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Toro come un romanzo di Michele Ruggiero | Stefano Tallia | Diego De Ponti
Premessa La storia del Torino è qualcosa di agrodolce e di visionario ad un tempo. Agrodolce lo è nel modo in cui sono alternate gioie e dolori; visionario lo è per come quelle gioie e quei dolori si sono sedimentati nei cuori dei tifosi granata. I quali sono donne e uomini singolari, che della nostalgia hanno fatto una bandiera di vita, ma non per una penuria di vittorie, che pure nessuno può negare, ma perché dalla nostalgia hanno ricavato uno stile unico, inconfondibile: lo stile Toro, appunto. Discutibile finché si vuole, a volte portatore di una visione della vita frustrante ed anche oggetto di feroci ironie, suscettibile di alcuni paradossi della conseguenza da lasciare interdetto anche il più disincantato dei suoi sostenitori, ma pur sempre un valore da cui ripartire in quei momenti drammatici che nella storia del Toro continuano stranamente a bilanciare quelli di autentica serenità. Ed è questo uno dei motivi per cui quella storia, che pur si deve accompagnare a date e a cifre come tutte le vicende di sport, si svela soltanto se ritrova il senso della passione e della sfida che dalle maglie granata il calcio dei sentimenti si è sempre abbondantemente nutrito. Per questo abbiamo scelto di raccontarla partita dopo partita, una dietro l’altra, per 101 anni consecutivi: l’età del Toro. Partite scelte con criteri assolutamente personali, e certamente discutibili, ma che al fischio finale, quello del 90° minuto, come recitava il titolo di un’indimenticabile trasmissione televisiva, rappresentano l’unico momento della verità che davvero conti per quegli undici giocatori che in campo hanno lottato come fossero un corpo solo, e per quel dodicesimo che in campo ci scende solo le proprie emozioni: il popolo granata. Una presenza forte e amica che insieme ad ogni calciatore ha contribuito a scrivere pagine indimenticabili di questa storia secolare. Le note finali sono dedicate alle persone che ci sono state accanto in questo racconto, alle quali abbiamo sottratto molto del tempo comune e che spesso abbiamo costretto ad ascoltarci, come se le nostre parole fossero nettare degli dei, con la scusa che ci si divertiva come bambini a rituffarci in un passato recente e non, che consideriamo anche nostro. Un ringraziamento particolare va a Mirko Ferretti, vecchia gloria granata degli anni Sessanta, per un decennio “secondo” di Gigi Radice, cui siamo debitori per alcune stimolanti “confidenze” ricevute e una parte delle immagini che formano la galleria di fotografie; a Luciano Mariatti, tifoso e custode di uno dei più ricchi archivi fotografici sulla storia del Toro, che ci ha ceduto gratuitamente il materiale utilizzato per gli inserti e per la copertina; ed al collega giornalista Nello Pacifico, per averci autorizzato ad utilizzare negli inserti alcune fotografie pubblicate nell’Agenda granata da lui curata assieme a Bruno Colombero. Gli autori Prefazione di Gianni Romeo Uno, dieci, cento, mille libri:
quanti ne sono fioriti intorno all’epopea granata? Non c’è club di calcio al
mondo, anche il più ricco di blasone e di storia – pensiamo all’Italia, ma anche
al Brasile o all’Inghilterra – che ispiri tanta letteratura di quantità e
qualità. Ma succede una cosa ancora più straordinaria attorno a questo miracolo
di scrittura. Una cosa unica, incredibile, magica che si ripete puntualmente
quando ci si accosta al nuovo romanzo. Si leggono poche righe, una pagina
rapida, e tanto basta perché il lettore venga preso dalla curiosità e
dall’emozione, come se fosse la prima volta. Come se non sapesse abbastanza,
questo insaziabile lettore, di Baloncieri e di Superga, di Meroni e di Pulici. |