ragazzo. La casa ha le pareti tappezzate di diplomi,
premi, riconoscimenti – la medaglia d’oro di lunga navigazione, il titolo di
commendatore del Marocco e persino il “Kentucky Colonel”, onorificenza concessa
in passato a Winston Churchill – e di quadri di tutte le dimensioni, molti dei
quali hanno come soggetto barche, navi, transatlantici. In un angolo, c’è
persino una “Battaglia di Anghiari”, 50 per 40, disegnata a carboncino con
incredibile maestria e… firmata “Giovanni Sbisà”.
“Sono autodidatta – spiega - . Ho imparato copiando. Leonardo da Vinci mi ha
insegnato l’importanza della composizione. Ho cominciato a dipingere in mare,
durante le interminabili traversate oceaniche. Da comandante, specialmente sui
mercantili, non avevo molto da fare… Sa, 46 anni di navigazione sono tanti”. E
aggiunge, indicando tre libri su un tavolino: “Quelli li ho scritti negli ultimi
14 anni, da pensionato. Non riesco a stare con le mani in mano”.
Il comandante Giovanni Sbisà, famiglia originaria di Rovigno d Istria, è
nato a Trieste nel 1926. Ha navigato dal ’44 al ’90 su ogni genere di navi, dai
mercantili alle modernissime navi da crociera. Nel ’56 si è trasferito in
Liguria, prima a Genova e ora, da pensionato, a Chiavari. Vive da solo. Ha due
figli e due nipotini. Per 29 anni ha lavorato alle dipendenze della Società
Italiana di Navigazione ed è stato sul ponte di comando dei nostri più bei
transatlantici, dalla Giulio Cesare alla Cristoforo Colombo, alle ultime
“gemelle del mare” Raffaello e Michelangelo.
Dal 1980 ha comandato le grandi navi da crociera della “Carnival”, con base a
Miami (Florida) e tour nei Caraibi, in Alaska e lunga la riviera messicana del
Pacifico.
“La vita sulle navi da crociera – spiega – è molto diversa da quella che si
svolgeva sui transatlantici. Qui regnava la monotonia. Nonostante le tre feste
organizzate dopo la partenza, a metà oceano e a 24 ore dall’arrivo, 6 o 7 giorni
di traversata erano una noia immensa. Nelle crociere, invece, c’è tanto
intrattenimento a bordo e poi ogni giorno si tocca un porto diverso, si scende a
terra. Gli stessi criteri di costruzione delle navi sono diametralmente opposti.
I transatlantici avevano cabine di prima, seconda e terza classe, ristoranti e
saloni per le feste diversi. Ed erano dei veri e propri labirinti, ci voleva una
mappa per non perdersi. Le navi da crociera, invece, sono lineari, non c’è
divisione in classi, i locali comuni sono aperti a tutti, muoversi da un punto
all’altro è facile. Questa differenza così radicale ha impedito, per esempio, la
riconversione di molti nostri transatlantici, come la Michelangelo e la
Raffaello: bellissime navi, ma impossibili da adattare per le crociere”.
“Ma restando sui transatlantici, c’è un abisso – prosegue – anche tra il clima
che ho trovato al mio primo imbarco nel ’56 sul Vulcania, all’ultimo sulla
Michelangelo alla fine degli anni ’70. Il primo era un mondo elegante che si
muoveva, il secondo era costituito da persone che avevano paura dell’aereo. E
allora, non più gioielli ma bigiotteria, non più abiti da sera ma giacche a
colori sgargianti. Insomma, un calo drammatico dell’eleganza. Il vip viaggia in
aereo…”.
Gioielli, abiti da sera? Sì. Ma solo in prima classe.
“Negli anni ’50 c’erano ancora tanti emigranti. La terza classe era piena. Erano
emigranti particolari, viste le nuove leggi Usa che limitavano gli ingressi
degli stranieri. C’erano molte spose di guerra, cioè le donne che avevano
sposato soldati americani in Europa. E poi c’erano i ricongiungimenti familiari:
14 milioni di italiani popolavano le Americhe…”.
E la seconda classe? “ Nel secondo dopoguerra ha avuto un boom. Molti passeggeri
erano ex militari che tornavano a rivedere in pace Parigi, Roma e i posti dove
avevano combattuto. E poi c’erano studenti, impiegati, artigiani che non si
potevano permettere la prima classe ma non accettavano la terza.
