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Uno di loro
Adolescenza e Sindrome di
Asperger
a cura di Fabrizia Bugini e Laura Imbimbo
Gruppo Asperger Onlus
Capitolo 1
Come è fatto un ragazzo Asperger?
CAPACITÀ COGNITIVE
Intelligenza
I soggetti AS hanno normalmente un quoziente d’intelligenza nella media o
superiore alla media.
Perché allora si presentano problemi scolastici per individui con intelligenza
normale o superiore alla norma?
Se non si comprendono le caratteristiche particolari della Sindrome di Asperger,
si può pensare che il QI sia il criterio migliore per determinare le possibilità
di successo scolastico. Quindi risulta difficile spiegarsi perché un ragazzo con
intelligenza “normale” abbia problemi a fare i compiti a casa, diventi
incredibilmente ansioso per un cambiamento nei programmi scolastici oppure non
riesca ad eseguire compiti che comportino il coinvolgimento di più capacità.
Maturità
Il livello di maturità emotiva di un adolescente Asperger è significativamente
al di sotto di quella che ci si aspetterebbe dalla sua età anagrafica.
La maturità di un individuo è spesso determinata dal suo comportamento nel
contesto sociale. Per essere socialmente adeguati bisogna essere in grado di
percepire e decodificare messaggi non verbali che possono esprimere (al di là
dei messaggi verbali) gioia, noia, timore, sorpresa. Uno sbadiglio, un sorriso,
un sopracciglio alzato, sono tutti messaggi non verbali che ci aiutano a
comprendere lo stato d’animo del nostro interlocutore. Dobbiamo essere il più
possibile coscienti del nostro stato d’animo e di quello degli altri. Inoltre,
la maturità implica, specie nell’adolescenza, sapersi adeguare al comportamento
e alle aspettative del gruppo dei “pari”.
Queste regole non scritte del vivere sociale sono estremamente difficili da
comprendere e da imparare per un ragazzo AS, che il più delle volte appare
“sciocco” o “naïf”. Egli non riesce a comprendere i codici “sottintesi” del suo
gruppo di pari e quindi non riesce ad inserirsi.
I loro “interessi speciali” inoltre, a volte, li identificano come infantili.
L’ossessione per i Pokemon, perfettamente normale alle elementari, non è
considerata appropriata tra i teenager.
Memoria
La capacità di imparare a memoria vari e diversi argomenti, comune a molti
Asperger, può costituire spesso un vantaggio scolastico. Questa capacità spesso
li rende “popolari” nei quiz di geografia, di storia o di scienze, dove possono
far valere il loro vasto bagaglio di dati e informazioni, ricordando
perfettamente città o animali o parti del corpo umano.
Ma questa capacità può essere fraintesa. Dà l’impressione che il ragazzo
comprenda i concetti che sono “dietro” le informazioni. In realtà non sempre è
così. È tipico degli Asperger memorizzare da un testo o da una conversazione
certe parole o certe frasi che li affascinano per qualche motivo e usarle in un
modo così “competente” che spesso può essere confuso con la “comprensione”.
E così uno studente AS è capace di rispondere ad un questionario a scelta
multipla o a delle domande precise su un brano letto, ma non è in grado di
comprenderne il “succo”.
La memoria (a volte eccezionale) dei ragazzi AS, induce inoltre la falsa
impressione che essi possano “sempre” ricordare fatti e informazioni. In realtà,
spesso, uno studente AS non riesce a richiamare alla mente un’informazione (che
pure ha “immagazzinato”) se non gli viene fornito uno spunto come
“suggerimento”. Se, studiando la storia, ha conservato delle informazioni nella
cartella mentale “Napoleone”, non risponderà alle domande che parlano di “Un
imperatore corso” se non gli si dice che la cartella dove andare a cercare è
quella di Napoleone.
Deficit nella “teoria della mente”
Il modo in cui gli AS vedono il mondo e interpretano gli eventi, spesso
differisce da quello dei loro coetanei e degli insegnanti.
