Un editore, una storia: qual è quella de Fratelli Frilli
Editori?
La Fratelli Frilli Editori nasce nell’aprile del 2000 da un’idea di Carlo e
Giacomo Frilli, con la pubblicazione de Il sindaco. L’avventura politica di
un medico, di Paolo Cornaglia Ferraris, autore già molto noto per i suoi
libri di denuncia sulla malasanità. Proprio la pubblicazione di libri di
inchiesta e denuncia è stata la vocazione che abbiamo scelto fin dai primi passi
della nostra avventura editoriale.
Abbiamo centrato il primo vero successo di vendite e i primi segnali di
interesse da parte della stampa con La Mala-Ricetta, un libro dove “un ex
informatore farmaceutico, anonimo e pentito” racconta come alcune case
farmaceutiche si procurino in maniera poco ortodossa, da medici compiacenti, le
prescrizioni dei propri farmaci, commettendo quello che in termini giuridici
viene chiamato "reato di comparaggio", e procurando ingenti danni economici al
Sistema Sanitario Nazionale, per non parlare dei danni alla salute dei pazienti
ai quali vengono prescritti farmaci sulla base della convenienza per il medico
piuttosto che sui loro reali bisogni. Credo sia stato questo libro che ha
cominciato a fare conoscere la nostra sigla a giornalisti e lettori. Un libro
che al di là del fatto editoriale ha avuto il grande merito di contribuire a
sollecitare maggiori controlli degli organi competenti, che hanno portato
proprio in questi giorni all’inchiesta su alcune multinazionali farmaceutiche.
E a distanza di quattro anni dalla prima pubblicazione, possiamo dire essere
ancora vivi ed in auge oggi. È di pochi giorni fa la pubblicazione su
Repubblica di un’intervista al nostro autore, che spiega come nella pratica
viene messo in atto il reato di comparaggio. E le indagini della magistratura
proseguono.
Poi, nel 2001, il G8. In quel luglio ci siamo rapidamente resi conto che solo la
nostra casa editrice a Genova poteva dar voce all’indignazione ed al
risentimento. Grazie anche alla nostra agile struttura, in brevissimo tempo,
insieme agli autori-testimoni, lavorando anche di notte, in meno di 15 giorni
dai fatti siamo riusciti a mandare in libreria in tutta Italia un libretto,
Le 4 giornate di Genova, che è rimasto in testa alle classifiche di vendita
delle librerie Feltrinelli per diverse settimane.
Da allora l’evoluzione della casa editrice ha subito un’accelerazione
assolutamente imprevedibile. Oggi l’offerta del nostro catalogo è più ricca ed
articolata. Abbiamo pubblicato 125 titoli, di cui 48 novità solo nei primi sei
mesi del 2004. Oltre alle collane di punta che trattano la saggistica, chiamate
Controcorrente, Contromercato e In movimento, sono nate
nuove collane. Adesso abbiamo un'ambiziosa Collana Storica articolata su
più fronti: tra storia a tutto campo e storia e tradizioni locali delle varie
Regioni, mentre si è rivelata felice l'intuizione della collana I Tascabili
Noir, tesa a dare spazio a nuovi e validi autori che non hanno faticato a
trovare un loro pubblico di affezionati. Proprio in questi giorni Bacci
Pagano. Una storia da carruggi di Bruno Morchio è diventato un piccolo best
seller a Genova, città nella quale il libro è ambientato, e siamo convinti possa
essere apprezzato anche nel resto d'Italia. Toni più leggeri sono quelli della
collana Ultimo Stadio dedicata allo sport, con l'intento di
sdrammatizzare e non dimenticare che il calcio è solo un gioco.
Per tornare ai libri di denuncia, il nostro long seller attualmente è
Qualcuno vuol darcela a bere di Giuseppe Altamore, un'inchiesta molto
accurata sul business delle acque minerali. Il libro è arrivato in meno di un
anno alla 5° ristampa, fornendo spunti e materiale per inchieste a noti
settimanali e trasmissioni televisive che hanno ulteriormente confermato il
successo del volume e il valore della nostra intuizione.