Gli emigranti si dovevano portare da casa i materassi, le posate. Dormivano e
mangiavano nello stesso posto. Tanti disagi. Per questo la seconda ebbe un così
grande sviluppo”.
Quanti vip ha trasportato il comandante Sbisà attraverso l’Atlantico! Ci mostra
le foto del suo ultimo libro, “I colossi del mare”, uscito da poco più di
un mese e già in ristampa.
“Ricordo Paul Newman, Spencer Tracy, Gloria Swanson, il Principe Ranieri di
Monaco e la principessa Grace, il maresciallo Tito che viaggiava con una scorta
armata di 10 persone. E poi Elizabeth Taylor, bellissima e triste. Con Richard
Burton sempre ubriaco. E ancora il re del Marocco, Hassan II, suo fratello il
principe Mulè e 110 persone del seguito (compresi i cuochi di corte, che però
rimasero disoccupati perché il sovrano apprezzò molto la nostra cucina).
In quello stesso viaggio avevamo a bordo Marina Lante della Rovere, oggi Ripa di
Meana, e quattro sue indossatrici.Durante la traversata da Casablanca a New York
il re si invaghì di una modella americana, Petula, e suo fratello della stessa
Marina.
All’arrivo, Petula scomparve dalla nave e Marina si infuriò: prese tutti i suoi
bagagli e li buttò in mare”.
Ma il “vip” più importante trasportato dal comandante Sbisà è stata la Pietà di
Michelangelo. “Fu nella primavera del ’64 – ricorda con orgoglio - . Comandavo
la Cristoforo Colombo. Caricammo la celebre scultura a Napoli con mille cautele
e la sbarcammo a New York senza il minimo danno. Conservo ancora la lettera di
ringraziamento speditami dal cardinale Spellman a nome del Papa”.
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dei libri
Da mentelocale
del 28 luglio 2004
Ma dove vanno i marinai...
di Giorgio Boratto
www.boratto.it
Dopo l'interessante mostra, Stelle sul Mare, immagini e
immaginario della vita sui transatlantici, dedicata al mito dei colossi del
viaggio attraverso l'oceano, in svolgimento a La Spezia presso la Palazzina
delle Arti (via del Prione 236) sino al 5 settembre, ecco la presentazione del
libro: I colossi del mare, Storia della Società di Navigazione "Italia"
di Giovanni Sbisà.
Il libro, presentato martedì 27 luglio presso la Libreria del Porto Antico, è un
felice prologo all'inaugurazione del Museo del Mare e della mostra
Transatlantici, Scenari e sogni di mare, prevista per sabato 31 di questo stesso
mese.
Mentre con la mostra spezzina si intende offrire uno squarcio suggestivo e
sfizioso della vita a bordo dei transatlantici italiani nel periodo compreso tra
la fine degli anni Trenta e gli inizi degli anni Settanta (non dimenticando le
professioni di bordo come i camerieri, i barman, gli chef, i capitani e
musicisti), il libro di Sbisà affronta la storia di quella marineria fatta dalle
grandi navi passeggeri della compagnia di navigazione Italia. La presentazione
del libro edito dai Fratelli Frilli Editori è stata fatta da Edoardo
Guglielmino, chiamato in causa oltre che come scrittore anche come ginecologo;
infatti il libro si apre con il capitolo, "Sul sesso delle navi" Stabilito che
sono femmine, quale miglior indagatore? Naturalmente è una annotazione scherzosa
poiché il libro, come dice lo stesso Guglielmino, si presenta come un'opera di
vera letteratura e non momento di nostalgia o saggistica. La lettura del libro
scorre via veloce e, seppur ricca di annotazioni tecniche, come la stazza, il
tonnellaggio ecc. delle navi, varia con i racconti svolti con abile scrittura,
di 46 anni di navigazione dell'autore. Il libro è così un viaggio nella memoria
senza retorica ma con lo sguardo d'amore di chi con quei colossi è vissuto.
Nel libro troviamo aneddoti vari dal trasporto della Pietà di Michelangelo a New
York sulla Cristoforo Colombo a incendi sulla Raffaello e tempeste affrontate
con la Michelangelo. C'è il racconto di tragedie come l'affondamento dell'Andrea
Doria fino ai più disparati incontri di persone: da Marina Ripa di Meana, allora
signora Lante della Rovere, al Re del Marocco Hassan II; da attori famosi ad
anonimi passeggeri sopravvissuti a storie capaci di commuovere fino alle
lacrime... e in questi casi si trova il rimando a una pagina di letteratura di
Conrad o Garcia Lorca.
