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Sos contos de foghile
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L'Ortobene
Racconti del tempo che fu
di Dolores Turchi
L'Unione Sarda
Nel magico mondo del balente
Boreddu e della fatina Marja
di Alberto Melis
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Da L'Ortobene
del 15 febbraio 2004
Ripubblicata la raccolta in sardo
di Francesco Enna
Racconti del tempo che fu
Fu nel 1984 una delle prime espressioni di
riproduzione scritta in "limbo" di antiche storie
di Dolores Turchi
È in libreria la nuova edizione di "Sos contos de foghile"
di Francesco Enna (Fratelli Frilli Editori, Genova). Un libro di
successo, pubblicato la prima volta nel 1984 dalle Edizioni Gallizzi, che andò a
ruba tra tutti coloro che volevano conoscere le leggende e i racconti popolari
narrati dai sardi e da sempre tramandati di generazione in generazione in quanto
parte integrante della nostra cultura.
Ai contos de foghile si affiancavano le paristorias, che un tempo dovevano
essere il modo più semplice di porgere le notizie sensazionali che in tempi
lontani forse costituivano la "storia" minima di un popolo senza scrittura e che
successivamente divennero miti.
La raccolta di Francesco Enna, fatta con scrupolo, di prima mano, scevra da
rielaborazioni, raccoglie tanti contos e paristorias di buona parte della
Sardegna. Fu pubblicata in edizione bilingue, valorizzando in tal modo la lingua
sarda quando ancora tante persone non erano convinte della sua validità nelle
espressioni scritte.
Questo libro contribuì a dare maggiore dignità alla lingua, perché in sardo si
può scrivere tutto, anche ciò che non appartiene strettamente alla cultura
popolare.
È scritto con agilità e scioltezza, e presenta un linguaggio colorito nell'uso
di tante espressioni. Francesco Enna conclude la raccolta da lui fatta
classificandola secondo i Tipi e Motivi di Arne e Thompson, validi anche per
tanti racconti della nostra terra.
Nel 1984 non erano molte le raccolte di "contos e paristorias" in circolazione,
e leggere libri di questo genere era un riappropriarsi di una parte delle nostre
radici e di quell'antica cultura che comprendeva tanto immaginario collettivo
trasmesso oralmente per secoli, in buona parte già spazzato via con l'avvento
dei media che prepotentemente erano entrati in quasi tutte le case,
privilegiando la cultura d'Oltralpe, per cui la trasmissione orale, viva fino
agli anni sessanta, aveva cominciato a scemare fino a scomparire quasi
totalmente.
E assai difficile che questi racconti vengano ancora narrati da qualche nonna,
mentre è molto più facile che le nonne di oggi li leggano ai nipotini dai libri
che per fortuna ora esistono grazie anche a persone attente e sensibili come
Franceso Enna, che hanno a suo tempo provveduto alla raccolta in volume.
La generazione che li ha narrati è quasi totalmente scomparsa e se non si fosse
fatto in quel periodo questo meritorio lavoro, oggi avremmo molto poco da
raccontare ai nostri nipoti.
Rispetto all'edizione del 1984, in questo nuovo volume risultano inserite alcune
storie nella variante sardo campidanese che non erano presenti nell'edizione
precedente.
C'è da dire inoltre che questo libro contiene uno straordinario racconto in
versi: "Sa paristoria de Maria Giusta". Dobbiamo essere grati a Francesco Enna
per essere riuscito a recuperare, dalla viva voce di una persona di Macomer
questo brano di eccezionale interesse, il racconto di un sacrificio umano
volontario fatto per la richiesta dell'acqua.
Narra di un avvenimento sicuramente precristiano in cui, in un periodo di grande
siccità, una donna sacrifica la sua vita per il bene del figlio e della
comunità.
Pensare che una storia simile abbia potuto varcare più di duemila anni è
veramente straordinario e dimostra come tante "paristorias" giunte ai nostri
giorni erano la "storia" di coloro che non sapevano scrivere, ma che riuscivano
ugualmente a trasmettere ai posteri le cose più importanti. Infatti gli
avvenimenti che non dovevano essere dimenticati si tramandavano in versi, come
in questo caso, perché ne restasse memoria perenne.
La donna che recitò questi versi era una vecchia di 80 anni. Si chiamava
Maddalena Deriu. Scrive di lei Francesco Enna: "Raccontava con un gusto sapido e
ricco di humor e quando parlava le ridevano gli occhi. Le sue storie sono
presenti praticamente in tutti i capitoli di questa raccolta".
