I sussurri dell'anima
 
di Enrico Popolo
 

Nota dell'autore

I Sussurri dell’Anima è un romanzo che invita il lettore a compiere un primo significativo passo verso l’apertura a ricevere e conoscere. I nostri occhi cercano sempre nuove realtà, ed i nostri sensi naturalmente aspirano alla percezione di nuove impressioni; per questo il libro diffonde un importante messaggio: esiste una dimensione ben più grande e più straordinaria di quella che le persone chiamano quotidianamente “realtà”. Essa scorre contemporaneamente al nostro tempo, e ci coinvolge nostro malgrado nelle sue eteree considerazioni di fatalità e destino.
L’uomo non è abbandonato alla sua umana imperfezione, ma è continuamente guidato ed assistito da chi con amore offre senza chiedere, ed accompagna silente i suoi passi nella direzione della sua salute spirituale.
L’anima esiste, nei racconti ciò viene ampiamente dimostrato, ma è vivere l’esperienza dell’anima la massima energia divina che l’essere umano può sperimentare. I protagonisti delle diverse storie contenute nell’opera, incontrando alcuni messaggeri spirituali, sperimentano l’immanenza del divino: dopo quel contatto, non una sola particella del loro essere potrà più regredire allo stadio primordiale della mera materia, poiché la luce di una sconosciuta perfezione illuminerà per loro nuovi sentieri del procedere.
Nei Sussurri dell’Anima troverete quattro racconti in cui la simbologia diffonde un differente messaggio. Se apprezzato singolarmente, ogni racconto è una storia a se stante che contiene al suo interno un “sussurro” diverso, poiché diversa è la fonte ispiratrice che li comunica... ma se saranno considerati nel loro insieme, allora il libro assumerà la sua vera proporzione di opera unica, logica e ricca di un messaggio animistico profondo.
Il linguaggio a tratti utilizzato non è il linguaggio della mente e nemmeno quello del cuore, perché il sussurro proviene dall’anima e si rivolge all’anima. Il tempo e lo spazio si inchinano alla sua eternità, facendosi da parte per consentirgli di travalicare le loro leggi di umana necessità. Il significato dello spirito non può che scaturire dallo spirito, abbattendo ogni resistenza di coloro che sono convinti che solo con la razionalità si affrontano le intemperie della vita.
Nel romanzo il Tempo mostra il suo divino custode e con il suo permesso Egli rivela parte dei suoi segreti. Per fare ciò si ferma ineluttabilmente a spiegare se stesso, quasi a scusarsi per la sua spietata crudezza, per la ferrea intransigenza delle sue leggi e per la sua inopponibile esigenza di avanzare e mai retrocedere.
La spiegazione del tempo è costata molto all’autore, perché nel fermarsi a considerare i suoi principi, ha dovuto necessariamente considerare se stesso. Non è facile osservarsi attraverso i riflessi distorti delle vitree curve della clessidra: è quasi come osservare un sé negativo, che pur essendo la fonte da cui scaturisce l’immagine, contiene l’ombra e non la luce della nostra essenza.
Viaggiando lungo i suoi principi di eternità, all’autore è stato permesso di scorgere alcune verità, semplici e terribili allo stesso tempo, che ha dovuto scrivere dimenticandosi di sé. Il percorso del simbolo lo ha condotto anche al di sopra del suo sapere, della sua formazione culturale, della sua concezione religiosa. Solo così la spirale dell’eterna conoscenza ha dissolto le sue nebbie, permettendogli l’incontro con coloro che volevano istruirlo e chiedevano attenzione. Ha conosciuto così Nadjra, una bambina dagli occhi piangenti, che gli ha insegnato il principio della vera salute, quella spirituale, che proviene dalla divina scintilla della nostra anima. Ciò che l’autore ha scritto non è che una minima parte di ciò che gli è stato “sussurrato”, ma ha dovuto necessariamente tenere conto anche di coloro che avrebbero letto. Così la bambina piangente ha sorriso un pochino, compatendo la sua logica umana di previsione e programmazione.
Ma di questa scelta, io, l’autore, sono contento.
Le sue parole, quali divini sussurri, sono penetrate come lame nella struttura del mio sapere, modificando radicalmente la mia precedente concezione di salute e malattia. Il suo insegnamento mi è costato più di tutti gli altri, perché per settimane la figlia del deserto mi ha portato a spasso tra le sabbie mutevoli della sua arida terra, quasi per distrarmi in attesa della mia completa propensione ad accogliere il messaggio intriso della sua divina scienza di guarigione. Quando il racconto è terminato, allora, e solo allora, mettendo insieme i frammenti sparsi del suo sussurrare, ho compreso fino in fondo ciò che lei voleva dire.
E mi è piaciuto.
L’epilogo della sua storia ha rispettato pienamente il mio desiderio di dire meno di ciò che avevo udito, e Nadjra ha accettato con soprannaturale saggezza la sorte che avevo deciso di destinarle.
Oggi il suo sussurro è ancora presente in me, a suggerirmi e a correggermi quando dimentico che a volte la degenerazione della salute richiede una visione spirituale dell’essere umano.
Ecco perché l’opera deve essere considerata nel suo insieme, perché l’insieme è l’esperienza dell’autore, cresciuto con i sussurri che lo hanno adottato e mai più abbandonato, fino a renderlo consapevole del motivo del suo esistere. L’immanenza del Divino in tal modo si manifesta in tutta la sua ineccepibile potenza, ed attraverso i suoi emissari ci ricorda chi siamo: i suoi figli.
Fatti non solo di carne e sangue quindi, ma anche di Anima e Spirito.
Se ascolteremo con le orecchie del mondo, udremo soltanto i suoni del mondo, ma se anche solo per pochi istanti fermeremo il rumoroso vorticare della giostra della vita, allora nuovi suoni giungeranno al nostro udire.
Quelli saranno i sussurri dell’anima.
Essa comunica incessantemente quanto ci è utile per avanzare, guidando con giustizia e saggezza ogni istante del nostro esistere; ma purtroppo noi non siamo abituati ad ascoltarla. In un mondo caotico ed assordante quale è il nostro, ogni suo sussurro si spegne nel rumore e non porta a compimento la sua missione di messaggero di infinito: cosicché molti utili suggerimenti svaniscono ad ogni istante, infrangendosi contro il muro delle nostre inconsapevoli sordità.
Tutti possiamo ascoltare i numerosi messaggi che insistenti bussano alle porte della nostra umanità, ma per farlo, è necessario vincere quanto si oppone al nostro desiderio di pace e di introspezione... non è facile. La vita dell’uomo è costellata di incombenti necessità che non possono attendere il tempo della nostra spiritualità, perché sopravvivere è più importante che occuparsi di qualcosa che non garantisce i bisogni primari; ed ecco che i racconti sono gli utili sussurri che portano a voi un grande messaggio:

“La vera vita è una sola, e la nostra missione è quella di percorrere l’unica strada per la quale siamo nati”.

Ci affanniamo per affermarci, per raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissi o che qualcuno ha pensato per noi, ma dimentichiamo che ognuno possiede una speciale dote che gli è stata concessa al momento della nascita. Quel dono è unico, ovvero appartiene solo a lui, ed è il talento che utilizzerà lungo il percorso della sua esistenza, per portare a compimento la sua missione.
Nella nostra immaginazione la parola “missione” indica qualcosa di pericoloso o di fantasmagorico, come salvare il pianeta o vincere eserciti armati di un semplice temperino, ma in realtà identifica il cammino nel quale ognuno di noi è chiamato a realizzare il proprio progetto di vita.

Nell’opera ho voluto sottolineare con decisione l’importanza della normalità, e di come questa, se vissuta seguendo la logica del proprio destino, sia più che sufficiente per soddisfare i più elevati desideri d’uomo. Nella leggenda personale di ognuno sono già contemplate l’avventura ed il mistero, e questo soltanto perché tutti noi, nessuno escluso, siamo protagonisti nostro malgrado di due eventi ai quali non possiamo sottrarci: la vita e la morte.
È il modo in cui interpretiamo la vita che ci differenzia gli uni dagli altri, ma è il coraggio con cui ci confrontiamo con la morte il sentimento che trasforma gli uomini semplici in eroi. Il Cielo però non segue le regole scritte dalla nostra umana imperfezione, poiché aderisce ad alcuni elevati principi che poco si confanno al nostro comune modello di perfezione e coraggio. Non abbiate quindi il timore di dover compiere mirabili imprese per essere grandi: non sempre i paladini acclamati in terra sono eletti eroi in Cielo. I nostri parametri di grandezza, seppur partoriti dalla più generosa fantasia d’uomo, sono ancora nulla rispetto al valore che alcune nostre semplici azioni hanno nelle sfere celesti.

