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Storia popolare della
città di Sassari
(e dintorni)
di Francesco Enna | Pino Pomata
Presentazione
È con vero piacere che
presento questa Storia popolare della città di Sassari di Francesco Enna
e Pino Pomata; gli autori sono riusciti a realizzare un’opera davvero
interessante che concilia la rigorosità delle fonti storiche che riguardano la
nostra città alla fluidità e semplicità dello scrivere, coinvolgendo il lettore
in un percorso in cui si sente partecipe dello scorrere del tempo.
Per questo motivo, un libro nato per avvicinare i giovani alla storia di
Sassari, si tramuta in uno strumento utile a tutti coloro che vogliono sapere
qualcosa in più sulla nostra città ma che preferiscono uno stile giovane e
colloquiale che aiuta a capire meglio la storia e ad assimilare con maggiore
facilità il susseguirsi degli eventi che hanno caratterizzato, nei secoli, i
cambiamenti di Sassari e del suo hinterland.
È un racconto storico scritto con lo sguardo sul presente e già proiettato verso
il futuro per far cogliere, soprattutto ai giovani, da dove veniamo ma anche
dove siamo diretti, quale sia lo sviluppo della città e il ruolo che ognuno di
noi può e deve avere per far crescere Sassari e non farle mai perdere quel ruolo
di capoluogo che la deve contraddistinguere.
Quest’opera, proprio per lo stile che la caratterizza, ricoprirà un ruolo
importante per tessere una rete ancora più fitta tra la città e i suoi abitanti,
arrivando a incuriosire e appassionare soprattutto i ragazzi e magari coloro
che, fino ad oggi, aspettavano che qualcuno dipingesse con colori vivaci e
chiari la nostra storia.
Gianfranco Ganau
Sindaco di Sassari
Raccontare la città, gli uomini che l’hanno vissuta, la sua cultura, i monumenti
e i luoghi, i suoi sogni, la sua storia, non è una cosa semplice e descriverla
ai giovani è ancora più difficile. La città e la sua storia bisogna saperla
raccontare.
Questa Storia popolare della città di Sassari presenta pagine ricche di
notizie, di fatti ed avvenimenti, di curiosità che offrono al lettore, in
un’ottica originale, la storia della città, il suo forte legame alla terra, «i
campi, gli orti e gli oliveti dei contadini sassaresi, dove gli ortaggi
germogliavano tutto l’anno e le lattughe di allora erano così grandi che si
potevano afferrare solo con due braccia», il suo forte senso identitario
dell’appartenenza al luogo.
È un raccontare la storia, la ricerca delle proprie radici che ti coinvolge e
che ti appassiona diventando così strumento originale di educazione civica per
le nuove generazioni e riscoperta dell’essere cittadini da parte dei sassaresi
che più giovani non sono.
Il libro giunge sino ai nostri giorni, colmando così una lacuna dei molti libri
di storia sulla città e propone anche i personaggi e gli uomini che hanno
contribuito a rendere Sassari illustre. Descrive anche gli uomini che l’hanno
rappresentata nelle istituzioni locali quali la Provincia e il Comune offrendo
un excursus a molti sconosciuto.
Racconta di una città che la modernità ha cambiato profondamente: nella sua
geografia, nell’economia, nella gente che la abita. Una città che da un po’ di
tempo fatica a ritrovare un ruolo che tanti cambiamenti hanno messo in
discussione.
Franco Enna mi ha chiesto di accompagnarlo per un piccolo tratto nella sua
passeggiata lungo la storia più recente di Sassari. L’ho fatto con piacere e con
la passione che mi hanno saputo risvegliare le pagine del libro che oggi viene
consegnato ai giovani e meno giovani cittadini, e ai non sassaresi che potranno
apprezzarlo come una documentata e divertente guida alla scoperta di una città
di provincia vivace, arguta, che ha contribuito a fare la storia nazionale.
Franco Borghetto
Ex Sindaco di Sassari
Prefazione
Chi
pensa che sia impossibile raccontare e attraversare la storia con leggerezza, si
sbaglia. Ve ne accorgerete leggendo questo libro, bello, divertente e
istruttivo. I passaggi fondamentali ci sono tutti, dalla preistoria ai nuragici,
dai fenici ai romani, ai vandali (per la verità, assai maltrattati) ai sindaci
contemporanei (maltrattati un po’ meno). Ricostruzione della memoria
fondamentale, perché la nostra città non continui a pensare, per la sua storia,
solo alla ponderosa (pur sempre fondamentale) Sassari di Enrico Costa.
