Templari in Italia
Un mistero tra santi guerrieri e demoni eretici
 
di Mario Cennamo
 

Premessa

Lavorare alla storia dell’Ordine dei Templari, attualmente, quando la pubblicistica in merito è oramai fornitissima non può più essere un’opera agevole né semplicemente ricostruttiva. È necessario fornire un elemento aggiuntivo, qualcosa che illumini il buio in cui l’Ordine è precipitato o è stato fatto precipitare artatamente. Questo elemento illuminante è figlio di una scintilla ispiratrice, a volte fulgida, a volte fioca, incostante che a lungo ho atteso e sperato riapparisse a far luce sugli innumerevoli fogli di appunti. Senza di essa, leggendo e rileggendo le mie carte pesanti di inchiostro fitto, a lungo sono scivolato nel limbo di coloro che non sono dannati, ma neppure assaporano l’odore di santità, ed ho vagato con le anime dei Cavalieri del Tempio notti insonni e ossessionanti. Ma ciò che la viscerale passione per la Storia medievale serbava per me meritava l’attesa. Il lume agognato. Inquadrare i Templari come figli postumi dell’idea di crociata. Quando l’Ordine fu pensato e istituito l’idea che li aveva generati era già morta; sebbene fosse stata a lungo covata nelle pieghe del pensiero chiesastico ebbe il suo apogeo tra i pontificati di Gregorio VII e Urbano II, per poi dileguarsi forse ancor prima della presa di Gerusalemme da parte dei crociati: vent’anni prima della nascita e dell’ufficialità dell’Ordine.
Ecco dunque i monaci cavalieri, membri avviluppati dal calore di una vocazione già estinta nelle coscienze collettive. Un apparente non senso, una corsa fideistico-integralista verso la morte dell’anima nel rogo dell’eresia, una Storia che inizia con la parola fine.
Per comunicare tale modello interpretativo ho scelto di utilizzare la traduzione delle fonti latine e francesi, onde consegnare al lettore pagine immediate e comprensibili, e ho sviluppato le informazioni riguardanti i Templari in Italia dei quali avevo già selezionato la ricca e splendida documentazione.
Quando è stato possibile ho inserito nella narrazione le “voci” dirette dei personaggi laddove esse siano giunte trascritte ai miei occhi.
Ciò che mi auguro, al di là di aver reso una chiave di lettura della storia dei Templari accattivante – per quanto sia stato nelle mie capacità – è di aver suscitato ulteriori interrogativi e possibili nuovi spiragli interpretativi.
La storia templare è come una tela di Leonardo: non si può osservarla senza esserne magneticamente attratti e sospinti a spiegarsene il fascino.

Mario Cennamo


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