Come nasce un “sussurro” e come arriva fino a noi?

Prima ho affermato che il sussurro si spegne nel rumore, e questo è il motivo per cui spesso non porta a compimento la sua missione di messaggero di infinito; ma non solo di silenzio ha bisogno, bensì anche di qualcuno che sia capace di ascoltare, e sia degno di accogliere e custodire quanto giunge fino a lui.
In verità ognuno di noi può ascoltare quei sussurri, basta solo credere al cuore e non alla mente, e predisporsi ad essi. Questo significa aprire la nostra intelligenza a nuove possibilità, e comprendere nella realtà di tutti i giorni, anche l’istinto e le regole non scritte del pensiero irrazionale.
Non abbiate paura dell’ignoto scorrere di tutte le forme di vita, siano esse reali o immaginarie!
Il confine che separa il sogno dalla realtà è incredibilmente sottile, anzi, direi che non esiste, in quanto fra le due antagoniste v’è un tacito accordo di reciproco scambio, che ci insegna a credere che l’illusione compenetra la realtà e quest’ultima è piacevolmente intrisa dell’illusione. Ma questo principio i bambini lo conoscono bene, perché quel “confine” lo varcano ogni giorno con estrema naturalezza, considerando scontato che è la fantasia e non la realtà la fonte della loro creatività.
Anche noi adulti però, se ripensiamo alla nostra infanzia, non possiamo non ricordare con piacevolezza i voli del nostro cuore nel grembo alato della fantasia: momenti nei quali le “sciocchezze” erano il presupposto sincero di una verità che apparteneva solo a noi, poiché noi soltanto potevamo capirla. A quell’età era normale esprimere le sensazioni che sgorgavano copiose dal segreto archivio della nostra creatività, e fantasticare era cosa di tutti i giorni e di tutte le notti, al pari della vita reale.
Pensandoci bene, la verità delle cose, intrisa della fantasia di un bambino, guadagna in bellezza e suscita sorrisi: un ferro da stiro diventa una locomotiva imponente e sbuffante, una scarpa vecchia la casa di simpatici animaletti, ed il prezioso cofanetto di cristallo, un labirinto di specchi entro cui è perduta una principessa da salvare. Tutta la vita, volendo, si anima di un’altra vita in essa contenuta... ma badate bene: è accuratamente nascosta agli occhi del cuore di chi ad essa non si abbandona!
Il vero segreto è quindi trovare l’anima in ogni cosa, poiché è proprio quella la vera vita da cercare. L’uomo vive grazie all’anima, e nella sua difficile evoluzione è a lei che anela... ma l’anima esprime se stessa con un linguaggio molto semplice e per udirlo bisogna diventare semplici. L’anima non parla, sussurra, e quindi, per comprendere il suo delicato messaggio, necessita di un orecchio attento e predisposto. Tutti i rumori si devono attenuare per aiutarci a capire l’unico suono che ci è utile per vivere la vita vera, quella nella quale l’illusione diventa speranza, e la realtà il campo entro il quale il nostro intimo desiderio di crescere trova la sua giustizia.
Il cuore bambino dell’uomo troverà così il coraggio perduto nell’adolescenza, e condurrà per mano la sua innocenza verso una più adulta consapevolezza di sé.
Questo percorso travalicherà il tempo, ripercorrendo le tappe che dall’infanzia giungono all’età matura, fino a guidare l’uomo-bambino alla soglia di una sconosciuta comprensione dei valori effettivi della vita: poiché solo trovando la sua anima completerà la sua ricerca, e potrà iniziare un nuovo cammino che lo porterà alla comunione con lo spirito.

Enrico Popolo


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