I loro coetanei tendono a credere che gli altri sappiano cosa essi stanno
pensando in una certa situazione e che quindi non hanno bisogno di spiegare le
cose nel dettaglio per essere capiti.
Franco e Alfredo sono due ragazzi neurotipici. Entrambi stanno cominciando le
scuole superiori. Si vedono per la prima volta all’inizio dell’anno scolastico.
Dopo qualche giorno Franco chiede ad Alfredo “Dove abiti?”. Quest’ultimo “sa”
che questa domanda vuol dire “Veniamo a scuola insieme? Possiamo vederci nel
tempo libero? Vogliamo provare ad essere amici?”. E, supponendo che voglia
essere amico di Franco, cercherà di rispondere adeguatamente. Se scopriranno di
abitare lontani, cercheranno insieme altri metodi per vedersi, si scambieranno i
numeri di telefono e così via.
L’abilità di cogliere queste supposizioni e agire di conseguenza è riferibile
alla c.d. “Teoria della mente”. Cumine, Leach e Stevenson (1998) definiscono
teoria della mente “la capacità di pensare sul pensiero degli altri e, in più,
di pensare su cosa gli altri pensano sui nostri pensieri. Ancora, è la capacità
di pensare cosa essi pensano sui nostri pensieri e così via”.
Quest’abilità scarseggia negli AS e ciò può diventare particolarmente
problematico durante l’adolescenza. Quando una persona “normale” parla con
qualcuno, cerca di leggere nella sua mente per scoprire se è interessata
all’argomento di conversazione. Questa “lettura del pensiero” comprende la
capacità di interpretare le espressioni facciali, la postura del corpo e il tono
di voce usato, per aiutare a determinare se c’è interesse dell’interlocutore, se
è d’accordo, se è contrariato e così via.
Se Franco avesse fatto la stessa domanda a Renato, un ragazzo AS, egli,
probabilmente avrebbe risposto “Abito in via Tal dei Tali, numero X”. Punto e
basta. Renato sarebbe desideroso di avere nuovi amici, ma non “sa” che cosa vuol
veramente dire “Dove abiti?”.
Gli adolescenti, in genere, si reputano maestri di sagacia. Spesso appaiono
freddi e distaccati, quando in realtà sono eccitati e affascinati. Un cenno
impercettibile può essere usato per salutare un compagno. Tra loro esistono dei
codici particolari, verbali e non verbali.
Per un ragazzo AS, che non apprende istintivamente questi codici, è anche
difficile impararli razionalmente. Questi linguaggi richiedono una buona dose di
“furbizia” e “doppiezza”, doti di cui gli AS sono completamente privi. Un tipo
di saluto sbagliato, un comportamento ritenuto inadeguato, possono provocare una
condanna sociale da parte del gruppo difficile da superare.
Ma non è solo l’interazione con i coetanei che richiede le capacità relative
alla “teoria della mente”. Anche gli insegnanti spesso richiedono che i ragazzi
comprendano le loro richieste “implicite”.
La professoressa d’italiano ha assegnato un tema dal titolo “Leggo oggi sul
giornale”. Maria, una ragazza AS, con la passione per il cinema, scrive che ha
letto proprio quella mattina che è in programmazione nelle sale il nuovo film
del suo attore preferito e scrive lungamente di questo. La professoressa, dopo
la lettura del tema, le dice che non è “classificabile”, perché non era “questo
quello che intendeva”.
Pietro non riesce a riconoscere, come i suoi compagni, i momenti in cui
l’insegnante di lettere, un tipo piuttosto brillante e amato dai ragazzi, “fa
sul serio” e quelli in cui è disposto ad una certa tolleranza. Ciò lo porta ad
essere molte volte ripreso quando meno se l’aspetta.
