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Templari in Italia Premessa Lavorare alla storia dell’Ordine dei
Templari, attualmente, quando la pubblicistica in merito è oramai fornitissima
non può più essere un’opera agevole né semplicemente ricostruttiva. È necessario
fornire un elemento aggiuntivo, qualcosa che illumini il buio in cui l’Ordine è
precipitato o è stato fatto precipitare artatamente. Questo elemento illuminante
è figlio di una scintilla ispiratrice, a volte fulgida, a volte fioca,
incostante che a lungo ho atteso e sperato riapparisse a far luce sugli
innumerevoli fogli di appunti. Senza di essa, leggendo e rileggendo le mie carte
pesanti di inchiostro fitto, a lungo sono scivolato nel limbo di coloro che non
sono dannati, ma neppure assaporano l’odore di santità, ed ho vagato con le
anime dei Cavalieri del Tempio notti insonni e ossessionanti. Ma ciò che la
viscerale passione per la Storia medievale serbava per me meritava l’attesa. Il
lume agognato. Inquadrare i Templari come figli postumi dell’idea di crociata.
Quando l’Ordine fu pensato e istituito l’idea che li aveva generati era già
morta; sebbene fosse stata a lungo covata nelle pieghe del pensiero chiesastico
ebbe il suo apogeo tra i pontificati di Gregorio VII e Urbano II, per poi
dileguarsi forse ancor prima della presa di Gerusalemme da parte dei crociati:
vent’anni prima della nascita e dell’ufficialità dell’Ordine. Mario Cennamo |