Ma la Sassari che qua viene descritta non è notarile, la sua storia ha il ritmo
del racconto: anzi, di tanti racconti, magari de foghile. Ed è un
esperimento affascinante, perché il racconto mette assieme la fiaba e la storia,
nutrendo l’una dell’altra. Il risultato è una scrittura che ci accompagna come
una brezza, naturalmente più aerea nelle antichità, più calda nell’avvicinarsi
ai nostri giorni. E siccome la navigazione lungo la storia è anche soggettiva mi
indirizzerò verso fatti, suggestioni e personaggi che – cittadino di oggi e
studioso dell’archè – mi hanno colpito.
Ho pensato ad esempio che il piede di Zeus (credo fosse il sinistro) dovette
posarsi con molta forza per salvare l’isola, tanto da formare un callo – o forse
un durone, più confacente al racconto della ciliegia – proprio nella posizione
che sarà di Sassari. Un callo che a volte ostacola e altre volte protegge a suo
modo il piede determinando l’impronta.
Ancora: che ne è stata dell’acqua chiara primitiva, l’Eba Giara? Dicono che sia
diventata piena di colibatteri, che non sia più un bene comune. Certamente la
paghiamo cara, fra bollette, depuratori e produttori di acque minerali.
Prepariamoci all’aria.
E poi, mi piacerebbe portare un bel caffè doppio ad Antoni Craccassoni e Maria
Mangroffa: ammetto che i loro sforzi ci hanno regalato diecimila nuraghi e
persino un sito UNESCO come Barumini, però adesso hanno dormito un po’ troppo.
Ora che Renato Soru ha bloccato il cemento lungo le coste, potrebbero
svegliarsi: intanto per sistemare qualcosa che non va, e poi per dire al nostro
governatore di non vendere ai Fenici le antiche miniere di rame nuragiche.
Il passato, ancora timidamente ma con più consapevolezza, riemerge nelle strade
e nelle piazze della nostra città. Nel libro la ricucitura è attenta, nonostante
molti pezzi siano ancora sepolti, tanti scomparsi e diversi abbandonati: se i
sassaresi non avessero distrutto tanta memoria, fra la seconda metà
dell’Ottocento sino a tutti gli anni Sessanta del secolo scorso, e ancora dopo,
il lungo racconto sarebbe stato ancora più appassionante. Gli autori lo sanno,
ma con saggezza sassarese compongono il conflitto fra la rosa, il cavolo e la
cariasgia. Se è vero che le cose riemergono, e la straordinaria
mobilitazione dei cittadini per il risorto Castello sembra volere un
cambiamento, anche gli archeologi – che sono, pur se qualcuno ne dubita,
cittadini contemporanei – sanno che la memoria ritrovata sarà più tenace se
saprà comporsi entro spazi urbani da vivere (da soli, con amici, innamorati, in
famiglia) nella piccola e ora più nobile piazza.
Franco Borghetto, che mi precede nell’onore di fare da ambasciatore allo
scritto, ricorderà, quando era sindaco, il ritrovamento della grotticella
funeraria di via Besta, sinora il segno più antico di frequentazione umana della
futura Sassari: gli inumati, scambiati inizialmente per morti dei primi del
Novecento e celermente benedetti da un parroco, si rivelarono della cultura
tardo-neolitica di Ozieri e grandi mangiatori di lumache. Borghetto, con la sua
immediata sensibilità ai fatti culturali, pensò bene e rapidamente di
dichiararla Monumento Nazionale: ma oggi in quella via non si coglie la traccia
di questa antica memoria. Per strappare il possibile pozzo di Rena al parcheggio
dell’Emiciclo c’è voluta un po’ di insistenza. E sappiamo che molta altra ce ne
vorrà, come per il Castello, sotterraneo antico che potrà costituire una grande
ricchezza culturale ed economica per la città e il suo centro storico.
E ora che i saperi e le risorse per essere storia e non museo lungo strade,
slarghi, vicoli, discese e cantine, o in quel che resta dei verdi dintorni e
degli antichi abitati medievali, che l’idea della città come bene comune gira,
che anche gli amministratori più tenaci ammettono che le antichità fanno bene e
non male a una città, restano poche scuse. E, dopo questo piacevolissimo e dotto
libro, forse nessuna.
Marcello Madau
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