Funzioni esecutive
Gli adolescenti AS hanno spesso problemi con le funzioni esecutive. Sono
impacciati nella pianificazione, nell’organizzazione, nel dover svolgere compiti
diversi contemporaneamente, nel dover spostare rapidamente l’attenzione da un
argomento ad un altro.
In molte scuole medie, inferiori e superiori, lo svolgimento del programma
prevede diverse fasi diluite nel tempo. La spiegazione in classe, l’assegnazione
di compiti a casa (lettura e studio di lunghe parte di testi, ricerche, schemi)
e, infine, i momenti di verifica (l’interrogazione e il compito scritto).
È richiesto quindi agli studenti di valutare i carichi di lavoro delle diverse
materie, di darsi delle scadenze, di stabilire delle priorità. A queste abilità
“ufficiali” si aggiungono quelle “ufficiose”, come, per esempio, distinguere le
materie più “importanti” o individuare gli argomenti preferiti dai professori.
Per uno studente AS è spesso difficile confrontarsi con un impegno così
complesso. Non sa dividere i suoi compiti in parti “gestibili”, si scoraggia di
fronte a lunghi testi da imparare, confonde le scadenze importanti e quelle
trascurabili, perdendo tempo prezioso. Tutto, così, diventa “confuso” e
“lontano” ed egli si sente impotente e incapace di portare a termine i propri
impegni.
Organizzare una “ricerca”, reperendo le informazioni e scegliendo tra di esse
quelle importanti, è un compito a volte estremamente difficile per uno studente
AS.
A Giulio è stata assegnata una ricerca su un pittore, che doveva comprendere
anche l’esame di un dipinto di cui doveva essere presentata una riproduzione
fotografica. Dopo aver reperito notizie sulla vita del pittore e sul dipinto
scelto e scritto la sua relazione, Giulio ha perso ore a cercare l’immagine del
dipinto scelto, senza trovarla.
I problemi nell’affrontare un lavoro in modo sistematico sono accentuati dalle
difficoltà nel cercare l’aiuto del professore, di un compagno e, a volte, anche
dei genitori.
Se la mamma di Giulio non fosse intervenuta e gli avesse suggerito di scegliere
un dipinto di cui avesse già l’immagine, chissà quanto tempo ancora il ragazzo
avrebbe perso, senza pensare che ne avrebbe impiegato meno a rifare la
relazione. Il suo livello di ansia, nel frattempo, era arrivato a un punto tale,
che la madre gli consigliò di evitare di studiare la sua relazione e di
riposarsi. Fu così che Giulio, il giorno dopo, presentò il suo lavoro, ma non ne
sapeva esporre i contenuti.
I ragazzi AS hanno anche problemi di organizzazione “spicciola”, che si
trasformano, però, in cause di ansia per loro e di irritazione dei professori.
Per esempio, dopo aver svolto diligentemente un compito a casa, in classe, come
per magia, non riescono a trovarlo nel loro zaino. Passano minuti lunghissimi a
rovistare tra libri e quaderni, in preda ad una concitazione sempre più
frenetica, il professore si spazientisce e i compagni ridono. Forse con l’aiuto
di uno di loro, il ragazzo riuscirebbe a ritrovare il suo quaderno “nascosto” in
mezzo ad un libro.
Un adolescente AS spesso ha difficoltà a concentrare l’attenzione su più cose
contemporaneamente.
Aldo, ad esempio, è impegnato a copiare dalla lavagna i compiti assegnati. Non
riesce ad ascoltare l’insegnante che parla alla classe, dando informazioni
supplementari sulle modalità di svolgimento dei compiti. Ci riuscirebbe se prima
gli avessero fatto finire di scrivere. Così Aldo non riuscirà, una volta a casa,
ad eseguire “correttamente” il suo lavoro.
Problem solving
Quando un ragazzo AS è impegnato su un argomento che appartiene ad un’area che
fa parte di un suo “interesse speciale”, o che egli può riferire alla sua
esperienza, dimostra buone capacità di problem solving.