Ha ragione Guglielmino, autore di oltre 20 libri: «In questo libro c'è il
piacere della vera letteratura». L'autore Giovanni Sbisà, che rivela la sua età
- «Sono del 1926», con parole chiare ha risposto alle domande del pubblico: «La
battaglia del trasporto verso l'America era già persa in partenza ed è stata
fisiologica; giorni contro ore. Oggi, per attraversare l'atlantico, ci vogliono
5 giorni di nave e solo 7 ore d'aereo. Il mondo è cambiato. Oggi le nuove navi
sono "ferri da stiro". Sono navi la cui tecnologia è un "struca il botton, salta
il macaco" – detto dalle parti native dell'autore, schiaccia il bottone, salta
la scimmia -, è un'altra marineria...». Oggi si è affermata la crociera, non
esiste più il trasporto passeggeri per le lunghe distanze e le compagnie di
navigazione sono cosa diversa dalla grande Società di Navigazione Italia che,
per Sbisà non si è mai detto e considerato, fu per le navi come la FIAT è per
l'auto. Per finire una piccola annotazione, il libro è dedicato "all'oscura
silenziosa, ignorata, gente di mare" e si conclude con il ruolino equipaggio dei
711 lavoratori del viaggio inaugurale del 1965 della nave Michelangelo. Un vero
omaggio a una marineria che non esiste più.
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dei libri
Da Il Giornale
del 16 giugno 2004
Transatlantici per sognare
Nel volume "I colossi del mare"
la storia della società Italia
Non uno dei tanti che parlano di transatlantici, ma la storia
della Società Italia di Genova, una delle più grandi e più prestigiose compagnie
di navigazione. Questo è “I colossi del mare”, il terzo libro di
Giovanni Sbisà, edito dalla Fratelli Frilli Editori. Una storia del
Novecento, legata all’esilio per mancanza di traffici delle navi più belle della
Società Italia: la Michelangelo e la Raffaello, le tanto splendide quanto
sfortunate protagoniste assolute di questo volume. Giovanni Sbisà, l’autore, ha
qui svolto una “ricerca-testimonianza”, come lui stesso l’ha definita, che
fotografa 40 anni di storie di mare.
Scritto in solitudine, da una terrazza da cui Sbisà ammirava il Golfo del
Tigullio, il racconto fa passare davanti agli occhi del lettore le navi del
primo dopoguerra, l’affondamneto dell’Andrea Doria, la sfavillante mondanità, lo
sfarzo delle crociere e la conflittualità sindacale. In ultimo, il declino, lo
smantellamento della flotta e il passaggio della Società di navigazione italiana
all’attuale Italia Line. Dedicato “all’oscura, silenziosa, ignorata gente di
mare”, rimane comunque un documento interessante anche per chi di navi ne
capisce poco, o niente. La sensibilità che l’autore ha impiegato nella stesura
del racconto lo rende infatti un libro adatto a tutti.
Di famiglia marinara, il comandante Sbisà è nato a Trieste nel 1926, ma è ligure
di adozione dal 1956. Per 46 anni della sua vita ha navigato, ricevendo tra
l’altro la medaglia d’oro di lunga navigazione. Il volume verrà presentato a
Chiavari martedì 6 luglio alle 18, presso la libreria La Zafra. L’incontro sarà
condotto da Paola Valdata di Entella Tv. Una curiosità: il comandante non si
interessa solo di scrittura. Fra le sue passioni anche la pittura. Parte della
sua collezione sarà quindi esposta nella libreria di Chiavari martedì, in
occasione della presentazione del libro.
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dei libri
Da Il Secolo XIX
del 16 giugno 2004
Storia della Italia di navigazione
La gloriosa epopea
dei colossi del mare
di Angelo Scorza
La storia della Italia di Navigazione in 220 pagine.
Giovanni Sbisà, 78 anni, 46 vissuti da lupo di mare, comandante di origine
istriana, ma trapiantato in Liguria, medaglia della navigazione, ricorda la
società, per cui ha navigato.
È un’epopea che va dal 1932, quando l’Italia Flotte Riunite nasca dalla fusione
di Navigazione Generale Italiana, Lloyd Sabaudo e Cosulich (contestualmente alla
creazione della finanziaria di stato Finmare), sino alla cessione da parte
dell’armatore privato D’Amico – ai canadesi di CP Ship, che nel 2003 la
ribattezzano Italia Line, ammainandone la bandiera tricolore.