Proprio in questi giorni stiamo distribuendo un altro libro che risponde alla
nostra vocazione: Sangue e Affari, di Pino Pignatta e dell’avvocato
Stefano Bertone. Il libro racconta come negli anni a cavallo tra il 1978 e 1992
alcune multinazionali che producono emoderivati abbiano messo sul mercato
prodotti che sapevano, o avrebbero dovuto sapere, essere contaminati con virus
che possono provocare epatite C e/o AIDS, utilizzando sangue prelevato da
soggetti mercenari appartenenti a categorie a rischio. In questo modo, migliaia
di emofilici in tutto il mondo sono stati contagiati e gran parte di essi hanno
contratto queste terribili malattie.
In un mondo editoriale così affollato come desidera che si
distingua la sua casa editrice? Quali sono gli elementi di originalità del suo
progetto editoriale?
Siamo stati in alcuni casi definiti una casa editrice “contro”. Noi amiamo
definisci “per”; come ho detto prima, per dar voce a chi non ne ha. Questo
progetto la dice lunga: in una società civile attrezzata in tutte le sue
componenti un progetto del genere sarebbe addirittura ridicolo e privo di
qualsiasi riscontro di pubblico e commerciale. Di fatto riteniamo di vivere in
un paese dove la libertà di stampa è un fatto puramente teorico, perché in
effetti ognuno è effettivamente libero di dare alle stampe quanto ritiene
opportuno, ma nella realtà del mercato l’accesso ai media è difficilmente
raggiungibile da quanto non è omologato dai media stessi, i quali quasi sempre
rappresentano gli interessi di gruppi di opinione e ne sono i loro portavoce,
precludendo di fatto qualsiasi spazio a chi “rema contro”. E in Italia – come
ben sappiamo – tutto ciò inizia molto in alto: noi siamo l’unico paese al mondo
con un monopolio televisivo incentrato sullo stessa persona che – guarda caso –
è anche il leader politico che governa il Paese.
Siamo un Paese dove anche
l’opposizione si è arroccata su posizioni d’ostracismo ed intransigenza anche
nei confronti di chi esercita una critica “dall’interno”.
In questo panorama, dove l’informazione che passa è spesso solo quella voluta
dai diversi
gruppi di opinione in competizione tra loro, non si è riuscita a sviluppare in
Italia una vera
informazione indipendente. Non ci resta che contare su una società civile che si
mostra vivace
e che nonostante tutto ha la forza di continuare ad esprimere istanze critiche e
propositive.
Questa situazione, sicuramente negativa, crea però grande fermento tra coloro che
vogliono
“fare editoria indipendente”. Non è solo una sensazione, è ormai un dato preciso:
i piccoli
editori crescono.
Quale dei suoi libri le ha dato maggiori soddisfazioni e perché?
I libri a cui siamo più affezionati paradossalmente sono quelli che ci hanno
dato delle
delusioni. Li consideriamo come dei figli meno fortunati di altri, che
forse non hanno
funzionato anche per la nostra incapacità di proporli nella giusta maniera.
Uno per tutti: La signora dell’acero rosso, un libro che tratta un tema
delicato e controverso,
quello della sessualità nei portatori di handicap. Un libro di rottura che ha
avuto poca fortuna
in libreria ma che amiamo moltissimo.
Come immagina che sia il suo lettore ideale?
Il nostro lettore è per così dire "uno di famiglia". E quando, per qualche
motivo lo perdiamo di
vista – ci è già successo
– rischiamo di stampare e distribuire libri che
gratificano soltanto il
nostro ego. Pensare quotidianamente al nostro lettore è il nostro "marketing da
poveri".
Ma è al tempo stesso anche una bella marcia in più che abbiamo rispetto alle
grandi case
editrici, che individuata con complesse e costose ricerche di mercato una certa
fascia di lettori si limitano a confezionare un prodotto standard che
opportunamente cambiato è in un certo senso buono per tutte le stagioni. Salvo poi fare le svendite con i saldi
di fine stagione
ed individuare nuovi target di lettori a cui vendere più o meno lo stesso
prodotto di prima
riconfezionato nella maniera più opportuna per la nuova stagione.
