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Vocabolario del dialetto di
Campo Ligure
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Il Giornale
Romanzi d'atmosfera e
vocaboli della Storia
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Da Il Giornale
del 10 marzo 2004
Tradizioni
Romanzi d'atmosfera
e vocaboli della Storia
Un’opera di oltre 400 pagine con più di 8 mila lemmi, nella
doppia versione campese-italiano e italiano-campese, che ricomprendono non
soltanto vocaboli, ma anche modi di dire, proverbi, nomi di piante, animali,
attrezzi da lavoro, ricette gastronomiche che rendono il vocabolario un testo
non solo di consultazione, ma anche di piacevole lettura. Il tutto arricchito da
16 tavole a corredo e spiegazione di numerosi vocaboli. È il “Vocabolario del
dialetto di Campo Ligure” edito dai Fratelli Frilli a cura di
Massimo Calissano e Giovanni Ponte con 16 tavole di Carla Macciò.
La redazione del vocabolario porta a compimento un progetto editoriale in
cantiere da molti decenni. Risale infatti al 1911 la tesi di laurea, sostenuta
all’ Università di Bologna da Benedetto Paladino sul dialetto di Campo, ma
soltanto di recente si è potuti giungere ala pubblicazione di un dizionario
grazie all’opera del professor Giovanni Del Ponte e del professor Massimo
Calissano, con la collaborazione della professoressa Giulia Petracco Sicardi, e
il supporto informatico dei ragazzi della Biblioteca di Campo Ligure. Alla
figura del professor Ponte, recentemente scomparso, è stata intitolata anche la
biblioteca comunale, istituzione alla quale il professore era molto legato.
Sempre tra le edizioni Frilli va segnalato un altro volume di recente
pubblicazione: “Aufheben, un Torquemada in Albenga” di Mario Cennamo
ci catapulta nell’anno 1539. L’arcivescovo di Genova, Innocenzo Cibo, è uno
degli uomini più potenti d’Italia. È a capo delle diocesi di Messina, Beziers,
Torino e Genova contemporaneamente, essendo passato per la guida delle curie di
Savona e Ventimiglia, Mariana Ajaccio e Marsiglia. Ovunque ha seminato contatti
con uomini devoti, gente fidata. Ma adesso quel gigante del Rinascimento con la
sua rete di spie è paralizzato da una voce che stona nel suo coro. È una voce da
Dio biblico quella che si leva tra gli omuncoli senza volto della corte del
cardinale. È una voce intransigente e implacabile. Una voce omicida. Nella
prefazione al libro Roberto Pellerey dice: “Seguendo il modo narrativo e lo
stile colorito e avventuroso inaugurato nel 1980 da Umberto Eco nelle lettere
italiane con Il nome della rosa, Cennamo si pone in una sorta di nuova
tradizione che ha dato finora esiti felici. Se Il nome della rosa è stato
tradotto finora in 40 lingue la stessa fortuna si può augurare meritatamente a
questo romanzo che pur senza svolgersi tutto in un monastero centro forzato
d’incontro di uomini dediti allo studio, alla riflessione e alla meditazione, ne
ritrova i contrasti, i conflitti e le opposte fortissime volontà”. Infine uno
spazio anche al volume “L’ussaro di Genova” di Giuseppe Pallavicini,
edito sempre dai Fratelli Frilli. Ai primi dell’800 il nobile Gabriele Prato
tenta di cambiare la storia combattendo per la causa napoleonica e
successivamente per gli ideali mazziniani. Siamo in piena Restaurazione, la
Repubblica di Genova viene assegnata ai Savoia con grande dolore del giovane
nobile, cui non resta che l’arruolamento nell’Armata Sarda.
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