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dei libri
Da
L'Unione Sarda
del 14 gennaio 2004
Le fiabe di Francesco Enna
Nel magico mondo
del balente Boreddu
e della fatina Marja
di Alberto Melis
«Tanti e tanti anni fa, quando ogni ovile era una casa e ogni
gruppo di case era un paese, tutte le case della Sardegna avevano una cucina con
il focolare al centro, formato da quattro pietre, che serviva per riscaldarsi e
per cucinare il cibo».
Francesco Enna, scrittore e commediografo sassarese, disegna così la
scenografia storica nella quale un tempo, dopo una giornata di lavoro nei campi
e negli ovili e dopo essersi sfamati, ci si sedeva intorno al fuoco e si
raccontavano le storie. Quelle che noi oggi definiamo fiabe, ma che nei
cataloghi della memoria della Sardegna che fu hanno ancora il nome di contos, di
contascias o contados, di paristorias.
Le storie della tradizione popolare sarda raccolte da Francesco Enna in numerosi
piccoli centri dell’isola e già pubblicate agli inizi degli anni ’80 per i tipi
delle edizioni Gallizzi, tornano oggi in libreria in una nuova edizione
rinnovata e opportunamente ampliata. Sos contos de foghile (Fratelli
Frilli Editori, pp.342, euro 25), presentano questa volta anche i motivi
dell’area campidanese: una scelta quanto mai opportuna per una raccolta che è
diventata un punto di riferimento sia per gli appassionati che per gli studiosi
del settore.
Ancora fiabe, dunque. Collocate nei cinque capitoli in cui il volume è diviso
secondo l’approccio e il genere di narrazione (contos de foghile, contos de
giannile, contados, contos de birbantes e de maccos, paristorias), per ridare
gambe e fiato all’immutabile canovaccio della narrativa orale sarda. Con una
freschezza espressiva, la stessa di un antico mastru ’e contascias - maestro di
fiabe, così come venivano chiamati i migliori narratori - di cui Enna dà ancora
una volta una buona prova.
Tra le numerosissime raccolte apparse infatti in poco meno di un secolo, a
partire da quelle di Gino Bottiglioni che stupirono Italo Calvino per «il modo
di raccontare triste, magro, senza grande comunicativa», non c’è infatti dubbio
che quelle di Enna (vedi anche il volume Fiabe sarde pubblicato dalla
Mondatori), si distinguano per una particolare cifra narrativa. Che non tradisce
mai la forma originale dei racconti (anche in questo volume sono presenti le
versioni in lingua sarda registrate sino agli anni ‘70 dalla viva voce di
anziani pastori, massaie e contadini), e che anzi riesce a restituire sulla
carta le principali caratteristiche e i più importanti stilemi esistenziali
della narrazione orale sarda. La quale come in altre tradizioni non ha mai avuto
esiti purgatoriali - o l’alto dei cielo o il più profondo degli inferi, per i
suoi attori e per le sue comparse - ma che al suo innato fatalismo e alla sua
tragicità ha sempre accompagnato l’unguento autoreferenziale dell’ironia, del
capovolgimento degli opposti e della meraviglia per tutto ciò che di magico e
inconosciuto fluttua tra la percezione di sé e la percezione del mondo.
Scriveva Joao Guimaraes Rosa, che «il mondo era grande. Ma tutto era ancora più
grande quando si ascoltava una storia raccontata». Ed è con questo stesso
stupore intatto che si leggono le fiabe di Francesco Enna e le vicende dei suoi
protagonisti. Dal balente Boreddu Zoroddu alla scaltra Maria Ortulanedda. Dal
giustiziere Martineddu Iferradu alla fatata Marja Chisjnera, la Cenerentola
sarda le cui buone madrine appartengono allo stesso ceppo di fate sarde, le
janas, presenti nella seicentesca Zezolla - Gatta Cenerentola di Gian Battista
Basile.
In chiusura di volume, pur in forma colloquiale, è poi presente il consueto
indice ragionato che Enna propone per gli amatori più competenti, stilato
secondo i parametri della classificazione dei Tipi e dei Motivi di Arne e
Thompson: un modo come un altro, anche questo, per sottolineare la piena
appartenenza delle fiabe sarde, pur con tutte le loro specificità,
all’immaginario collettivo di ogni tempo e di ogni paese.
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