Ci piace considerare il nostro piccolo "nucleo produttivo" (8 persone) come un spaccato della
società, con
tutte le sue energie, pulsioni e contraddizioni. Il nostro lettore ce lo
immaginiamo un po’ come
noi, gente comune fuori dagli schemi e dalle logiche di appartenenza. Gente
indipendente che
ama ricercare informazioni da sola, non soggetta al fascino dell'ultimo opinion
maker
televisivo.
Proprio in questi giorni, anche per cercare di stabilire un rapporto più stretto
con il nostro pubblico,
un punto d'incontro, abbiamo realizzato un nostro piccolo sogno rilevando a
Genova una
libreria, la Fratelli Frilli Librerie; visto che nel nostro delirio
d'onnipotenza speriamo sia solo la
prima di una lunga serie.
In Italia si legge poco: di chi è la colpa? Un po' anche delle case editrici?
Non è vero che si legge poco. Semmai si legge fin troppo, considerata la
qualità di quello che circola
nelle librerie e
nelle edicole. Ma si legge male. E chissà che un giorno non si colga
l'opportunità di poter
pubblicare "la Mala-Lettura", un libro di denuncia sui meccanismi perversi che in
Italia
producono tanto danno all'informazione, alla cultura ed alla lettura.
Forse, parafrasando qualcuno, sarebbe più opportuno che gli italiani leggessero
meno libri
inutili e sostituissero quel tempo sprecato nella lettura in sane passeggiate.
Ed anche se la nostra casa editrice rappresenta più o meno lo 0,001% del
fatturato del settore, gradirei che cominciassero con noi.
Invito quindi i lettori che sono rimasti delusi da un nostro libro a scriverci
manifestando le loro
opinioni e critiche. Sarebbe per noi una collaborazione preziosa. Anche per
questo ogni nostro
libro reca a fianco del frontespizio l'indicazione dei nomi di tutti coloro che
hanno lavorato
all’edizione. Perché ogni lettore possa esprimere le sue rimostranze ad una
persona in carne e
ossa e non ad un eventuale ufficio reclami, che tra l'altro, a differenza di
qualsiasi altra
azienda, nessuna casa editrice ha…
Quale pensa che possa essere il futuro dell'editoria in Italia e della sua casa
editrice
in particolare?
È difficile immaginare scenari a lungo termine. Per certo, a parer mio, nel
futuro prossimo il
settore non riuscirà a superare nessuna delle difficoltà che lo attanagliano,
perché le medicine
che sono state fin qui usate si stanno rivelando ogni giorno quasi più dannose
della malattia. E
troppi lettori sono usciti dalle librerie con il libro sbagliato e chissà quanti
ancora ne dovranno
uscire per soddisfare i bilanci delle grandi case editrici.
D'altra parte, parlo di editoria indipendente, ma occorre ricordare sempre che
il mercato lo
fanno i grandi editori. E le librerie, spesso, loro malgrado, sono costrette a
seguirli se non
vogliono chiudere. Perché purtroppo l'editoria indipendente, forte della sua
debolezza
congenita, non è assolutamente in grado di porsi come alternativa per nessun
libraio.
Probabilmente a medio termine vedremo accorpamenti di case editrici minori per
fatturato rispetto alle
grandi, che avranno bisogno di riempire in qualche modo quel serbatoio di idee
svuotato dalle
logiche di bilancio. Se ciò avverrà, indicherà chiaramente la voglia del settore
di risalire la
china. Per quanto riguarda la Fratelli Frilli Editori, il futuro della nostra
casa editrice non mi fa
dormire la notte, e non è una metafora.
Qualche idea ovviamente l'abbiamo, ma per certo sarà duro rimanere indipendenti
e piccoli,
vivendo quasi di giorno in giorno progettando titoli che non rientrano in una
logica di
marketing. Per concludere, posso solo affermare che la casa editrice vivrà fin
quando avrà
veramente qualcosa da dire ed i lettori ci daranno il loro riscontro.
Fortunatamente per tutti, il giorno che non avremo più niente di originale da
dire e da far
leggere, non avendo presupposti diversi per riuscire a sopravvivere, chiuderemo la
casa editrice. E in tal caso, forse, con lo stesso entusiasmo che oggi ci anima,
apriremo la pizzeria "Bella Genova", dove siete tutti invitati fin da oggi!