Sangue e affari
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Liberazione
Sangue e affari. Epidemie multinazionali
di Sabrina Deligia

 

 

 


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Da Liberazione del 14 giugno 2004

Class action, migliaia di persone infettate contro quattro case farmaceutiche

Sangue e affari
Epidemie multinazionali

 

Nel mondo si calcola che più di 40mila emofiliaci siano rimasti colpiti
dall’Hiv, dei quali 8mila circa - la maggior parte dei quali deceduti -
negli Stati Uniti. Sino al ’92 hanno contratto il virus circa 5mila emofiliaci
europei. Di questi, 2.040 hanno contratto l’Aids e 1.250 sono morti


di Sabrina Deligia

Migliaia di emofiliaci europei, tra i quali circa trecento pazienti italiani, infettati dai virus dell’Hcv (epatite C) e dell’Hiv (Aids) hanno promosso un’azione legale internazionale contro quattro case farmaceutiche colpevoli di aver prodotto emoderivati infetti. Sul banco degli imputati la Bayer e la sua divisione californiana Cutter Biological, la Baxter, la Aventis-Behring e l’Alpha.
Il presupposto su cui si basa il ricorso depositato un anno fa (esattamente il 2 giugno) presso il tribunale distrettuale di Chicago è che queste case farmaceutiche hanno prodotto e venduto, tra il 1978 e il 1992, negli Usa e nel resto del mondo, prodotti a base di plasma che sapevano, o avrebbero dovuto e potuto sapere, di essere contaminati. Stiamo parlando di uno degli scandali più grandi della storia dell’industria farmaceutica, come spiega il libro inchiesta di Pino Pignatta e Stefano Bertone, Sangue e Affari, uno scandalo internazionale nell’industria dei farmaci, pubblicato da Fratelli Frilli Editori (pp. 254, euro 17,50). Un libro che illustra quali interessi abbiano spinto i quattro colossi a produrre emoderivati contaminati, facendo ricorso a donazioni a rischio in America e nel Terzo Mondo, spiega come le stesse aziende omisero di rivelare i pericoli derivanti dall’uso dei loro prodotti e di effettuare i trattamenti per la distruzione del virus e di come continuarono a venderli all’estero, una volta vietata la vendita negli Usa.
Queste società americane - che non hanno mai ammesso la propria responsabilità - nel 1996 hanno chiuso un’azione giudiziaria negli Stati Uniti con una transazione di circa 620 milioni di dollari a favore di 6.200 emofiliaci statunitensi con infezioni da Hiv. Bayer, Baxter, Aventis-Behring e Alpha produssero emoderivati contaminati dai virus Hiv e Hcv in fabbriche degli Stati Uniti, utilizzando, come ipotizzato dall’accusa, plasma di migliaia di donatori americani mercenari, retribuiti, alcuni provenienti dalle classi di popolazione più a rischio di trasmissione virale: come carcerati e tossicodipendenti che facevano uso di droga per via endovenosa. Fecero inoltre ricorso a Paesi del Terzo Mondo come Nicaragua, Haiti, Messico e Belize. Nello specifico, le società trascinate in giudizio reclutarono persone affette da epatite virale, nonostante le agenzie federali ne sconsigliassero l’utilizzo.
Inoltre, continuarono a usare plasma proveniente da carcerati della (tristemente) nota prigione “Angola”, in Louisiana. Questo anche dopo aver promesso all’Fda (l’Ente statunitense per la sicurezza dei prodotti alimentari e farmaceutici) che avrebbero smesso di servirsi di tali donatori. E tramite loro associazioni commerciali, queste case farmaceutiche, sempre secondo l’accusa, avrebbero ritardato il ritiro dal mercato degli emoderivati contaminati.


 

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