Il libro “I colossi del mare. Storia della Società di Navigazione Italia”,
Fratelli Frilli Editori, Genova, presentato ieri alla Feltrinelli, non è
solo un tuffo nella memoria per l’autore, dal 1952 al 1980 (prima di chiudere la
carriera in Carnival 1981-1990) come testimone diretto dei principali eventi
della compagnia un tempo acquartierata in piazza De Ferrari, nel palazzo oggi
sede della Regione Liguria.
“Il libro vuole sintetizzare la storia di una delle più prestigiose compagnie di
navigazione al mondo, sotto le cui insegne navigarono gioielli come la
Michelangelo e le Raffaello, splendide ma sfortunate”, dice Giovanni Sbisà. “Ho
cercato di fissare nella memoria di chi ha vissuto quegli episodi e
nell’immaginario di chi ne ha soltanto sentito parlare momenti come
l’affondamento dell’Andrea Doria, la sfavillante mondanità e lo sfarzo delle
crociere, la conflittualità sindacale, il declino e lo smantellamento della
prestigiosa flotta”.
“Molti non riescono a capire – continua – le ragioni del tramonto dei grandi
transatlantici di linea vedendo che grandi e lussuose navi da crociera entrano
in servizio quasi senza destare clamore; ma si tratta di due realtà
completamente diverse. I mitici liners erano i soli mezzi di trasporto
passeggeri, merci e posta per collegare Europa e America. Il mondo dei
transatlantici coniugava il lusso quasi esagerato dei più prestigiosi hotel e
ristoranti con la miseria dell’emigrante racchiusa nella sua valigia di cartone.
Oggi le navi da crociera nascono solo per soddisfare una crescente domanda di
vacanza sul mare e di divertimento”.
Sbisà non nasconde la sua predilezione per le ultime navi da passeggeri della
mitica Italia: “Le gemelle Michelangelo e la Raffaello furono le più belle navi
costruite nel dopoguerra, ma anche le più bersagliate dalla sorte”.
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Da Corriere Mercantile
del 13 giugno 2004
La storia dei "colossi del mare"
nel libro del Comandante Sbisà
Si intitola “I colossi del mare” e racconta la storia
della Società di Navigazione Italia il libro di Giovanni Sbisà che verrà
presentato martedì prossimo alle 18 da Feltrinelli. A presentare il volume,
pubblicato da Fratelli Frilli Editori, sarà Silvana Canevelli, curatrice
della parte culturale della rivista TM, Tecnologie Trasporti Mare. Sarà presente
l’autore Giovanni Sbisà, nato a Trieste nel 1926, ligure di adozione (vive a
Chiavari dal 1956), 46 anni di mare alle spalle (è medaglia d’oro di lunga
navigazione).
Il suo libro ricostruisce brevemente la storia della società Italia di Genova,
una delle più grandi, delle più prestigiose compagnie di navigazione del mondo.
E’ una storia del ‘900, e la sua fine è legata all’esilio, per mancanza di
traffici, delle navi più belle d’Italia, la Michelangelo e la Raffaello,
l’affondamento dell’Andrea Doria, la sfavillante mondanità, lo sfarzo delle
crociere e la conflittualità sindacale. E in ultimo il declino, lo
smantellamento della flotta e il passaggio della Società di Navigazione italiana
all’attuale Italia Line.
Fra i tanti episodi raccontati nel libro, oltre alla tragedia dell’Andrea Doria
(affondata il 26 luglio al largo di Nantucket, nell’Oceano Atlantico), il
trasporto a bordo della nave Cristoforo Colombo della “Pietà” di Michelangelo,
che nel 1964 fu inviata al Padiglione Vaticano della World’s Fair a New York.
Malinconia e stupore suscita la fine della Michelangelo e della Raffaello, che
furono vendute nel ’77 alla Marina Imperiale dello Scià di Persia, e che furono
travolte dalla rivoluzione di Khomeini. Nel 1982, durante la guerra tra Iran e
Iraq, la Raffaello fu duramente bombardata dall’aviazione irachena e affondò
adagiandosi nela basso fondale del porto di Banda Bushehr nel Golfo Persico,
dove ancora oggi si trova. La Michelagelo fu venduta nel 1991 al Pakistan.
Rimorchiata a Gadani Beach a poche miglia da Karachi, dove arrivò nel luglio
dello stesso anno, fu fatta arenare e successivamente demolita. Finì così la
storia delle due superbe gemelle.
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