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La trappola Prefazione di Mario Berardi Il Mauriziano merita la “tenacia” giornalistica di Michele Ruggiero: dapprima Berlusconi, quindi il giudice di Torino gli hanno dato ragione. Quando lo “svuotamento” dello storico Ordine Mauriziano sembrava cosa fatta, il governo Berlusconi ha fatto ricorso alla Corte Costituzionale contro la legge regionale Ghigo (centro-destra contro se stesso); quindi la magistratura torinese ha presentato un altro ricorso alla Consulta contro la legge dello stesso governo Berlusconi, per una concreta ipotesi di incostituzionalità sulle modalità di smembramento dell’ente. Un bel “pasticciaccio” giuridico e politico, che rischia di rinviare… il futuro del Mauriziano al nuovo secolo, mentre la causa al Tar è scomparsa… tra le nebbie. È dunque giusta la tenacia di Michele Ruggiero nell’indagare senza limiti sulla crisi di un’istituzione prestigiosa, facendo parlare tutti, anche gli ultimi amministratori dell’ente, Emilia Bergoglio e Gian Paolo Zanetta. Perché la “confusione” della vicenda indica anzitutto una questione politica e riecheggia una pratica diffusa, a cominciare dalla Rai: lo spoil system o, se vogliamo, il medioevale “cuius regio, eius religio”, una pratica esasperata dal sistema maggioritario ma non ignorata nei tempi della Prima Repubblica. Le questioni giuridiche le affronterà, con la sua competenza, la Corte Costituzionale, ma sul piano politico e giornalistico appare evidente che il “trionfo” delle Molinette di Torino (il più grande complesso ospedaliero del Piemonte), il lancio di Candiolo, la contemporanea caduta del Mauriziano e dell’ospedale Valdese sono stati il risultato di precise scelte di politica sanitaria regionali. Per motivi diversi il Mauriziano e il Valdese non erano vicini al “sole”, come non lo è la Rai di Torino, anche per questo sacrificata all’asse Roma-Milano. Se un rilievo “politico” può “toccare” Bergoglio (scalfariana da sempre) e Zanetta (centrista sin nel midollo) è di non aver “abbandonato la nave” appena eletto il governo Berlusconi. Contavano sulla tutela giuridica dello Stato, ma questo nuovo maggioritario non consente illusioni. Pensavano che il prestigio plurisecolare del sabaudo Mauriziano avrebbe vinto sulle logiche “spartitorie”. Con il Matterellum chi vince, vince! E non era pensabile che il nuovo Presidente del Consiglio s’intenerisse di fronte ad una presidente “moderata”, ma amica politica di un suo acerrimo rivale. Anche per queste ragioni Michele Ruggiero fa bene ad insistere sul Mauriziano: per la qualità della salute, per il futuro di migliaia di professionisti, infermieri, lavoratori di prim’ordine; ma insieme per un principio: il “bene comune” viene prima degli interessi, pur legittimi, della lotta politica! Nei durissimi anni Settanta, quelli del terrorismo delle Br e di Prima linea, Berlinguer e Moro sostennero che non si può governare il Paese con il 50 per cento dei voti, ma che sia invece necessaria un’ampia adesione popolare. Il Mauriziano (e il Valdese) sono stati declassati, nonostante un giudizio positivo della comunità scientifica, dei medici, delle popolazioni interessate. È una questione che riguarda tutti, destra, sinistra, centro, perché la pratica della lottizzazione è… un brevetto sempre disponibile. Ma l’impegno di Michele Ruggiero significa anche che il Mauriziano (come il Valdese) non è ancora finito in serie C: ci sono margini di recupero, come dimostrano gli stessi ricorsi alla Consulta. Il Governo e la Regione debbono riaprire il cordoni della borsa. Dopo tanti discussi “condoni”, anche il Mauriziano, cittadella eccellente per la salute, può ben meritare una “sanatoria”, togliendo la palla agli azzeccagarbugli e affidandola finalmente ad una valutazione politica amministrativa super partes. Mario Berardi
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