Ma, per molte altre cose, non è così.
Scolasticamente, può quindi accadere che uno studente AS non riesca a
comprendere un problema di matematica relativo alla spesa, al guadagno e al
ricavo di un commerciante di tappeti perché “ignaro” o poco “interessato” ad una
realtà così lontana dalla sua esperienza personale. Avrebbe forse bisogno di una
chiara spiegazione preliminare su come “funziona” il commercio.
La matematica e l’algebra, che comportano elevati livelli d’astrazione, sono a
volte incomprensibili ai ragazzi AS, a meno che queste materie non facciano
parte dei loro “interessi speciali”.
Anche il modo con cui sono formulate alcune domande, può inficiare la capacità
di rispondere correttamente, anche se lo studente sarebbe in grado di farlo.
Può persino succedere che una domanda implicita (“Calcolare l’area del
quadrato”) possa creare difficoltà ad uno studente “abituato” a rispondere a
domande dirette (“Qual è l’area del quadrato?”) e viceversa.
Nelle cose più pratiche, poi, le difficoltà di problem solving creano situazioni
in cui il ragazzo AS facilmente perderà il controllo.
Se l’autobus che lo studente prende normalmente per andare a scuola devia il
percorso per una causa improvvisa, egli, forse, non riuscirà a trovare tra le
strategie imparate per situazioni diverse (proseguire a piedi in caso di fermata
accidentale) una adatta all’occasione. Soprattutto se, come in questo caso,
richiede la capacità di cercare informazioni. Per un AS, infatti, chiedere
all’autista quale può essere la fermata più vicina a quella abituale, è un
ostacolo insormontabile.
Arrivato fortunosamente a scuola, gli sarà richiesta una giustificazione per il
suo ritardo, e questa sarà un’altra durissima prova. Andare dal preside o
spiegare davanti a tutta la classe cosa gli è successo (suscitando l’ilarità
generale) metteranno a repentaglio la sua capacità, faticosamente acquisita, di
andare a scuola da solo con l’autobus.
Generalizzazione
Collegata alla precedente, è la difficoltà per un ragazzo AS di riuscire ad
applicare le informazioni acquisite.
Essi spesso possono imparare informazioni, fatti, regole, procedure, ma non
sempre saranno in grado di usarle adeguatamente.
Questa difficoltà è connessa anche alla tendenza degli AS di interpretare
letteralmente le domande, alla loro preferenza verso la ripetitività, alla loro
difficoltà di astrazione.
Può succedere così che un insegnante si stupisca se un alunno AS, che ha
dimostrato una buona comprensione per una regola di geometria, ha difficoltà ad
applicarla in un problema pratico.
Ciò può accadere anche in altre materie, non necessariamente solo in quelle che
richiedono elevati livelli d’astrazione.
Marco si era preparato egregiamente per un compito scritto su Mozart. Si era
interessato alla sua musica e alla sua vita tormentata. L’insegnante trovò la
prova di Marco eccellente, ma non riuscì a spiegarsi perché non aveva risposto
alla domanda “Quale fu l’influenza del padre su Mozart?”. Marco, da parte sua,
si chiedeva come mai non avesse trovato informazioni sulla “malattia” del padre
di Mozart. Eppure aveva imparato tante cose sul padre di Mozart!
C’è da aggiungere che i ragazzi AS molte volte si “arrendono” di fronte ad una
difficoltà inattesa (o insistono ad affrontarla nella maniera sbagliata). Uno
studente “normale”, avrebbe tralasciato la parola “influenza” e si sarebbe
concentrato sulla parola “padre”. O avrebbe provato a chiedere chiarimenti ad un
compagno o al professore.
