Mario!
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mentelocale
Un Polpo di nome Mario

di Daniele Miggino
 

Il Giornale
La leggenda del Polpo Mario

di Maria Vittoria Cascino


Repubblica - Genova
Il Polpo Mario, storia avventurosa di una leggenda

di Stefano Tettamanti
 

Corriere Mercantile
Polpo Mario, una storia ambientata a Sestri

 


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Da mentelocale del 7 dicembre 2004

Un Polpo di nome Mario
 

Di Daniele Miggino

Il libro che andrommi a recensire c'ha un titolo che è quasi più lungo dello svolgimento: Mario! Storia vera tragica e avventurosa del polpo Mario, del pescatore Gnussa e di Cesare Ziona, principe dei fiocinatori e re della famosa baia di Portobello (edito da Fratelli Frilli Editori. L'autore è lo scrittore Vincenzo Gueglio, ma la storia del mollusco più intelligente del mondo affonda le radici nella leggenda, soprattutto nella mitologia di Sestri Levante, dove è ambientata la vicenda. Il libro è stato pubblicato con il patrocinio del ristorante "Polpo Mario" di Sestri. Manco a dirlo...
Quella di Gueglio è una chiara dichiarazione d'amore per Sestri, per le sue storie, le sue tradizioni, la sua gente. E l'intreccio è nient'affatto banale. Gnussa, un pescatore del posto, un giorno scopre nella baia di Portobello un polpo che ha tutte le caratteristiche dell'uomo: lo segue, lo saluta, mangia con lui. Carlo Bo, che ha scritto la prefazione al libro, dice che si tratta di una metamorfosi kafkiana al contrario: non l'uomo che diventa animale ma viceversa.
Ben presto il polpetto diventa protagonista della vita di Gnussa, ma anche dei suoi compari che incontra all'osteria. Personaggi ritratti ad arte, come Bellebarche (a cui Gueglio dedica un capitolo intero), Strappacatene, uomo dalla forza straordinaria, presente in ogni leggenda di paese che si rispetti. Io una volta avevo sentito dell'esistenza di un certo brassüsse (braccine), che usava portare damigiane come sacchetti della spesa. Pare che Strappacatene ne faccia rimbalzare una sul palmo della mano. Insomma, ci siamo quasi... E poi Cesare Ziona, il "principe dei fiocinatori", che ha una parte fondamentale nel racconto. Tra l'altro, è stato lui a far cambiare nome allo specchio d'acqua davanti a Sestri in Baia del Silenzio. È successo quando ha schioccato la fiocina contro Mario, e il mondo è sembrato fermarsi...
Sparsi a macchia di leopardo lungo tutto il racconto, immagini e impressioni di Sestri, dei suoi carruggi, degli odori, delle usanze perdute. C'è anche spazio per qualche imprecazione verso chi ha fatto asfaltare una stradina. È, come dice Bo, un canto d'amore in cui - aggiungo io - a tratti l'intreccio sembra superfluo. Divaga volentieri il Gueglio, soprattutto all'inizio, a fa capire che – polpi a parte – la vera star del racconto è Sestri Levante. Un bel regalo di Natale, giovanissimi e amanti della Baia.
 

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Da Il Giornale del 7 dicembre 2004

