Rosanna e...
L'attualità delle sue idee
a 15 anni dalla sua scomparsa

 
di Associazione Gli Altri
 

dal libro

Un editoriale mai scritto

Se solo avesse avuto il tempo di scriverlo, l’ultimo editoriale di Rosanna sarebbe stato sulla pace. E certamente sarebbe stato qualcosa di diverso dai tanti commenti di uomini di stato e di chiesa, di giornalisti e di generali, che si intrecciano in questi giorni sulla guerra del Golfo. Avrebbe sicuramente trovato, lei, parole che non si sarebbero confuse con le altre: parole semplici che avrebbero saputo parlare al cuore della gente.
Forse parole come queste.
13 agosto 1989. «Nonostante le vacanze, il caldo, in Libano si continua a morire. Una lentissima agonia per un paese ormai distrutto. Donne, bambini muoiono nei loro rifugi dove trovare un tozzo di pane ha del miracoloso. La gente che può, quella che ha i soldi, è scappata. Raccontava uno di loro che l’immagine, l’ultima immagine che ha portato con sé del Libano è quella di un muro pieno di sangue circondato da macerie. Tanta polvere e questa macchia rossa che dominava sul grigiore. La guerra è proprio senza senso eppure c’è ancora chi ci crede».
25 agosto 1989. «Nel mondo continuano a “pestarsi”. Non c’è veramente pace eppure tutti ne parlano, tutti la vogliono ma nessuno è disposto a rinunciare a qualche privilegio, alla sua fetta di potere. è proprio un mondo fatto di ipocrisia».
24 dicembre 1990. «Oggi è la vigilia di un Natale un po’ buio, i venti di guerra del Golfo non accennano a diminuire. Le luci e i regali non riescono a illuminare la mente di chi ha in mano le nostre sorti. Speriamo ci pensino di lassù».
3 gennaio 1991. «Purtroppo i miei mali non passano. Non riesco proprio a capire. Bush e Saddam continuano a giocare, ma il gioco si sta facendo pericoloso. Non avrei mai pensato di aspettare, nel ‘91, lo scoppio o meno di una guerra così. Sembrano momenti incredibili.
La gente è disposta a morire per Allah, ma in fondo è solo una questione di petrolio, di soldi, di interessi. Non è poi che gli Americani siano migliori. Purtroppo ci rimettono sempre le persone semplici, i più deboli, i più indifesi. Ora pare che la gente cominci ad avere paura. Finora tutto sembrava così lontano!!! Laggiù nel deserto si arrangino, basta che non ci tocchino. Poi piano piano si comincia a ragionare. Ma se scoppia coinvolge tutti e allora veglie, preghiere. E il tempo passa, come finirà?».
7 gennaio 1991. «Morire a vent’anni come cani: tre carabinieri trucidati. Bologna, una città che amo molto sembra aggredita, impazzita. Ho sempre negli occhi i funerali: le mamme disperate...
Ho pensato che un po’ di anni fa talvolta si disprezzava la divisa, forse un po’ di ragione c’era, ma non era giusto prendersela con loro, figli di gente semplice che facevano solo il loro dovere, che eseguivano degli ordini: ma era più facile sputare su di loro».
10 gennaio 1991. «Si continua ad aspettare il 15. Sembra di vivere in un film, anzi, dovessi dire, ho l’impressione che ormai si faccia dello spettacolo. Tutto serve, carri armati, mamme che piangono, soldati sereni e un immenso deserto... è come una telenovela solo che qui è realtà».
14 gennaio 1991. «Pensavo a quanta gente è morta stupidamente nelle varie guerre, la gente che si è trovata ad uccidere senza sapere il perché. Chissà cosa pensano di là, se ci vedono!!! Continuiamo a scannarci, pare che la storia non ci abbia mai insegnato nulla. è ben triste questo: donne, bambini, vittime innocenti. è a loro che penso, che spero si salvino».
15 gennaio 1991. «Stanotte in Italia non si è dormito: tutti in piazza, nelle chiese al freddo a pregare, a stare insieme per non aver paura, per farsi coraggio. Era una bella immagine vedere le fiaccole che brillavano al buio e i ragazzi con la chitarra che suonavano, che gridavano il loro no alla guerra. Né ora né mai dovrà esserci».
16 gennaio 1991. «Stamattina sveglia alle sei per tutti: la guerra ci sarà? L’ultimatum è scaduto, un’altra giornata passata ma nulla è successo, né in bene né in male. Il Papa ha scritto ai due “testa di tolla,,: chissà se lo staranno a sentire!? Secondo me se ne fregano...».

Sono alcuni pensieri di Rosanna, scritti di getto sulle pagine del suo diario; non ci sembrava giusto tenerli solo per noi. È una parte di lei che ha lasciato per tutti.


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