Ci sono poi materie scolastiche che, secondo l’accezione comune, non richiedono
forti doti d’astrazione, come la storia, la geografia economica e le cosiddette
scienze sociali. In realtà, per un AS, queste materie richiedono la capacità
d’immaginare realtà che non conoscono. Possono imparare dati, informazioni,
nomi, ma difficilmente riusciranno a “comprendere” concetti come lotta di
classe, sviluppo sostenibile, capitalismo di stato ecc.. Probabilmente essi
hanno tutti i dati e le informazioni necessarie a comprenderle, ma non sono in
grado di “tirare le somme”. La loro memoria meccanica potrà aiutarli a
raggiungere dei risultati scolastici accettabili o discreti, ma, per loro, tutto
rimarrà confuso e lontano.
Interessi speciali
L’abilità di molti soggetti AS di riuscire ad acquisire notevoli livelli di
competenza nelle aree di loro interesse (i c.d. “interessi speciali”), può
permettergli, a volte, di trasformarle in qualcosa di utile per la vita.
Per esempio, un’intensa passione per i fenomeni atmosferici, può essere
indirizzata verso un’attività professionale nella meteorologia.
A volte, però, l’“interesse speciale” è così assorbente da impedire al ragazzo
di impegnarsi a sviluppare altre competenze ed abilità.
Giovanni ha una vera e propria ossessione per i personal computer: ne conosce
tutti i modelli in commercio ed ha anche sviluppato una buona capacità di
usarli. Se qualcuno ha la malaugurata idea di dire “personal computer”, Giovanni
comincia a parlare freneticamente dell’argomento, quasi in preda ad un delirio.
I suoi genitori e i suoi insegnanti cercano di evitare di cadere sull’argomento,
per evitare simili atteggiamenti.
Sara, invece, ha un interesse c.d. “secondario” per i medesimi computer. Anche
lei adora parlarne, ma sa regolare questa sua “passione”. Sara potrà dedicarsi
più “normalmente” a questa passione, non tralasciando altri aspetti della vita
scolastica e altri interessi.
Un altro motivo per cui non sempre gli “interessi speciali” non sono
capitalizzabili per l’attività scolastica è la loro natura “individuale”.
Enrico ha una grande passione per la zoologia, ma è completamente disinteressato
alla botanica e ad altri rami collegati (la chimica, ad esempio). Ha deciso,
perciò, di non iscriversi all’Istituto di scienze ambientali che gli avevano
consigliato i suoi insegnanti delle medie.
A volte, inoltre, gli “interessi speciali” sono temporanei.
Il professore di storia di Daniele aveva accettato di impostare per lui un
programma individualizzato sugli antichi egizi, che erano in quel momento la sua
passione. Il programma doveva durare l’intero quadrimestre, ma fu sospeso quando
Daniele decise che l’antico Egitto non era più così interessante.
Linguaggio
Gli adolescenti AS hanno generalmente una buona struttura linguistica, con una
pronuncia chiara ed una sintassi corretta.
Molte volte, però, la loro voce ha un tono monotono, senza inflessioni. Questo
può essere causa di derisione da parte dei compagni nel caso, per esempio,
fossero invitati a leggere un brano ad alta voce.
Anche la loro tendenza ad interpretare letteralmente le espressioni verbali e la
loro difficoltà all’astrazione possono creare problemi scolastici, oltre a
quelli nelle dinamiche sociali.
CAPACITÀ MOTORIE
Molti AS hanno difficoltà nella manualità fine. La loro pessima grafia può
metterli in difficoltà nei compiti scritti, anche su argomenti in cui hanno alti
livelli di conoscenza.
Usare il compasso, la squadra o i pennelli può essere per un ragazzo AS
un’impresa titanica. O anche spogliarsi e rivestirsi per recarsi in palestra.
La motricità completa è un’altra area di difficoltà e può inibire la
partecipazione all’attività fisica, che è un importante ambito di
socializzazione.
Alcuni AS, poi, incontrano difficoltà nella visualizzazione degli oggetti nello
spazio. Essi possono non percepire dove si trovi “esattamente” un oggetto. A
cominciare dalla sedia del loro banco.