La leggenda del Polpo Mario
 

Di Maria Vittoria Cascino

Sestri Levante. Quando la favola diventa mito e strabuzza gli occhi perché non ci crede. O ci crede a tal punto che parlare del Polpo Mario nell’osteria Polpo Mario ti dà alla testa. Perché sembra un dialogo tra folli lo scambio di battute tra Vincenzo Gueglio, autore di “Mario!” (Fratelli Frilli Editori, 105 pagine, 10 euro) e Rudy Ciuffardi, patron del ristorante che al Polpo è intitolato. Proprio su uno dei quattro canti, nel carruggio che infilza come una fiocina Sestri. E vai a spiegarglielo alla gente chi è il Polpo Mario. Rudy ci ha provato tante volte a vendersela quella leggenda che gli ha raccontato suo padre Cesare Ziona, e tutti gli amici di Capocotta, davanti al pirone, in quegli scampoli di sera dove andavano a finire di mangiare per non sentire i mugugni “della Cesira, o della Main o della Texinin.”. Finchè Gueglio, quel professore-letterato un po’ schivo, un po’ sognatore, un po’ sornione accetta la sfida e cuce addosso al polpo Mario la favola bella che ieri illuse la banda di Capocotta e che oggi ci piace riascoltare. Perché ci piace credere che sia tutto vero. Perché Gueglio da consumato narratore gioca a fare il verso a Esopo, coglie il pretesto di una scherzo infantile, gigiona, ti acchiappa e non hai scampo. Perché ogni riferimento a persone e cose è assolutamente reale. E così ti snocciola la “storia vera tragica e avventurosa del polpo Mario, del pescatore Gnussa e di Cesare Ziona, principe dei fiocinatori e re della famosa baia di Portobello.” Certo ti racconta di Gnussa che cattura Mario e rinuncia a metterlo in pentola perchè ha gli stessi occhi della defunta zia Palmira, e con queste storie di reincarnazione non si sa mai. E ti racconta come Gnussa la metta sul tavolo di Capocotta, la faccenda del polpo che gli strizza l’occhio, lo aiuta a pescare e gli regala i totani pescati. Ma l’auditorio, ahinoi, è fatto di quegli uomini della “maina” bruciati dal sole e modellati dalla sabbia. Che sanno ridere, che sanno essere tragici nel paradosso. Che sanno far vibrare le storie intorno al fuoco sulla spiaggia. Che te lo condiscono per le feste il povero Gnussa. Perché sarà Cesare Ziona a “impolpare” il polpo Mario, a salvargli la vita, a prenderlo in casa con sé, a farlo compagno di giochi di Rudy. Però Mario lo ha scoperto Gnussa. Che diventerà protagonista di un processo-farsa ai limiti del grottesco per rivendicarne il possesso. E sarà una lettera autografa di Mario a ristabilire l’ordine paradossale delle cose, a dire no “all’avarissimo Gnussa che mi ha portato via persino i totani che avevo pescato”. Mario resterà con Rudy. Così è stato, se vi pare. Ed è qui che ti volti indietro e per un frazione di secondo te la bevi tutta questa storia: perché Rudy il suo locale stile “old Sestri” lo ha dedicato a Mario, “che mi ha insegnato a giocare al meccano”. E il povero Gnussa? “Quel che è giusto è giusto” diceva sempre e non ti va a firmare con Rudy un contratto che gli riconosceva le royalties su Mario? Che tradotto significava un cartoccio di pesce tutte le sere, il primo che il peschereccio Polpo Mario sbarcava sul porto di Sestri. La lettera Rudy la conserva ancora sottovetro. Ed è questo che ti sconcerta, è tutto vero. E’ vera la varia umanità che colora la storia, è vero Palmiro Togliatti che chiede se a Sestri si sposino fra cugini, è vera la grazia commovente con cui Gueglio ridisegna Sestri all’ombra del mito e ci infila tanti di quei livelli di lettura che perdi il filo.
 

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Da Repubblica - Genova del 26 novembre 2004

