Il malamore
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La Padania
Malamore, 3000 anni di sesso for money
di Fabrizio di Ferdinando
 

 

 
 


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Da La Padania del 30 novembre 2004

Una garbata storia degli “spacci d’amore” da Babilonia
ai giorni nostri, con qualche rimpianto

“Malamore”, 3.000 anni
di sesso for money
 

di Fabrizio di Ferdinando

«C’era un'umanità straordinaria. Parlando con le prostitute e con le maitresse non si poteva evitare di diventare amici, al di là di tutto. Conservo ricordi molto teneri di quelle conoscenze…. Erano persone gentili, molto educate, con storie interessanti alle spalle. Sapevano trattare con tutti». Remo Borzini, classe 1906, nella sua vita ha fatto la guerra, venduto petrolio, dipinto quadri, composto poesie e scritto libri. Ma il più noto di essi è "Malamore", un saggio sulla cultura del postribolo, con particolare attenzione alla realtà genovese, che è stato pubblicato quattro volte.
Davvero curiosi i riti sessuali che l’autore ci racconta. Nella terra di Nabucodonosor, in Babilonia, le donne dovevano onorare Melitta, dea dell’amore, accoppiandosi con uno sconosciuto. Ciò, stando ai comandamenti, doveva avvenire almeno una volta nella vita, ma pare che le più zelanti, invase da sacro fervore, non si stancassero di ripetere il sacrificio. Il rituale aveva luogo nel tempio e la scelta da parte dell’uomo avveniva con il lancio di una moneta in grembo all’eletta: già si delinea il ricorso alla moneta in contropartita dell’amore. Rito analogo a Eliopoli, in Siria, dove le vergini dovevano subire la deflorazione prematrimoniale da parte di uno straniero. Le donne degli Amoriti erano tenute addirittura a fornicare con dei passanti per sette giorni consecutivi prima di sposarsi.
«In Siria - scrive l’autore - e precisamente a Biblo ogni anno si commemorava Adone, ucciso dal cinghiale e, in segno di lutto, gli abitanti si rasavano la testa.
Le donne che non volevano sottoporsi alla tonsura erano costrette a prostituirsi in onore del dio. In Grecia, con Solone, la prostituzione diviene socialmente organizzata. Non è lui che ha inventato i bordelli, ma è lui che li ha organizzati e disciplinati, dando loro un carattere democratico, in quanto anche i meno abbienti avevano la possibilità, con modica spesa, di giacere con una ancella di Venere. L’amore comincia a diventare un genere di consumo. A partecipazione statale, visto che i bordelli (detti dicteria) erano amministrati dallo Stato, che riscuoteva la tasse e teneva appositi registri delle meretrici. Anche a Roma l’imperatore Augusto, cercò di mettere un po’d’ordine nell’artigianato della prostituzione e dedicò leggi e regolamenti all’esercizio dei “lupanari”. La prostituta era infatti chiamata lupa, perché richiamavano i clienti facendo il verso del lupo, in piena notte».
E questo la dice lunga, aggiungiamo noi, sull’origine di Romolo e Remo, allattati, secondo la leggenda, da una lupa, e quindi con ogni probabilità figli di “mater ignotae”, ossi di “mignotta”, come si prese poi l’abitudine di abbreviare. Le “lupe” avevano dimora nei pubblici giardini. Nei cimiteri risiedevano, invece, le bustuarie e svolgevano la loro attività tra i sepolcri. Risale a Roma il primo schedario ufficiale delle prostitute, alle quali era concessa l’adozione di uno pseudonimo. I lupanari erano soggetti al controllo dell’edile, una sorta di ispettore al soldo dello Stato. Le pensionanti, per legge, dovevano indossare una divisa e tingersi i capelli in blu o in giallo. Da un censimento ordinato da Traiano, risultò che nella sola Roma le prostitute schedate superavano le trentamila.
Un lungo excursus dunque attraverso i secoli nel sesso retribuito, dai Babilonesi ai giorni nostri, curiosando nelle alcove, tra costumi oggi inconcepibili, e passando in rassegna tutti gli innumerevoli tentativi fatti di regolare con leggi l’antico mestiere, da Solone a Francesco Crispi, che per primo regolamentò la prostituzione nell’Italia appena riunificata. Non manca una riflessione sulla filosofia dei postriboli - ingentiliti con la poetica definizione di “spacci dell’amore” - e una puntuale critica alla loro abolizione per mano della senatrice Merlin. La scomparsa dei casini, dice l’autore, ha favorito l’incomunicabilità di oggi, le nevrosi dei giovani, l’aggressività che non ha modo di sfogarsi nel sesso e si trasforma in violenza.
E ciò che ha sostituito la prostituzione organizzata nelle case - ossia la prostituzione stradale - è assai peggio: tanto incontrollabile, ramificata e pericolosa in termini di diffusione di malattie quanto la prima era regolata, circoscritta e sanitariamente controllata. La legge Merlin non ha estinto il fenomeno, che era inestinguibile, lo ha solo trasformato, mettendolo di fatto al di fuori di ogni controllo. E anche la tratta della schiave oggi in atto dai Paesi dell’Est e dall’Africa non avrebbe potuto aver luogo in un sistema di prostituzione controllata. Ma non solo: con la chiusura dei casini si è posta fine a una “civiltà erotica”. Che non era fatta solo di incontri carnali, ma era tutto un mondo, un’atmosfera di luci soffuse, divanetti rossi, tendaggi e profumi, bisbigli e sguardi, un’invisibile porta che introduceva dal fragore del mondo a una trasgressiva quiete. Una diversa, ovattata realtà che faceva da ammortizzatore, da stanza di compensazione allo stress, alla competizione, alle ammaccature inferte ogni giorno dalla vita.
“Malamore” è una lettura divertente che affronta in modo garbato il mondo di quella vasta umanità che, nei tempi, non ha accettato che fosse il matrimonio l’unico “remedium concupiscentiae”. Non manca una puntigliosa documentazione dei regolamenti interni delle case, in cui venivano specificati non solo la ripartizione dei guadagni - metà al padrone, il resto diviso tra le ragazze - ma perfino la grammatura delle bistecche a pranzo per le “signorine”. Borzini non dice certo che l’era dei postriboli era un’età dell’oro, con le donne vendute - riconosce - come bestie al mercato; dice solo, o meglio lascia intendere, che il rimedio, la loro chiusura è stata peggiore del male. E poi aneddoti, curiosità, ricordi, personaggi e una minuziosa ricostruzione del fenomeno a Genova, città natale dell’autore. Il volume viene riproposto corredato dai disegni di Adriano Zannino.
 


 

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