DEFICIT SENSORIALI
È stato recentemente documentato che i soggetti AS, hanno veri e propri
deficit in una o più delle 7 aree sensoriali (tatto, equilibrio, controllo del
proprio corpo, vista, udito, gusto, olfatto).
Infatti all’intensa, spesso dolorosa o disgustata, reazione a talune esperienze
sensoriali, si accompagnano reazioni emozionali “inadeguate” allo stimolo e che
possono tramutarsi in problemi d’apprendimento o di socializzazione.
I ragazzi AS non sono in grado di modulare la loro reazione a certi stimoli e le
loro “risposte” oscillano, drammaticamente, tra la passività e
l’ipersensibilità.
In un assembramento di studenti, all’uscita o all’entrata della scuola può
capitare di essere spintonati o urtati.
La madre di Luca, un giovane AS, aveva pregato Giovanna, una ragazza che abitava
nel loro palazzo e che suo figlio conosceva da molti anni e che frequentava la
sua stessa scuola, di fare con lui la strada verso casa. Ma ciò non era mai
accaduto. Luca, infatti, all’uscita “fuggiva” letteralmente dalla scuola, perché
non riusciva a tollerare il vociare dei suoi compagni e la possibilità di essere
urtato. Così egli si lasciò sfuggire l’occasione di coltivare un rapporto con
una coetanea.
Queste reazioni esasperate possono, inoltre, variare in base ai livelli di
stress e di ansia accumulati dal ragazzo.
Mangiare in mensa, ad esempio, può essere un’esperienza sconcertante. I rumori,
l’odore del cibo, i corpi che si sfiorano nella fila, tenere in equilibrio il
vassoio, cercare il buono nella tasca… è veramente troppo!
COMPORTAMENTO
Non tutti i ragazzi AS hanno problemi di condotta. Anzi, a volte, grazie al loro
autoisolamento, risultano particolarmente graditi ai professori che devono
vedersela tutti i giorni con 20/30 adolescenti che urlano, ridono,
chiacchierano, si lanciano oggetti, si muovono continuamente.
Ma succede che gli AS possano avere reazioni inaspettatamente violente. Sono le
loro sconnesse risposte ad un mondo che percepiscono come imprevedibile,
inesorabile, crudele.
Tutti i loro problemi, compresa l’ansia per un’interrogazione, l’incapacità di
reagire adeguatamente allo scherzo (o, peggio, al bullismo) e la frustrazione
per gli scarsi rapporti sociali, possono improvvisamente esplodere in un attacco
d’ira incontrollabile.
I “segnali” di un accumulo eccessivo di ansia o stress di un AS non sempre sono
riconoscibili da chi non ha molta esperienza con loro. Così essi raggiungono il
punto di “rottura” prima che gli altri possano accorgersi del loro disagio.
Paolo, un ragazzo AS con buoni risultati scolastici, riusciva a stupire i suoi
insegnanti per i suoi improvvisi accessi di collera. Uno di loro disse che erano
come “fulmini a ciel sereno”. E tutti si stupirono quando la madre di Paolo
elencò i suoi “segnali d’avvertimento”. Passarsi la mano nei capelli, leccarsi
le labbra, togliersi gli occhiali, volevano dire “Non ne posso più”.
È importante, inoltre, insegnare a questi ragazzi a riconoscere essi stessi i
loro “segnali”, in modo che riescano a controllarli. Talvolta, infatti, pare che
proprio l’insistenza di questi comportamenti alimenti i livelli di stress.
ATTENZIONE
Spesso, durante una lunga spiegazione dell’insegnante, un adolescente AS può
sembrare attento, ma non lo è.
Può distrarsi per l’ondeggiare dei capelli della compagna seduta davanti a lui,
per un moscone che cammina sul vetro della finestra e così via.
Può persino succedere che l’argomento proposto dall’insegnante scateni un “sogno
ad occhi aperti”.
