|
Trame nere
I movimenti di destra in
Italia dal dopoguerra ad oggi
di Giuseppe Scaliati
Introduzione
Questo testo intende offrire al lettore
una vasta ed esaustiva panoramica della storia e composizione dei movimenti
della destra italiana dal dopoguerra ad oggi. La varietà delle sigle, dei
personaggi e delle riviste loro collegate è conseguenza della ramificata
diffusione nonché dell’eterogeneità della galassia dei movimenti neofascisti.
Già un anno e mezzo dopo la Liberazione d’Italia i superstiti del regime
fascista furono in grado di riorganizzarsi politicamente dando vita senza nessun
ostacolo – e violando esplicitamente la Costituzione italiana – ad un partito di
chiaro ed evidente richiamo alla Repubblica sociale italiana, denominato
Movimento sociale italiano.
Pur godendo di una rappresentanza parlamentare limitata, i neofascisti del MSI
ed i movimenti ad esso vicini hanno svolto, spesso in concomitanza, un ruolo di
primo piano in molte vicende, spesso oscure, della nostra Repubblica. Infatti, i
rapporti tra il MSI e i vari gruppi della destra estremista sono stati sempre
più o meno stretti, in quanto molti di questi movimenti potevano contare
sull’appoggio e sul finanziamento del partito. Anzi, spesso erano creati
all’interno del partito stesso da esponenti di spicco che militavano poi in
entrambi.
Non era raro quindi che il MSI svolgesse un ruolo di riferimento per
l’estremismo nero attraverso le sue organizzazioni collaterali, come il
sindacato CISNAL, e il più delle volte tramite le organizzazioni giovanili del
partito, come il FUAN e il Fronte della gioventù. Queste organizzazioni hanno
rappresentato, soprattutto nei cosiddetti “anni della tensione”, dei veri e
propri “contenitori” dell’eversione. Vi era quindi un legame molto stretto, da
parte dei militanti del MSI, tra militanza legale e quella sovversiva, attuata
in veste di suggeritori quando non addirittura di fomentatori attraverso le
varie organizzazioni in qualche modo collegate al partito.
La figura intellettuale che ha accompagnato la nascita e gli sviluppi dei
movimenti della destra dal dopoguerra ad oggi, in Italia come altrove, è
incarnata nella persona del barone filosofo Julius Evola, punto di riferimento
ideologico nelle cui idee nazionaliste impregnate di richiami storici e di
razzismo si sono riconosciuti personaggi, potenti e influenti anche negli
apparati dello Stato, come Rauti, Delle Chiaie, Borghese, Freda.
Oltre all’apporto teorico, i neofascisti hanno potuto contare su altri ben più
concreti sostegni, come quello dei servizi segreti italiani cosiddetti
“deviati”, di quelli greci sotto il regime dei colonnelli e di quelli americani,
in particolare della CIA, ma anche sul sostegno di apparati dello Stato come
l’Arma dei carabinieri e lo Stato maggiore della difesa. Il loro apporto alla
destra eversiva è stato importante soprattutto quando tali servizi “deviati”,
hanno proceduto a depistaggi e coperture di noti neofascisti implicati in
omicidi e stragi. Lo scopo della collaborazione era quello di fermare l’avanzata
politica delle sinistre instaurando un clima di tensione, attuato per mezzo di
attentati e stragi da attribuire agli avversari politici e di conseguenza fare
sorgere un desiderio d’ordine funzionale all’imposizione di una svolta
autoritaria da parte dello Stato.
Nell’ambito dello stesso progetto, negli anni ’70, un preziosissimo alleato dei
neofascisti fu Licio Gelli, a capo di una loggia massonica “deviata” denominata
Propaganda 2 (P2), destinata a raccogliere adepti tra personaggi illustri della
politica, membri del Consiglio superiore della magistratura, ufficiali
dell’esercito, imprenditori, tra i quali l’attuale premier Silvio Berlusconi, e
soprattutto molti neofascisti. Licio Gelli attraverso il finanziamento e la
strumentalizzazione di settori dell’estrema destra neofascista cercava,
attraverso una sorta di ricatto con vari tentativi di golpe di incidere sulle
scelte di politica nazionale.
Un apporto logistico non indifferente è stato inoltre fornito ai neofascisti
dall’organizzazione atlantica egemonizzata dagli USA, la NATO, in modo
particolare nel Nord-est della penisola, dove attraverso le sue basi poteva
meglio fornire il proprio supporto alla lotta alle sinistre. Il progetto
anticomunista americano ricalcava la cosiddetta “dottrina Truman”, che prevedeva
la guerra totale al comunismo, ortodossa nei confronti dell’Unione Sovietica e
non ortodossa nei confronti di quei paesi con una presenza comunista
potenzialmente in grado di modificare gli equilibri esistenti. In alcuni casi i
neofascisti reperivano finanziamenti per la loro attività tramite bande
criminali armate con le quali alcuni militanti dei gruppi eversivi
intrattenevano stretti rapporti.
