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Triora
il paese delle streghe
Storia, itinerari, curiosità, gastronomia
di
Elisabetta Colombo | Ippolito
Edmondo Ferrario
Il territorio
Il borgo di Triora fa parte di quel
territorio che costituisce l’entroterra della Riviera dei Fiori e che è
caratterizzato, salendo dal mare, da fasce terrazzate e coltivate principalmente
a uliveto che accompagnano il viaggiatore fino alle più aspre montagne rocciose
dell’interno. Qui si trovano strette e tortuose valli, imponenti formazioni
calcaree e terreni ricoperti da sedimenti marini che risalgono a 55 milioni di
anni fa. L’entroterra della riviera è compreso tra due dorsali calcaree: quella
che segna il confine con la Francia, culminante nei monti Toraggio e
Pietravecchia, e quella orientale che arriva al monte Frontè.
In mezzo ci sono ben quattro bacini idrografici paralleli che vanno da nord a
sud e sui quali si aprono a pettine le numerose valli, più o meno ampie.
Uno di questi bacini è percorso dal torrente Argentina, lungo 36 km, la cui foce
si apre nella piana alluvionale di Taggia. Percorrendo questa valle si raggiunge
Triora, da dove si può proseguire per altri 10 km fino alle frazioni alpestri di
Realdo e Verdeggia.
La complessa morfologia del territorio che, seppur a poca distanza dal mare, è
anche a ridosso di una catena montuosa che lo chiude a nord separandolo dalla
pianura padana, ha significato grandi vantaggi climatici, che hanno avuto
ripercussioni anche sull’agricoltura del territorio, ma anche un duro isolamento
che ha portato le valli a un progressivo impoverimento e all’abbandono da parte
delle popolazioni.
Il connubio tra il clima marittimo e quello montano ha favorito lo sviluppo di
terrazzamenti coltivati a vigneti e ulivi che salendo diventano castagneti, poi
boschi di conifere e infine pascoli. In questo clima convivono specie animali e
botaniche di origine diversa, con alcune rarità. Sulle pendici del Toraggio vive
la colonia di camosci più meridionale delle Alpi e nidifica l’aquila reale,
mentre sotto gli uliveti la flora si manifesta con diverse specie di orchidee
selvatiche. In queste valli non è difficile vedere nella loro fioritura anemoni,
astri e nigritelle, per non parlare del Lilium Pomponium, un giglio dal
colore arancione che cresce spontaneamente; ma non è nemmeno difficile
incontrare cinghiali, volpi, lepri, scoiattoli e marmotte o veder volteggiare
rapaci come il biancone, il falco, il gheppio o il gufo.
Tutto ciò fa di questo territorio una grande ricchezza per gli studiosi, per gli
appassionati o per i semplici turisti: ricchezza ambientale, ma anche storica e
di tradizioni. Un patrimonio da scoprire in tutte le stagioni dell’anno, che
invoca la creazione di un parco naturale di cui si parla da decenni e che a
breve diventerà realtà.
Qui gli uliveti e i castagneti profumano di mare ed è proprio in questo
contrasto di odori, sapori e colori che la natura trionfa trecentosessantacinque
giorni all’anno offrendo lo spettacolo di paesaggi sempre diversi e sempre
unici.
Le valli Argentina e Armea conservano un fascino particolare: da un lato
l’imponente barriera montuosa del Saccarello che raggiunge i 2200 metri,
dall’altro il mare. In mezzo vallate e valli tortuose, borghi abbarbicati sulla
roccia, percorsi angusti ed ampi spazi soleggiati, formazioni geologiche di
estremo interesse dette a “flysch”, sedimenti marini composti di accumuli
stratificati di arenaria e ardesia. Ma anche rocce calcaree, che si aprono a
scenari straordinari con imponenti pareti verticali e grotte profonde.
Non serve essere appassionati o attenti conoscitori per godere delle meraviglie
di questo paesaggio, ma è certo che gli amanti del trekking troveranno qui un
vero paradiso con infiniti sentieri che percorrono, a varie altezze, queste
valli, consentendo di camminare a lungo immersi nella magica quiete della
montagna, eppure respirando la brezza marina; la vegetazione mediterranea si
inerpica infatti fino a un’altitudine di 1000 metri e oltre, penetrando in
profondità nelle valli.
L’alta valle, che durante l’estate offre temperature fresche e un gradevole
clima ventilato, in inverno, pur essendo in linea d’aria a pochi chilometri dal
mare, propone addirittura piste sciistiche nella stazione di Monesi di Triora.
Allo spettacolo della natura si aggiunge quello originato dalla cultura
dell’uomo: luoghi che evocano storie lontane, feste di antichissima origine
legate al mondo agricolo e pastorale, rievocazioni storiche in costume,
emozionanti riti religiosi accompagnati da cori. E ancora cibi e sapori nella
loro antica genuinità. È il rispetto della tradizione che si trasforma in
qualità della vita. Qui l’agricoltore, con ingegno e paziente fatica, conquistò
suolo coltivabile lungo i fianchi della montagna costruendo i noti
terrazzamenti, sostenuti da muri a secco, che rappresentano una delle
inconfondibili caratteristiche della zona.
Vite e ortaggi da sempre hanno costituito un’importante forma di sostentamento
nell’economia familiare. Le castagne raccolte e conservate per l’inverno, il
latte, i fichi furono per lungo tempo fonte primaria di alimentazione. La
pastorizia, un tempo risorsa economica importante della zona, è oggi ridotta a
poche greggi e a qualche mandria. Sono però sempre ricercati burro, formaggi e
il piccante “bruzzu” di Triora, come preziosità gastronomiche dell’alta valle.
La coltura dell’oliva taggiasca, come in passato, è ancora diffusa nelle medie
valli. Ceriana e Badalucco sono note come importanti centri di produzione
dell’olio extravergine di oliva, con commercializzazione del prodotto anche
oltreoceano, insieme ad una grande varietà di prodotti gastronomici collegati,
come olive in salamoia, pasta di olive, specialità diverse sott’olio.
Un patrimonio complesso che finalmente, dopo i decenni dell’abbandono, viene
pian piano riscoperto e rivalutato come un’inestimabile ricchezza.
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