Gloria sta ascoltando la lezione di geografia e, come tutti i suoi compagni, sta
osservando la cartina del Brasile sul libro di testo. Quando l’insegnante
comincia a parlare dell’assetto politico di questo paese, gli occhi di Gloria
sono ancora fissi sulla cartina e la sua mente è assorbita nella memorizzazione
di tutte le città brasiliane. Gloria ha uno “speciale interesse” per le cartine
geografiche!
SOCIALIZZAZIONE
Le grandi difficoltà per gli AS di stabilire rapporti sociali adeguati è
senz’altro la caratteristica che li accomuna e che riveste gli aspetti più
drammatici.
Durante l’adolescenza, questa caratteristica è fonte di gravi frustrazioni. Come
tutti i ragazzi, anche gli AS, infatti, ritengono importante la socializzazione
con i coetanei. Ma è proprio in quest’area che si concentrano le loro incapacità
più gravi!
L’interazione sociale è un “meccanismo” molto complesso e, negli adolescenti, è
fatta spesso di sottintesi, di comportamenti all’apparenza contraddittori, di
atteggiamenti, di modi di vestire. Insomma, è quasi più importante il “non
detto” che il “detto”.
E il “detto” risponde a regole sfuggenti, che non si imparano sui libri, come
l’analisi logica e grammaticale.
Le caratteristiche degli AS che provocano i loro “deficit sociali” possono
essere così indicati:
• Mancanza di comprensione dei segnali non verbali, come le espressioni del
viso, i gesti, i movimenti oculari. Ma in questa categoria è possibile
comprendere altri segnali molto importanti nell’adolescenza come il modo di
vestirsi. È così che un ragazzo AS perderà occasioni d’inserimento sociale.
Paolo non ha mai afferrato il significato degli sguardi che gli lancia la
ragazza che lavora in biblioteca, dove egli si reca spesso. Inutilmente lei
cerca il contatto oculare. E quando riesce ad incrociare lo sguardo di Paolo e a
sorridergli, egli la sfugge, forse anche nel timore che sia un “sorrisetto” di
derisione come quello di alcune sue compagne di classe.
Spesso, anche se armati delle migliori intenzioni di “fare amicizia”, gli
adolescenti AS appaiono goffi e spaesati.
Patrizia vorrebbe molto inserirsi nella conversazione di due sue compagne di
classe che parlottano nel corridoio durante la ricreazione, ma non riesce a
cogliere il momento opportuno. Finisce così per ronzare intorno a loro, fino a
che non suona la campanella.
• Difficoltà ad iniziare e mantenere una conversazione. Pur essendo a volte
estremamente “verbosi”, i ragazzi AS non conoscono le regole della
conversazione.
Eppure gli adulti che li conoscono sostengono spesso che sono conversatori
“competenti” e “informati”. Non si rendono conto che la loro età li rende
tolleranti verso la “stranezza” di certi argomenti di conversazione (gli
uragani, gli animali o altro) e verso l’incapacità di cambiare argomento.
Nel gruppo dei coetanei, questo modo di condurre la conversazione è poco
tollerato.
Quando i suoi compagni incontrano Lorenzo, fanno finta di non vederlo, per
evitare i suoi dotti monologhi sull’Egitto, che tanto affascinano la loro
insegnante di storia.
Ma anche se la competenza acquisita da un adolescente AS è relativa ad argomenti
più alla moda non è detto che vada meglio.
Sandro sta parlando con Carlo, un suo compagno “normale” e gli sta elencando con
competenza tutte le cose che sa sul gruppo musicale del momento. Ma quando
arriva Dario e comunica ai due un’“interessante pettegolezzo” sulla nuova
professoressa di scienze, Sandro cerca di ritornare al “suo” argomento, senza
accorgersi che i suoi compagni non desiderano più parlarne.
A volte poi le conversazioni sono complicate dal fatto che gli interlocutori
sono più numerosi e che ci sia un’atmosfera piuttosto concitata.