Gli intrecci e le trame dei neofascisti e delle loro organizzazioni hanno avuto
luogo grazie all’indifferenza – ed a volte anche grazie alla complicità – del
partito italiano che ha dominato la scena politica italiana per oltre quarant’anni,
la Democrazia cristiana, che inoltre ha talvolta beneficiato dei voti degli
esponenti del MSI – desideroso di porsi come il suo principale interlocutore –
in Parlamento al fine di eleggere presidenti della Repubblica o per sostenere
governi monocolori traballanti. Infatti, nel 1957 i missini salvarono con i
propri voti il governo tripartitico DC-PSDI-PRI presieduto da Antonio Segni, poi
quello successivo di Adone Zoli (mediante un’astensione strategica), ed infine,
nel 1959 soccorsero ancora un gabinetto di Segni, che nel 1962 verrà eletto
presidente della Repubblica sempre con l’appoggio determinante dei missini.
Non minore importanza rivestono i legami che buona parte dei gruppi neofascisti
hanno sempre mantenuto con il mondo cattolico integralista, anche se non sono
mancate spinte verso una riscoperta delle radici pagane causata dalla
suggestione degli aspetti mistici ed esoterici del nazismo; oppure l’interesse,
mostrato dai neofascisti in modo particolare ai giorni nostri, verso il
fondamentalismo islamico e l’ateismo.
I legami tra la destra e i gruppi cattolici radicali, in nome del rifiuto del
“mondo moderno” e della “democrazia e dell’egualitarismo”, sono sempre stati
profondi, a partire dai FAR di Almirante ed Evola, dove i rapporti con il mondo
tradizionalista cattolico erano tenuti dal futuro dirigente missino e
devotissimo Fausto Gianfranceschi, fino ad arrivare ai giorni nostri dove
esponenti della destra di governo facenti capo ad Alleanza nazionale, sono
associati ad Alleanza cattolica, un’organizzazione cattolica integralista famosa
per le sue battaglie contro l’omosessualità e l’invasione islamica. Battaglie
che possono godere, oltre alla partecipazione di Alleanza cattolica ed Alleanza
nazionale, anche del sostegno e della stretta collaborazione della Lega Nord di
Umberto Bossi e di altre formazioni della destra extraparlamentare come Forza
nuova, Movimento sociale – fiamma tricolore ed il Fronte sociale nazionale.
Il rifiorire della destra si giova, oltre che del revisionismo storico,
soprattutto dei cospicui finanziamenti di cui questi gruppi riescono a disporre.
Inoltre, in ambito elettorale non è raro che riescano ad esercitare un peso non
indifferente a livello locale e di conseguenza a mettere sulla bilancia la loro
manciata di voti, che può assumere un potere determinante. La Casa delle libertà
guidata da Berlusconi, inoltre, annovera al suo interno gli eredi del partito
neofascista, oramai forza politica di enorme potere, Alleanza nazionale, che pur
avendo più volte rotto pubblicamente con il proprio passato, conserva ancora tra
le sue fila dirigenti nostalgici e protagonisti degli “anni di tensione” e non
disdegna frequenti contatti ed iniziative comuni con l’ultradestra e con il
mondo cattolico integralista.
L’organizzazione neofascista che oggi sta cercando di colmare il vuoto
determinato dalla svolta “democratica” di Alleanza nazionale, è Forza nuova.
Questo movimento è composto da un mix di naziskin, nostalgici, cattolici
tradizionalisti ed ex terroristi neri, e riesce a raccogliere consensi in
differenti classi sociali, con una varietà di adesioni che spazia dallo skinhead
all’universitario perbene, fino al disoccupato. Negli ultimi anni si sta
assistendo ad una sempre più influente penetrazione di Forza nuova all’interno
di alcuni gruppi ultras di tifosi di calcio, ma anche a una presa di posizione
in materia di globalizzazione con temi quasi del tutto identici a quelli dei
cosiddetti no-global.
Gli altri due maggiori gruppi dell’estrema destra, il Movimento sociale – Fiamma
tricolore fondato da Pino Rauti e il Fronte sociale nazionale dell’ex
avanguardista Adriano Tilgher, tra scontri fisici e contrasti ideologici, sono
riusciti a riavvicinarsi dopo i precedenti falliti tentativi. Alla nuova
alleanza, realizzata soprattutto in vista delle elezioni europee di giungo 2004,
partecipa oltre che il movimento Forza nuova, anche il neonato partito della
transfuga di Alleanza nazionale Alessandra Mussolini. Infatti, la nipote del
duce dopo una lunga e travagliata militanza – prima nel MSI e dopo in Alleanza
nazionale – in seguito a contrasti “ideologici” con Gianfranco Fini, ha deciso
di abbandonare il partito e partecipare attivamente al nuovo cartello elettorale
nazional-populista dell’estrema destra italiana.
Torna indietro
|
|