Sei un mito
Il mito narrato ai ragazzi in forma di giornale
 
di Rita Nello Marchetti
 

Introduzione alla mitologia

La religione nell’antichità greca non nacque tutto a un tratto, già adulta e rivestita dell'armatura, come Minerva dalla testa di Giove. E nemmeno emerse in tutto lo splendore della sua giovinezza, come Venere dal mare spumeggiante. Fu invece creata giorno dopo giorno, rozza e spesso mostruosa, quando l'animo umano era ancora preda di superstizioni e paure.

Ai primordi il popolo greco concepì il mondo in modo piuttosto elementare. Si pensa che intorno agli uomini lottasse uno stuolo di mostri, feroci e potenti, che si contendevano terra e cielo, mari e monti, aria e fuoco.

Di fronte a quelle potenze minacciose, l'uomo si riconosce impotente e cerca di placarne l'ira con preghiere e sacrifici che rendano favorevoli quegli spiriti ostili e misteriosi.

Gli antichi, infatti, credevano che fossero gli spiriti ad animare gli elementi, le cose, le piante, gli animali. Attribuivano origine divina al fulmine, al fuoco, alle nubi, al vento impetuoso, alle belve che dilaniavano i corpi degli uomini.

Questa religione primitiva, fatta più di terrore che di pietà, si chiama animismo. Essa crea con l'immaginazione mostri e divinità che stanno a metà fra l'uomo e la bestia: i Giganti, i Pigmei, i Centauri, le Gorgóni...

In seguito l'uomo fu in grado di intuire, al di là del pericolo, anche la sublime bellezza degli elementi. Poté percepire l'armonia che regola il mondo e cominciò a contemplare con stupore lo spettacolo della natura. Si commosse di fronte alle striature rosate dell'aurora, ai tramonti infuocati, all'azzurro terso del cielo. Ammirò l'immensa distesa del mare spumeggiante, le cime maestose dei monti.

Alla superstizione e al feticismo, in cui prevale il culto degli oggetti (feticci), venne sostituito un culto più poetico e ragionato degli dèi.

Sulla scìa delle fantasie espresse dal popolo, i poeti inventarono i miti, simili a favole ricche di significati nascosti. In essi gli uomini, che ancora non possedevano nozioni scientifiche certe, si affidavano alla poesia per spiegare l'origine e la natura del mondo.

In particolare, il popolo greco, che amava l'armonia e l'arte, creò gli dèi a propria immagine, dotandoli di ogni perfezione e felicità.

Se li faceva amici dedicando loro, non più un'adorazione primitiva e piena di terrore, ma un culto di canti e preghiere, di offerte di statue grandiose, di templi marmorei. Così le divinità greche ebbero volto e corpo umani, vizi e virtù, amori e passioni... Alcuni di questi dèi continuarono a rappresentare il sole e la luna, il cielo e il mare, l'aria e il fuoco. Ma non furono più così terribili. Diventarono esseri potenti, che pur avendo in mano il destino dei mortali, si mostrano feroci e vendicativi solo se provocati. Ogni elemento, ogni astro, ogni sentimento e virtù, ogni località e attività ebbe la sua divinità. Questa dottrina, che attribuisce agli dèi sembianze e sentimenti umani, si dice, con un termine un po' difficile di origine greca, antropomorfismo.

E antropomorfi, che significa "in forma di uomo" erano anche gli dèi greci, in tutto simili agli uomini nell'aspetto. Inoltre, la religione greca era politeista, ossia onorava molti dèi, a differenza della religione ebraica e di quella cristiana. Queste sono monoteiste, perché i loro seguaci credono in un unico Dio, un Essere sublime che si manifesta all'uomo solo attraverso la rivelazione.

La mitologia greca, narrata nelle pagine seguenti, è una felice fusione fra il pensiero antropomorfo e quello animistico. E nei grandi poeti dell'antichità greca (Omero, Esìodo, Eschilo) troviamo unite le due visioni. Nelle loro opere, gli dèi sono accessibili e familiari ai mortali, ma conservano il dominio sul mondo e la potenza formidabile che veniva attribuita alle forze della natura.

La mitologia greca è geniale e facilmente comprensibile. È come un giornale, sul quale appaiono di volta in volta notizie liete e notizie drammatiche. L'argomento di questo giornale primitivo inizia con le vertigini del Caos e termina con le feste della vendemmia, s'innalza fin sulla cima dell'Olimpo, sede degli dèi, e sprofonda nel buio dell'Erebo, ci fa ridere con lo scherzo giocato a re Mida e subito dopo ci commuove con Orfeo e la sua cetra. È il riflesso della vita stessa, intreccio di gioia e di dolore.

E in veste di quotidiano è concepito questo libro, che presenta i vari miti come fossero notizie di cronaca. I singoli episodi sono preceduti, infatti, da titoli che richiamano quelli di un giornale di oggi. Titoli spesso spiritosi, nell'intento di sdrammatizzare le vicende che vi sono esposte.

In questo modo ho cercato di rendere più attuale e familiare a voi ragazzi la mitologia. Un'affascinante avventura: antica perché risale a tempi lontani, ma sempre nuova per i sentimenti che stanno alla base delle sue storie.

Nonostante quello che si potrebbe pensare, la mitologia è ancora viva e presente in mezzo a noi.

Tanto per citare due esempi, i nomi dei giorni della settimana e quelli dei principali pianeti ricordano altrettante divinità. E poi: quadri e statue, poesie, modi di dire, opere musicali, racconti, film, fumetti, cartoni animati, vocaboli, luoghi geografici, persino il mondo dello sport, parlano quotidianamente il linguaggio della mitologia.

Mi auguro che questo libro vi aiuti a decifrare in modo più corretto tutti questi messaggi.

Buon mito a tutti!

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