La classe di Federico sta aspettando sul marciapiede davanti alla scuola
l’autobus che li porterà in gita scolastica. Si formano due o tre capannelli di
ragazzi eccitati e impazienti. Federico si mette seduto sul marciapiede e si
isola volontariamente. Non sente neanche che lo chiamano per chiedergli con chi
vorrebbe stare in stanza.
• Tendenza ad interpretare le frasi e le parole in maniera letterale.
Tra i compagni di Fabrizio è diventata una divertente “abitudine” chiedergli
“Sai che ore sono?”, perché egli risponde “Sì”, chiedendosi perché gli altri
sghignazzino.
Giulio ha una passioncella per Sara, una sua graziosa compagna di classe. Un suo
cugino più grande gli ha “spiegato” che non bisogna essere “appiccicosi” con le
ragazze. E così Giulio non cerca mai di parlarle, anzi la evita accuratamente.
Con il risultato che tutti si accorgono della sua cotta e lo giudicano un vero
“imbranato”.
• Non avvertire che ciò che si dice ad una data persona può influire sui futuri
rapporti.
Maurizio, nel corso di una lezione di scienze, a proposito delle ghiandole
sudoripare, non mancò di sottolineare ad alta voce che il suo compagno di banco
emanava spesso un odore “veramente sgradevole”. Egli stava semplicemente
constatando un fatto, e si domandò come mai il ragazzo, il giorno dopo, chiese
di cambiare posto.
• Non comprendere altre “regole sottintese” ai complessi rapporti
adolescenziali, come, per esempio, non sapere come “vestirsi”, non riuscire ad
accettare lo scherzo o la canzonatura e, contemporaneamente, cadere vittima di
episodi di bullismo.
DEPRESSIONE
I ragazzi AS, difficile stupirsi, vanno incontro alla depressione più
frequentemente dei loro coetanei. Il motivo determinante è la consapevolezza
della loro inadeguatezza. Il loro livello d’autostima è basso e spesso tendono
ad incolparsi più del dovuto dei loro fallimenti e dei loro insuccessi
scolastici e sociali.
In più, proprio perché coscienti della loro “malattia”, essi si percepiscono
come “destinati” a compiere gli stessi errori.
Valerio era stato invitato ad una festa di coetanei. Egli era molto preoccupato
di come sarebbero andate le cose. Per aiutarlo a mitigare la sua ansia, i suoi
genitori esaminarono molto dettagliatamente con lui le possibili situazioni in
cui si sarebbe trovato e cosa doveva fare per riuscire a farvi fronte. Salutare,
porgere il regalo al festeggiato, invitare le ragazze a ballare, non parlare
sempre delle stesse cose, non andarsene troppo presto né troppo tardi…
Quando si presentò alla festa le cose andarono bene, finché, avvicinandosi al
tavolo dei rinfreschi con la massima disinvoltura di cui era capace, Valerio si
versò da bere. Riempito il bicchiere, un compagno lo urtò inavvertitamente, e la
bevanda finì sulla sua maglietta. Egli si sentì così umiliato che telefonò ai
genitori, chiedendo che lo venissero a prendere “subito”. Valerio non ha più
accettato inviti alle feste di classe, convinto che ciò che gli era accaduto
sarebbe successo di nuovo.
Il disagio per la loro condizione però non si tramuta facilmente nel
“cambiamento”. Gli adulti si chiedono spesso perché essi non riescano “a fare
tesoro dei loro errori” e, spesso, sono irritati dalla loro “cocciutaggine”.
Molto spesso i ragazzi AS vorrebbero cambiare, ma non sanno come fare. Il mondo
dei loro coetanei gli appare misterioso e contraddittorio, eppure,
drammaticamente, affascinante. L’unica soluzione possibile, può apparire loro la
fuga e l’autoisolamento, per evitare almeno nuove delusioni.
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