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Storie di
Genova
di Michelangelo Dolcino
Curiosità genovesi del '700
– “Serenissimi signori. In vicinanza di
Banchi v’è un forastiero che fa vedere una tigre. I giorni passati è stata al
rischio di fuggire per la poca attenzione dei custodi... Considerate se sia
conveniente che simili sorte di bestie debbano lungamente fermarsi in città”.
– “Serenissimi signori. Non ostante le antiche proibizioni, si è introdotto il
gioco della ‘Lippa’ nelle strade più frequentate della città... Impetuosamente
suol colpire o le persone, o i vetri, o le lampade, e in uno stesso tempo o da
chi vince o da chi perde si scagliano urli di bestemmie con pubblico scandalo...
Si degnino di rinnovare le proibizioni di un gioco che porta seco funeste
conseguenze”.
Questi sopra riportati sono due esempi di denunce anonime alle autorità, secondo
un sistema largamente diffuso a Genova nei secoli scorsi. Comportamento
scorretto di concittadini, proposte di migliorie nei campi più diversi, critiche
al governo stesso e mille altre cose costituivano l’argomento dei “biglietti dei
calici”, come venivano chiamati. In essi si rispecchiano tutti i grandi fatti
del passato, e nel loro insieme rappresentano una esauriente storia della nostra
città. Coi fatti sono però sgusciati sino a noi anche i fatterelli, come si è
visto in principio, e noi vogliamo occuparci soltanto di questi, riferendo
alcune denunce più curiose.
È per merito di un paio di biglietti, tanto per cominciare, che apprendiamo
l’esistenza di una temibile banda di ladri di cappelli, operante a Genova nel
1784. Danneggiati erano di preferenza i servitori che conducevano le portantine.
I malfattori, giovandosi del fatto che i poveretti avevano entrambe le mani
occupate sulle stanghe, sfilavano con disinvoltura i cappelli dalle teste,
dandosela poi a gambe. Ovviamente la portantina, propria di personaggi
importanti, non poteva esser lasciata cadere di botto; e prima che il derubato
fosse in grado di correre all’inseguimento, il ladro era sparito nella rete dei
vicoli... Fatti come questo si ripeterono per mesi, in Campetto e a Banchi.
Rimanendo ancora in materia di codice penale, vogliamo raccontare un caso di
contrabbando collettivo protrattosi per anni e puntualmente denunciato da alcuni
zelanti. Vi era in estate l’abitudine di organizzare degli spettacoli serali in
un teatro dello Zerbino; e perché non fossero riservati ai villeggianti dei
dintorni, ma tutti i genovesi ne potessero godere, si lasciavano le porte
cittadine aperte sino a tarda ora, contrariamente alle abitudini... Col
risultato che moltissima gente ritornava a casa nascondendo sulla persona seta,
tabacco e altre cose, in barba al dazio, con la complicità della ressa e delle
tenebre. Gli anonimi scriventi chiedevano che tali spettacoli fossero aboliti o
spostati ad ore più propizie a un controllo, ma i senatori, solitamente tanto
ligi agl’interessi della repubblica, in quell’occasione preferirono ignorare la
denuncia: pochi di essi, infatti, disertarono il simpatico teatro...
Anche le autorità militari ricevevano le loro brave proteste. Una di queste, del
1780, è specialmente importante, perché testimonia dello sfacelo raggiunto
dall’esercito genovese a pochi anni dalla caduta dello stato: i reggimenti
acquartierati – secondo il vibrante biglietto – sarebbero stati brulicanti di
ragazzetti e persino di poppanti... Il che è sufficiente a darci un quadro della
promiscuità, della sciatteria dei reparti.
Un altro biglietto che conviene citare è quello a cui spetta di diritto la palma
della sospettosità. Ne fu probabilmente autore un abitante di Novi Ligure,
giacché la sua collera è dovuta alla numerazione delle case eseguita in questa
cittadina: “Chi dunque si arroga la facoltà di fare tale invenzione e
numerazione? Quale ne può essere l’oggetto? Le Vostre Signorie Serenissime ne
prendano cognizione, perché può causare dei disordini!”.
Fortunatamente ai Senatori pervenivano qualche volta lettere più utili della
precedente; tale fu il caso della denuncia anonima nei confronti del Capitano
Michelangelo Massolli, che nel 1781 aveva trovato vicino a Levanto “un minerale
detto manganese, atto alla fabbricazione dei cristalli”, e che alla chetichella
s’era premurato di mandarne a Livorno due primi bastimenti. Le autorità
dimostrarono in questa occasione gran fretta e decisione, e il capitano poté
dirsi fortunato se riuscì a occupare il posto di sovraintendente alle cave...
I biglietti dei calici possono essere vagamente paragonati alle “lettere al
Direttore” dei nostri giornali; e se gli autori non vedevano stampati i loro più
o meno torniti periodi, in compenso il Direttore in questione era addirittura il
Senato della Repubblica.
16 settembre 1960
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