Il Polpo Mario, storia avventurosa
di una leggenda
 

Di Stefano Tettamanti

Prima di consumare un polpo ne va sfibrata la resistenza per eliminare la copertura viscida e privarlo del becco corneo alla base dei tentacoli. L’operazione è tra le più selvagge che si possano svolgere in natura. “Puozzo campa’ cussì?” si domandava sconsolato quel povero polpo di ristorante napoletano che ogni volta veniva sbatacchiato davanti ai clienti per poi essere reinfilato nell’acquario e sostituito in padella da un confratello surgelato. Sull’intelligenza superiore del polpo nessuno si sogna più di scherzare: è stata certificata scientificamente e chi non ci crede si arrangi. Ma l’epopea del polpo (che in Padania chiamano piovra a testimonianza di una difficoltà dei locali a riconoscere le giuste proporzioni delle cose) non può che essere raccontata dai liguri e dai sestresi di levante in particolare. A partire da luoghi ormai mitici come le osterie di Capocotta e del Paladin e da polpologi altrettanto mitici come Cesare Ciuffardi e sua moglie Nena, rispettivamente re e regina dei polpi, pescatori filosofi e contamusse (come tutti i pescatori) dai nomi inevitabili di Baciccia, Scilin, Bellebarche, Funzin e Lumumba, Sestri Levante si è costruita una credibilità in materia più solida del becco corneo di cui sopra. E il carruggio è diventato una sorta di università del polpo, un a vera accademia (per intenderci, il livello è quello di Oxford e Cambridge, forse il linguaggio dei docenti è appena meno controllato) che ha la sua sede naturale e leggendaria nella trattoria Polpo Mario, dove, e qui sta una parte della leggenda, da anni si continua a mangiare bene e a spendere il giusto (0185.480203). Come in ogni accademia che si rispetti, l’attività scientifica è oralmente intensa anche se la sua traduzione editoriale in documenti scritti è affidata soprattutto ai due magnifici rettori: Rudy Ciuffardi, figlio d’arte e patron del Polpo Mario, e Vincenzo Gueglio, narratore e saggista sempre alimentato dai rari talenti dell’intelligenza, della buona scrittura e dell’ironia. Di Gueglio torna ora disponibile in un’impeccabile edizione (Fratelli Frilli Editori, euro 10) la madre di tutte le dissertazioni letterarie sul polpo: “Mario! Storia vera e tragica e avventurosa del polpo Mario, del pescatore Gnussa e di Cesare Ziona, principe dei fiocinatori e re della famosa baia di Portobello”. Nessuno discuta di polpa se non ha letto questo libro.

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Dal Corriere Mercantile dell'11 novembre 2004

Un libro di Vincenzo Gueglio

Polpo Mario, una storia
ambientata a Sestri
 

Da oggi in libreria il volume dal titolo: “Mario! Storia vera, tragica e avventurosa del polpo Mario, del pescatore Gnussa e di Cesare Ziona, principe dei fiocinatori e re della famosa baia di Portobello”, scritto da Vincenzo Gueglio e edito dalla Fratelli Frilli Editori.
Gnussa, pescatore nelle acque limpide di Sestri Levante, riconosce negli occhi di un piccolo polpo lo sguardo della defunta zia Palmira, saviamente rifiuta il rischio di bollire un’anima irredenta e restituisce al mare lo spirito impolpato. Ma qualcuno trama alle spalle del piccolo polpo, battezzato appunto Mario, che finisce prima a lavorare presso un altro pescatore, poi viene fatto passare per morto. E in un crescendo avventuroso e divertente Gnussa e l’altro pescatore si contenderanno Marrio durante un processo farsesco dove l’unico a rimanere gabbato sarà Gnussa, l’ingenuo pescatore. Ma il finale, come in tutte le leggende che si rispettino, rimane aperto.
Il libro si svolge nei toni – lirici e paradossali, commossi e ridanciani – di un’epoca incantata e di un barbarico divertissement. Ma il lettore scoprirà – oltre il velame dell’intrico grottesco e della bella pagina che non di rado fiorisce fra la disperazione e le risate – indizi e segnali che in filigrana svelano, come nota Carlo Bo, il paesaggio delle diverse letture possibili: il mito di fondazione, la riflessione sulla letteratura, il dialogo lucianeo, la cretineide, la novella filosofica o il puro abbandono al piacere di sperimentare l’esistenza delle cose e narrare l’innocenza della colpa.


 

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